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La premier e l’avviso agli alleati: “Niente sparate sulla manovra”

(ansa)

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Appello per il patto di fine legislatura, ma leghisti e forzisti già preparano la loro lista. Il ministro dei Trasporti: “Tassare le banche”
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«Non fate sparate sulla legge di bilancio». Più che un diktat, quella di Giorgia Meloni è una prece. «Perché è l’ultima manovra prima del voto. E stavolta ci giochiamo tanto». La premier ha rivolto questo invito, ieri l’altro, ad Antonio Tajani e Matteo Salvini, convocati sul fare della sera nella sua villa al Torrino, Roma Sud, per quello che formalmente era un saluto di mezza estate, prima delle vacanze d’agosto, e che più prosaicamente è stato il tentativo di stringere i bulloni di una macchina, quella del centrodestra, che dopo quasi quattro anni di governo gira a vuoto su troppi temi. Davanti agli alleati - c’era anche il capo di Noi moderati, Maurizio Lupi - la presidente del consiglio ha fatto capire che per l’ultima manovra prima delle elezion non può andare in scena lo stesso film degli anni passati. Quando, come in realtà capita quasi sempre, la finanziaria si è trasformata in una corrida scombiccherata, un coro di voci stonate su un mucchio di temi.

«Non fate sparate sulla legge di bilancio». Più che un diktat, quella di Giorgia Meloni è una prece. «Perché è l’ultima manovra prima del voto. E stavolta ci giochiamo tanto». La premier ha rivolto questo invito, ieri l’altro, ad Antonio Tajani e Matteo Salvini, convocati sul fare della sera nella sua villa al Torrino, Roma Sud, per quello che formalmente era un saluto di mezza estate, prima delle vacanze d’agosto, e che più prosaicamente è stato il tentativo di stringere i bulloni di una macchina, quella del centrodestra, che dopo quasi quattro anni di governo gira a vuoto su troppi temi. Davanti agli alleati - c’era anche il capo di Noi moderati, Maurizio Lupi - la presidente del consiglio ha fatto capire che per l’ultima manovra prima delle elezion non può andare in scena lo stesso film degli anni passati. Quando, come in realtà capita quasi sempre, la finanziaria si è trasformata in una corrida scombiccherata, un coro di voci stonate su un mucchio di temi.

Meloni teme un agosto già elettorale e vuole invertire il canovaccio rispetto agli anni passati. «Stavolta prima cerchiamo di capire quanti soldi avremo in cassa. Poi annunciamo le proposte». A Palazzo Chigi serpeggia più di una speranza: che dopo l’estate l’Italia possa uscire dalla procedura d’infrazione Ue sui conti pubblici. Obiettivo che Giancarlo Giorgetti, con la premier, contava di centrare già tre mesi fa, invece è stato rimandato a settembre. Si attende il ricalcolo. Si vedrà.

Il problema, per la premier, è che i partiti hanno già pronte nel cassetto una sfilza di proposte. E al solito i desideri abbondano, mentre i conti hanno la cattiva abitudine di dover tornare. Tajani già due settimane fa ha riunito lo stato maggiore del partito che si occupa di questioni economiche, proprio per capire su quali capitoli puntare le fiches. Lo stesso vicepremier ha coniato lo slogan social: «Meno tasse, meno tasse, meno tasse». Alessandro Cattaneo, capo dei dipartimenti di FI, spiega che le iniziative più sentite sono tre: «L’abbassamento dell’aliquota Irpef al 33% per i redditi fino a 60mila euro, anziché 50mila come oggi». Misura che già da sola costa circa 2 miliardi. Poi «la detassazione della tredicesima o degli straordinari». Altri due miliardi minimo. E una misura più simbolica, ma sentita dagli azzurri: «Detrazioni fiscali per le spese veterinarie». Nel pacchetto ci sarebbe anche un’altra richiesta: azzerare, almeno per i redditi medio bassi, il bollo auto. Ma anche i forzisti si fanno poche illusioni: costerebbe 6 miliardi, chi li trova?

Il Carroccio non è da meno. I cavalli di battaglia sono quelli già sventolati in questi anni. E ora che siamo quasi agli sgoccioli della legislatura, è l’auspicio, dovranno trovare più concretezza del passato: una rottamazione delle cartelle esattoriali più larga, qualcosa sulle pensioni, aumento dei militari in strada (30mila, contro i 6.800 di oggi), una flat tax al 15% fino a 100mila euro per le partite Iva. E a proposito: dentro il Carroccio mugugnano contro il ministro degli Affari Ue, il meloniano Tommaso Foti, tacciato di non avere ancora ottenuto deroghe sulla flat tax da Bruxelles. Meloni, come noto, ha proposto un «patto di fine legislatura» con i soci di maggioranza. Poche proposte, con la promessa di portarle a casa. Ma con le elezioni alle porte, non sarà facile trovare la quadra. Anche se sulla data del voto, davanti agli alleati, la premier non si è sbilanciata: ha ipotizzato un paio di date, 4 e 11 aprile, aggiungendo però che la legislatura potrebbe concludersi a settembre ‘27. «Vedremo quale sarà il quadro». E a quanto sarà arrivato Vannacci.

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