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Bianchi, da Atreju all’affare da 100 milioni

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Il titolare della JC Electronics ha frequentato gli appuntamenti di partito e finanziato FdI. Oggi è testimone in commissione
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La nuova promessa è arrivata ieri. A rilanciarla, come ormai accade puntualmente quando si parla di JC Electronics, è stata la deputata di Fratelli d’Italia Alice Buonguerrieri: «Conte rinunci all’immunità e si faccia giudicare, visto che un’azienda ha annunciato che lo querela». L’azienda è naturalmente la JC Electronics. Che con le querele ha una certa dimestichezza: negli ultimi anni diversi tra quelli che si sono occupati della società senza condividerne le ricostruzioni si sono ritrovati destinatari di denunce o iniziative legali.

Ma chi è Dario Bianchi, proprietario e fondatore della JC, diventato uno dei principali accusatori della gestione Conte della pandemia? È un imprenditore della provincia di Roma. La sua JC Electronics Itali…

La nuova promessa è arrivata ieri. A rilanciarla, come ormai accade puntualmente quando si parla di JC Electronics, è stata la deputata di Fratelli d’Italia Alice Buonguerrieri: «Conte rinunci all’immunità e si faccia giudicare, visto che un’azienda ha annunciato che lo querela». L’azienda è naturalmente la JC Electronics. Che con le querele ha una certa dimestichezza: negli ultimi anni diversi tra quelli che si sono occupati della società senza condividerne le ricostruzioni si sono ritrovati destinatari di denunce o iniziative legali.

Ma chi è Dario Bianchi, proprietario e fondatore della JC, diventato uno dei principali accusatori della gestione Conte della pandemia? È un imprenditore della provincia di Roma. La sua JC Electronics Italia ha sede a Colleferro, è stata costituita nel 2014, ha un capitale sociale di 500 mila euro e poco più di una decina tra dipendenti e collaboratori. Prima del Covid si occupava soprattutto di commercio all’ingrosso di materiale elettrico per impianti industriali, apparecchiature elettroniche per telecomunicazioni e materiale antinfortunistico. Nel 2020 fatturava 4,351 milioni di euro.

Poi arrivano le mascherine. Bianchi ha raccontato alla Commissione Covid che tutto cominciò con un foglio A4 lasciato alla reception della Protezione civile. «Fummo contattati il 17 marzo 2020». Il giorno dopo la JC ottiene la commessa che cambierà la storia dell’azienda e, sei anni più tardi, porterà alla transazione da oltre cento milioni firmata dal governo. Ma il 2020 è importante anche per un’altra ragione. Quello stesso anno la JC Electronics finanzia Fratelli d’Italia con 800 euro. Una cifra minima, ma che qualcosa evidentemente racconta.

Anche perchè il rapporto politico negli anni successivi diventa decisamente più visibile. Bianchi comincia a frequentare le iniziative del partito, viene invitato alle convention, partecipa agli appuntamenti sulla gestione della pandemia ed è presente anche ad Atreju. Parallelamente diventa uno dei testimoni più importanti della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, voluta dalla maggioranza per indagare sulla gestione Conte. Viene ascoltato due volte. E non dice però che cinque mesi prima quella causa era stata chiusa attraverso la transazione da oltre cento milioni. Bianchi ha sempre respinto qualsiasi lettura politica. Sul finanziamento a FdI ha precisato a Repubblica che all’epoca «non ero amministratore della società» e sulla transazione sostiene che sia stata «di estremo vantaggio per lo Stato». E incidentalmente anche per la sua società.

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