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Borsellino e il Quirinale: Msi lo votò ma in un solo scrutinio, non fu mai il candidato del partito

Paolo Borsellino

 

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Gli archivi smentiscono le parole del capogruppo FdI Bignami secondo cui il magistrato fu scelto come candidato missino alla presidenza nel 1992, quando fu eletto Scalfaro
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Un padre costituente e un eroe civile, Oscar Luigi Scalfaro e Paolo Borsellino, scagliati contro le opposizioni dopo il no della maggioranza alla richiesta di acquisire le chat tra Delmastro e Caroccia. “Se la sinistra non avesse scelto Scalfaro come presidente della Repubblica, invece del giudice antimafia che noi del Msi volevamo – è in sintesi il j’accuse di Galeazzo Bignami, presidente dei deputati FdI, che scatena il putiferio a Montecitorio – Borsellino sarebbe qui con noi a combattere le battaglie buone e giuste”. Due memorie importanti trascinate giù nell’arena. E una bugia.

Il fact checking sulle parole del capogruppo meloniano racconta qualcosa di molto diverso. Quarantasette voti, e un solo tentativo, innanzitutto. Fu all’epoca Gianfranco Fini, leader del Msi, a chiedere un voto di testimonianza. Si trattava dell’undicesimo scrutinio del Parlamento, nel maggio del 1992: il giorno era il 19, purtroppo un numero che sigillerà anche il massacro, avvenuto esattamente sessanta g…

Un padre costituente e un eroe civile, Oscar Luigi Scalfaro e Paolo Borsellino, scagliati contro le opposizioni dopo il no della maggioranza alla richiesta di acquisire le chat tra Delmastro e Caroccia. “Se la sinistra non avesse scelto Scalfaro come presidente della Repubblica, invece del giudice antimafia che noi del Msi volevamo – è in sintesi il j’accuse di Galeazzo Bignami, presidente dei deputati FdI, che scatena il putiferio a Montecitorio – Borsellino sarebbe qui con noi a combattere le battaglie buone e giuste”. Due memorie importanti trascinate giù nell’arena. E una bugia.

Il fact checking sulle parole del capogruppo meloniano racconta qualcosa di molto diverso. Quarantasette voti, e un solo tentativo, innanzitutto. Fu all’epoca Gianfranco Fini, leader del Msi, a chiedere un voto di testimonianza. Si trattava dell’undicesimo scrutinio del Parlamento, nel maggio del 1992: il giorno era il 19, purtroppo un numero che sigillerà anche il massacro, avvenuto esattamente sessanta giorni dopo, il 19 di luglio dello stesso anno, in via D’Amelio. Un voto “simbolico”, ha confermato tre anni fa il presidente del Senato Ignazio La Russa, che in quella legislatura era alla sua prima esperienza da parlamentare. Il Movimento sociale italiano contava cinquanta eletti, sedici senatori e trentaquattro deputati. Non votò più, né negli scrutini precedenti, né in quelli successivi (Scalfaro fu eletto solo al sedicesimo scrutinio), il magistrato come capo dello Stato.

Ma c’è di più: Borsellino, come hanno ricordato ieri anche diversi parlamentari anziani, non accettò mai ufficialmente la candidatura del Msi, e tenne a ribadirlo lo stesso magistrato in una intervista, poco prima che la mafia eseguisse la sua sentenza a morte. Quello dei rapporti tra l’integerrimo giudice e il mondo politico-culturale dell’allora Movimento sociale è però un tema che torna ciclicamente, mescolando – e inquinando – fatti reali con presunte amicizie costruite ex post.

Borsellino era stato collega all’Università di alcuni giovani che avrebbero avuto posti di rilievo nel movimento missino. Uno di questi era Guido Lo Porto, a lungo deputato ed esponente di spicco del partito. Ma i tentativi di dipingerli come amici è stato duramente respinto dalla famiglia in tempi anche recenti. Al punto che Lo Porto, oggetto di dichiarazioni severe da parte di Salvatore Borsellino durante un’inchiesta di Report dello scorso febbraio, in cui l’ex politico missinio veniva collegato alla cosiddetta ''pista nera'' relativa alle stragi del 1992 e accusato perciò di essere l'amico che ''tradì'' Paolo Borsellino, dichiarò di aver denunciato la trasmissione e lo stesso fratello della vittima per “le gravi calunnie”.

Più personale sembra essere stato il rapporto tra Borsellino e Giuseppe Tricoli, detto Pippo, storico e docente universitario, che fu vicinissimo in gioventù ad Alfredo Cucco (parlamentare fascista, e sottosegretario alla Cultura popolare nella Repubblica Sociale Italiana) e che aveva conosciuto il giudice negli anni dell’impegno al Fuan. Poche ore prima di esser ucciso, in quella feroce domenica di luglio, Borsellino era stato con lui nella villa di Carini. Un dettaglio che in ogni commemorazione di Tricoli – di recente lo stesso ministro Musumeci – la destra non manca di ricordare. A cristallizzare quel legame usato come bandiera. Persino ieri, nella bagarre e tra le proteste di Montecitorio, mentre il no della destra stoppava quelle acquisizioni richieste dai pm antimafia di Roma.

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