La difesa spacca il campo largo. Il primo partito a sfilarsi è Italia viva, poi è la volta dei riformisti dem. La risoluzione presentata da Pd, M5S e Avs in risposta alle comunicazioni del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sull’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per le spese in difesa ed energia, non viene votata da Camera e Senato ma i contrasti si manifestano ugualmente.
Il partito di Matteo Renzi infatti ne deposita una con +Europa di Riccardo Magi, che invece viene messa ai voti, e lo stesso vale per quella di Azione. Alla Camera i deputati del Pd, Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle, Virginio Merola, Nicola Carè e Piero Fassino, si astengono su quella di Azione e votano a favore degli impegni per il Safe contenuti nella risoluzione di +Europa e Iv, a favore dei fondi Safe per andare verso la difesa europea e confermando il sostegno anche militare all’Ucraina «contro l’invasione fascista e imperialista di Putin», dice Magi.
Ma se fosse stata messa in votazione la risoluzione del campo largo non l’avrebbero votata. E questo lo hanno detto chiaramente sin dal mattino. Le indicazioni del Pd erano invece di astensione su quella di Iv e +Europa e no ai documenti di Azione, maggioranza e Futuro nazionale. I contenuti del testo, firmato da Pd, M5S e Avs, sono dinamite per i partiti di opposizione. Dopo un lungo confronto, anche tra i leader, si decide di sottolineare nella premessa la necessità di «riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato e scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello Stato, nonché attivarsi per superare il piano di riarmo degli eserciti nazionali». Inoltre viene messa in evidenza l’esigenza di «perseguire una strategia che punti alla sovranità e indipendenza energetica e che metta gli Stati membri al riparo dagli effetti destabilizzanti indotti dalle guerre».
I riformisti avevano annunciato il loro voto contrario qualora fosse passata la linea contenuta nel testo: no riarmo, no Safe, no spese militari e Nato. Giuseppe Conte, uscendo dall’Aula, a chi gli chiede se si possa parlare di una sua vittoria sulla segretaria del Pd, Elly Schlein, risponde che «non c’è alcuna vittoria, qui si parla di politica, non è una gara».
I regolamenti parlamentari evitano il voto perché la risoluzione decade non essendo inerente alla proposta del governo, ma «se si fosse votata, comunque non l’avrei sostenuta. Il testo resta non condivisibile», dice l’ex ministro dem Lorenzo Guerini. Ci si sposta a palazzo Madama e qui il senatore dem Filippo Sensi lo dice in modo secco: «Se la metteranno ai voti, noi non voteremo la risoluzione comune delle opposizioni». Marco Grimaldi di Avs spiega: «Nella nostra risoluzione lo diciamo: uno scostamento di bilancio si può fare solo se rivolto verso le classi popolari di questo paese». Nella dichiarazione di voto, Conte sostiene che «M5S voterà no contro il riarmo. Lo scostamento si può fare, ma non chiedeteci un euro per le armi». E segna una cesura con Italia viva e +Europa.