Ci ha pensato a lungo, in dubbio se rispondere a Giuseppe Conte o continuare a far finta di niente: la modalità che la segretaria del Pd preferisce per preservare l’unità del campo largo ancora in fase di cantiere. A metà pomeriggio, però, dinanzi all’offensiva della destra e all’ira degli altri partner progressisti, si è risolta a intervenire. A brutto muso, come mai prima.
«Non funziona così», replica Elly Schlein al leader 5S per interposto Tg3: «Prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito». Un brusco stop all’ex premier giallorosso, che domenica aveva annunciato, come se ci fosse già un’intesa: «Il nodo Kiev lo scioglieranno gli italiani» nei gazebo. Il contrario del percorso che si era invece stabilito. Ovvero, rivedersi tutti a settembre per definire insieme i punti-chiave, a partire dalla linea in politica estera. E poi, sulla base di questi, chiamare il popolo del cent…
Ci ha pensato a lungo, in dubbio se rispondere a Giuseppe Conte o continuare a far finta di niente: la modalità che la segretaria del Pd preferisce per preservare l’unità del campo largo ancora in fase di cantiere. A metà pomeriggio, però, dinanzi all’offensiva della destra e all’ira degli altri partner progressisti, si è risolta a intervenire. A brutto muso, come mai prima.
«Non funziona così», replica Elly Schlein al leader 5S per interposto Tg3: «Prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito». Un brusco stop all’ex premier giallorosso, che domenica aveva annunciato, come se ci fosse già un’intesa: «Il nodo Kiev lo scioglieranno gli italiani» nei gazebo. Il contrario del percorso che si era invece stabilito. Ovvero, rivedersi tutti a settembre per definire insieme i punti-chiave, a partire dalla linea in politica estera. E poi, sulla base di questi, chiamare il popolo del centrosinistra a scegliere il candidato alla presidenza del Consiglio.
Al Nazareno non è piaciuta affatto la sortita del leader cinquestelle sull’incrocio Ucraina-primarie: il Movimento, si sa, non voterà il sostegno militare a Kiev e pure in Europa ha posizioni antitetiche a quelle del Pd. Ma, se vuol stare dentro una logica di squadra, non può approfittare della postura «testardamente unitaria» di Schlein per imporre le sue ragioni contro gli alleati. Da qui la decisione di andare in tv per ribaltare la strategia contiana: se ognuno piazza le proprie bandierine, è il senso della breve intervista, si finisce come il centrodestra, che litiga su ogni dossier. Perciò è necessario definire prima un programma, attorno al quale ritrovarsi tutti. Road map condivisa con Avs, Iv e +Europa.
Una mina sulla costruzione dell’alternativa. La segretaria dem ne è consapevole, non a caso prova subito a disinnescarla, a circoscrivere l’incidente per chiuderlo in fretta. «Adesso non perdiamoci in discussioni tra di noi», avverte, «concentriamoci sui fallimenti di questo governo e sulle nostre proposte concrete», prosegue, citando la battaglia comune sul congedo paritario. Non vuole compromettere il progetto su cui lavora sin dall’inizio del suo mandato al Nazareno, la leader dem. Né offrire pretesti agli avversari che per tutto il giorno girano il coltello nelle difficoltà sue e del Pd. «Preoccupa l’assordante silenzio di Elly Schlein di fronte alle esternazioni filorusse di Giuseppe Conte», aveva attaccato al mattino il vicepremier e segretario forzista Antonio Tajani: «Ci dica se sta dalla parte del popolo ucraino o dalla parte di Putin. Se sta dalla parte della democrazia o dalla parte delle dittature. Se sta con l’Europa o contro l’Europa». La stessa grancassa suonata da Fratelli d’Italia e dalla Lega. Con Carlo Calenda a calarci sopra un carico da 90: «Mi pare che sia il momento di prendere atto che la linea politica di Conte è incompatibile con quella dei riformisti del Pd. Vengano con noi a costruire il polo europeista di centro», la sirena suonata dal leader di Azione.
Esattamente il film che, a caldo, avevano previsto tutti i progressisti. Indispettiti pressoché all’unanimità con l’alleato 5Stelle. E perciò decisi a spedirgli un messaggio chiaro. «Che ci siano posizioni diversi su alcuni temi è noto ed è normale all’interno di una coalizione. Ma le primarie, o le eventuali primarie, non possono diventare lo strumento che stabilisce il programma. Non siamo mica nel presidenzialismo», taglia corto il co-leader di Avs Nicola Fratoianni. «Piuttosto», prosegue amaro, «a settembre vediamoci per fare sintesi. Sennò di questo passo ci arriviamo dopo le politiche...». In sintonia con Angelo Bonelli: «A noi interessano i contenuti, non le persone. Prima decidiamoli insieme, poi il leader ne sarà l’espressione». Fissando tuttavia alcuni punti fermi, ribaditi da Riccardo Magi: «Una campagna elettorale sul disarmo di Kiev vuol dire armare Putin e allontanare una pace giusta. Non si può fare».
Dopodiché, si vada oltre perché le divergenze in una coalizione sono normali, ragiona Matteo Renzi: «Ci sono due idee di sinistra» come accade in tutto il mondo, a iniziare dagli Stati Uniti dove convivono «gli Obama e i Sanders, i Biden e le Ocasio-Cortez». Quindi, pur ribadendo di non condividere le idee di Conte, il capo di Iv esorta: «Facciamo le primarie e che vinca il migliore. Con un patto di ferro da sottoscrivere prima: il giorno dopo tutti insieme. Altrimenti non sono primarie ma è una presa in giro». Ci riusciranno? Il primo banco di prova ci sarà domani: sulle comunicazioni del ministro dell’Economia Giorgetti, le opposizioni alla Camera stanno lavorando a una risoluzione comune su difesa ed energia. Ma ora la strada si è fatta in salita.