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Fronte del Nord e statuto, Salvini frena i lombardi. Resa dei conti nella Lega

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Direttivo regionale riunito fino a notte con il leader. Le istanze del governatore Fontana e di Romeo. Il ministro: resto ai Trasporti
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Una smentita che non smentisce. Matteo Salvini, arrivando nella sede del partito in via Bellerio, allontana le voci di un annuncio il mese prossimo ma non quelle di un ritorno al Viminale. Il 20 settembre, a Pontida, non sarà ufficializzato il passaggio: «Con 250 miliardi di euro di cantieri aperti e tante cose da fare, dalla Lombardia alla Sicilia, le mie giornate sono piene. Poi il mio obiettivo è vincere le elezioni l’anno prossimo con il centrodestra e con una Lega sopra il 10%». Poi aggiunge: «Se me lo chiederanno, io al Viminale ci sono stato, so come funziona e ci torno volentieri».

Questo riguarda il fronte esterno, gli equilibri tra alleati e le ambizioni del leader. Sul fronte interno invece il direttivo della Lega lombarda, convoca…

Una smentita che non smentisce. Matteo Salvini, arrivando nella sede del partito in via Bellerio, allontana le voci di un annuncio il mese prossimo ma non quelle di un ritorno al Viminale. Il 20 settembre, a Pontida, non sarà ufficializzato il passaggio: «Con 250 miliardi di euro di cantieri aperti e tante cose da fare, dalla Lombardia alla Sicilia, le mie giornate sono piene. Poi il mio obiettivo è vincere le elezioni l’anno prossimo con il centrodestra e con una Lega sopra il 10%». Poi aggiunge: «Se me lo chiederanno, io al Viminale ci sono stato, so come funziona e ci torno volentieri».

Questo riguarda il fronte esterno, gli equilibri tra alleati e le ambizioni del leader. Sul fronte interno invece il direttivo della Lega lombarda, convocato in un pomeriggio rovente quando manca una settimana al ferragosto, quasi tutti presenti e pochi da remoto, discute per oltre tre ore.

Sono riuniti i dirigenti e segretari locali, il coordinatore regionale Massimiliano Romeo, il governatore lombardo Attilio Fontana e i ministri Roberto Calderoli e Alessandra Locatelli. Salvini sa che sullo sfondo c’è la creazione di un’associazione del Nord che, stufa di un partito romano centrico, potrebbe presto strutturarsi. E infatti, nel fiume di interventi, c’è chi dice che le decisioni dovrebbero essere più collegiali perché l’uomo solo al comando non funziona più. Contro l’insistenza del fronte del Nord, i responsabili più vicini a Salvini attaccano apertamente Romeo e Fontana: accusati di un assedio sempre più pericoloso e di remare contro la linea del leader.

Nella discussione, a tratti animata, finisce anche la bozza di statuto di un nuovo partito liberale e federalista, inoltrata da Fontana in una chat interna, di cui fa parte anche Salvini. Il governatore lombardo si sarebbe giustificato dicendo di averla ricevuta e diffusa per mettere tutti in allerta su un progetto che, se vero, rivela i mal di pancia esistenti tra amministratori e militanti.

Salvini non rompe, è disposto a cedere qualcosa purché questa associazione culturale non sia il preludio di una scissione modello Vannacci. Prima di entrare aveva detto che non ci sarebbe stata, durante la riunione, una resa dei conti. Poi la scena è stata diversa. Il segretario si è impegnato ad ascoltare i territori dicendo che è sempre utile e istruttivo. A rafforzare la squadra, coinvolgendo di più i sindaci e ad essere più duri quando al governo gli alleati ostacolano le battaglie leghista.

Il fronte del Nord resta in stato d’allerta. L’accusa di aver abbandonato la Lombardia rimane. Il vicepremier risponde ricordando «i 30 miliardi di cantieri solo qui» e cita le due opere dell’alta velocità Milano-Venezia e Milano-Genova». Ma per i nordisti è comunque ancora troppo poco.

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