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L’Europa sta con la Spagna: “L’emergenza è conclusa”. Frenata sui centri migranti

(reuters)

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Il commissario Brunner rassicura sulla crisi e pone l’accento sulla necessità di rafforzare le frontiere esterne. Guardia alta sul web e sui sistemi di allarme
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BERLINO – La crisi è finita, andate in pace. L’austriaco Markus Brunner è il commissario Ue agli Interni: ieri ha presieduto una riunione d’emergenza europea che non ha potuto che prendere atto che «nessuno ha attraversato il confine da Ceuta verso la Spagna» e che l’emergenza «è conclusa» grazie al tempestivo intervento del governo Sanchez. Dei 72mila migranti che avevano raggiunto l’exclave spagnola in Marocco la scorsa settimana, 70mila sono stati rimpatriati, ha fatto sapere Madrid. Anche se - a conferma di un episodio che sembra sempre più un evento pilotato - sui social pare sia ripartito il tam-tam per organizzare un nuovo ingresso in massa di migranti a Ceuta il prossimo 15 agosto.

Brunner, sottolineando che «l’integrità di Schengen…

BERLINO – La crisi è finita, andate in pace. L’austriaco Markus Brunner è il commissario Ue agli Interni: ieri ha presieduto una riunione d’emergenza europea che non ha potuto che prendere atto che «nessuno ha attraversato il confine da Ceuta verso la Spagna» e che l’emergenza «è conclusa» grazie al tempestivo intervento del governo Sanchez. Dei 72mila migranti che avevano raggiunto l’exclave spagnola in Marocco la scorsa settimana, 70mila sono stati rimpatriati, ha fatto sapere Madrid. Anche se - a conferma di un episodio che sembra sempre più un evento pilotato - sui social pare sia ripartito il tam-tam per organizzare un nuovo ingresso in massa di migranti a Ceuta il prossimo 15 agosto.

Brunner, sottolineando che «l’integrità di Schengen è stata preservata», ha ricordato anche che le richieste di asilo sono scese a livelli minimi in molti Paesi europei e ha cercato di rasserenare gli animi dopo giorni di spaccature e la tempesta in un bicchier d’acqua scatenata soprattutto dal governo Meloni. Che ha deciso di sospendere Schengen e di vergare una lettera di critiche alla Spagna che ha regolarizzato 500mila migranti. Una lettera che era stata sottoscritta da altri 21 Paesi, ma dalla riunione di ieri è trapelato che, uno dopo l’altro, i ministri dell’Interno hanno espresso la loro piena solidarietà alla Spagna. E Brunner ha dovuto persino ammettere che il presunto “effetto pull”, cioè l’effetto di attrazione di migranti dovuto alla sanatoria voluta da Sánchez, non c’è stato. Ma comunque, ha voluto aggiungere, «non è un buon segnale per la Ue».

Intanto la Ue ha provato comunque a dare un segnale di impegno per rafforzare le frontiere esterne. I ministri intendono «continuare a combattere incessantemente le reti di traffico di migranti, rafforzare i ritorni, rafforzare i confini dell’Ue, costruire partnership profonde con Paesi terzi e migliorare la lungimiranza», si legge nel comunicato dell’incontro. L’idea è quella di rafforzare i sistemi di allarme ai confini esterni e di controllare anche i social media - che hanno avuto un ruolo sostanziale nell’episodio di Ceuta.

Quanto alla discussione sugli hub voluta dall’Italia, dalla commissione Ue è arrivata una risposta tiepida. Brunner si è limitato a dire che «è legittimo» esplorare l’ipotesi, ma «è compito degli Stati membri che intendono farlo», ossia Paesi Bassi, Danimarca, Germania, Grecia, Austria e Italia. L’ipotesi che gli hub possano essere persino finanziati dalla Ue non è scontata: se ne parlerà nell’ambito delle discussioni sul prossimo Bilancio europeo. Per il commissario agli Interni, però, è anche importante che si lavori al concetto di Paese sicuro, «in base al quale la procedura di asilo può essere svolta al di fuori dell’Unione europea». L’austriaco ha distinto le iniziative europee dall’accordo tra Roma e Tirana bocciato dai giudici. «Il progetto Italia-Albania è diverso: è un progetto italiano. Ma, come sapete, cinque Stati membri, ora diventati sei, stanno lavorando insieme per discutere con Paesi terzi della creazione di hub per i rimpatri».

Restano i veleni tra Italia e Spagna, e ieri il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska è tornato a chiedere il riprisino di Schengen bollando la decisione di Roma come «totalmente priva di necessità e proporzionalità. Vediamo che succede, se ci sarà un ripensamento. Non c’è stato alcun rischio di movimento secondario, avendo Ceuta un regime speciale. E la stessa Frontex ha riferito che lo spazio Schengen non è mai stato a rischio». Quella della sospensione dell’accordo che regola la libera circolazione entro i confini europei resta una ferita e un triste precedente; Brunner ha ammesso che Bruxelles dovrà analizzare la questione, dovrà verificare se quella decisione unilaterale del governo Meloni sia stata «proporzionata» e se sarà «temporanea». Durante la riunione, però, Grande-Marlaska ha denunciato in generale «la mancanza di solidarietà» arrivata dall’Europa intera. Nella seduta a porte chiuse pare che il governo italiano, rappresentato da Matteo Piantedosi, abbia abbassato i toni verso Madrid: il ministro italiano si è accodato alle manifestazioni di solidarietà dei colleghi.

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