La linea garantista passa solo a metà. Il decreto legislativo che amplia i poteri di polizia sul riconoscimento facciale con l’intelligenza artificiale è stato approvato dal Consiglio dei ministri senza raccogliere le osservazioni più critiche mosse dalle commissioni parlamentari su spinta di Forza Italia. Il provvedimento, nel corso della riunione, è stato al centro di un ultimo acceso dibattito: il vicepremier Antonio Tajani e il ministro della Giustizia Carlo Nordio insistevano per affidare l’autorizzazione all’identificazione biometrica sempre al giudice per le indagini preliminari, mentre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il responsabile del Viminale Matteo Piantedosi difendevano il via libera del pubblico ministero, com’era già previsto nel primo testo. E come rimarrà, nella maggior parte dei casi. Nonostante un parere approvato in commissione Giustizia e Affari costituzionali della Camera – dopo una lunga mediazione degli azzurri – chiedesse a…
La linea garantista passa solo a metà. Il decreto legislativo che amplia i poteri di polizia sul riconoscimento facciale con l’intelligenza artificiale è stato approvato dal Consiglio dei ministri senza raccogliere le osservazioni più critiche mosse dalle commissioni parlamentari su spinta di Forza Italia. Il provvedimento, nel corso della riunione, è stato al centro di un ultimo acceso dibattito: il vicepremier Antonio Tajani e il ministro della Giustizia Carlo Nordio insistevano per affidare l’autorizzazione all’identificazione biometrica sempre al giudice per le indagini preliminari, mentre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il responsabile del Viminale Matteo Piantedosi difendevano il via libera del pubblico ministero, com’era già previsto nel primo testo. E come rimarrà, nella maggior parte dei casi. Nonostante un parere approvato in commissione Giustizia e Affari costituzionali della Camera – dopo una lunga mediazione degli azzurri – chiedesse al governo di far autorizzare il riconoscimento facciale in tempo reale (previsto dall’articolo 8) da un «giudice competente anziché dal procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto». Indicazione ignorata. Piantedosi e Mantovano avrebbero difeso l’impianto originario, comparando l’identificazione biometrica alle intercettazioni preventive, anch’esse gestite dall’accusa.
I forzisti – appoggiati da via Arenula – sarebbero però riusciti a inserire l’obbligo di autorizzazione del gip nel controverso articolo 10, che permette la raccolta preventiva e la memorizzazione per sette giorni dei dati biometrici – tratti del viso e scansione dell’iride – di tutte i cittadini che attraversano luoghi con esigenze di ordine pubblico: per esempio, la piazza di una manifestazione, uno stadio o una stazione metropolitana. E tuttavia la norma, tra le più contestate dai giuristi perché non allineata al regolamento Ue di riferimento, rimane.
Il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, nella conferenza stampa dopo il Cdm, ha sottolineato il «doppio controllo umano» nell’utilizzo di questi strumenti di indagine: «Non c’è nulla di automatico affidato all’IA». Per le opposizioni non basta: «Alla destra – dice la dem Anna Ascani – interessa solo agitare la sicurezza come arma di propaganda e andare verso uno Stato di polizia, anche violando i Regolamenti Ue».