Prima il pranzo degli sherpa in via della Scrofa. Sul tavolo pizze, mozzarelle e la sospirata intesa sulle preferenze. Poi il vertice tra i leader a casa di Giorgia Meloni per blindare l’accordo. Saluti estivi non spensierati. Ai suoi ospiti – Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi – la premier ha rivolto un messaggio chiaro in vista dell’ultimo miglio della legge elettorale: «A settembre non fate scherzi». La presidente del Consiglio si è raccomandata anche di comunicare meglio sulla sicurezza in chiave anti-Vannacci. E ha chiesto di nuovo agli alleati una lista di priorità per la navigazione degli ultimi mesi. Un patto di legislatura per evitare sbandate.
A partire appunto dal Melonellum, da chiudere a settembre sia al Senato – entro il 15 – che alla Camera (con l’aiuto della fiducia). Per questo ieri, prima di raggiungere gli ombrelloni, i “titolari” del dossier si sono visti per un’ultima riunione. E dopo un’ora e mezza ne sono usciti con uno spin trionfante: «Il centrodes…
Prima il pranzo degli sherpa in via della Scrofa. Sul tavolo pizze, mozzarelle e la sospirata intesa sulle preferenze. Poi il vertice tra i leader a casa di Giorgia Meloni per blindare l’accordo. Saluti estivi non spensierati. Ai suoi ospiti – Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi – la premier ha rivolto un messaggio chiaro in vista dell’ultimo miglio della legge elettorale: «A settembre non fate scherzi». La presidente del Consiglio si è raccomandata anche di comunicare meglio sulla sicurezza in chiave anti-Vannacci. E ha chiesto di nuovo agli alleati una lista di priorità per la navigazione degli ultimi mesi. Un patto di legislatura per evitare sbandate.
A partire appunto dal Melonellum, da chiudere a settembre sia al Senato – entro il 15 – che alla Camera (con l’aiuto della fiducia). Per questo ieri, prima di raggiungere gli ombrelloni, i “titolari” del dossier si sono visti per un’ultima riunione. E dopo un’ora e mezza ne sono usciti con uno spin trionfante: «Il centrodestra trova l’intesa e proporrà anche al Senato l’emendamento presentato alla Camera per l’introduzione delle preferenze con una sola modifica per rafforzare maggiormente l’alternanza di genere, compresi i collegi uninominali del Trentino Alto Adige». È lo zuccherino offerto alle “franche tiratrici” che a Montecitorio hanno contribuito ad affossare – nel segreto dell’urna – le liste sbloccate. Da settimane la maggioranza fa filtrare l’impegno a rendere il meccanismo meno dannoso per le candidate. È la promessa che è stata fatta anche alla capogruppo di FI al Senato Stefania Craxi, sensibile all’argomento. E invece? Nell’incontro di ieri si è apparecchiato un nuovo bluff sull’alternanza di genere. Il correttivo sarà minimo. Lo schema di base è immutato rispetto a Montecitorio: capolista bloccato e tre preferenze da esprimere a crocette in un elenco di sei nomi. Nella scelta dei candidati al primo posto – quelli certi o quasi dell’elezione – non c’è nessun obbligo di prevedere una suddivisione equa tra uomini e donne. E continuerà a non esserci: per ora è stata scartata l’ipotesi di imporre che nessun sesso sia rappresentato oltre il 60% e meno del 40%. La micro-modifica pensata: se il capolista è uomo, il secondo nome in lista dev’essere quello di una donna. E viceversa. Ma c’è una differenza sostanziale: solo il primo è blindato, gli altri si giocano la partita assai più faticosa delle preferenze. Del resto con un equilibrio di genere più rigido FdI avrebbe rischiato di riportare a bordo FI e perdere la Lega.
I negoziatori del Melonellum - per FdI Giovanni Donzelli e Angelo Rossi, il ministro Roberto Calderoli e Andrea Paganella per la Lega, Antonio De Poli dell’Udc, Alessandro Colucci di Noi Moderati, Stefano Benigni, Alessandro Battilocchio e Roberto Rosso per FI – hanno ragionato anche di altre modifiche. Una è estetica: il capolista verrà distaccato con uno spazio dai nomi sotto per evitare che si prenda la crocetta (inutile). Le altre sono state vagheggiate e poi scartate. Gli azzurri avrebbero voluto rimuovere l’obbligo per i capilista di candidarsi sia nei listini plurinominali che nel listone del premio. Ma FdI ha posto dei dubbi di costituzionalità. Si è discusso anche del ballottaggio che vorrebbe il meloniano Marcello Pera: l’ipotesi è stata di nuovo esclusa per limiti tecnici. In testa: il rischio che le due Camere diano risultati diversi.