Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. È il celebre motto reso immortale da John Belushi in Animal House a ispirare la strategia di Giorgia Meloni nella crisi diplomatica con Pedro Sanchez.
In stretto contatto con i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e degli Esteri Antonio Tajani dalle spiagge della Maddalena dove è in vacanza con la figlia Ginevra, la presidente del Consiglio chiede di seguire con attenzione l’andamento dei flussi in entrata e uscita dalla Spagna, ma senza arretrare di un millimetro. Anzi, semmai serve più intransigenza: poiché quella di Madrid è «una ritorsione» contro Roma — è il senso del premier-pensiero — se la Moncloa vuole l’escalation sarà Chigi a guidarla. A ogni azione corrisponderà una reazione finché non saranno loro a cedere. Allontanando l’ipotesi, su cui la Farnesina sottotraccia stava già lavorando, di accorciare lo stop a Schengen intorno a Ferragosto. A meno che non intervenga una sorta di “disarmo” bilaterale. Tentato ieri, …
Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. È il celebre motto reso immortale da John Belushi in Animal House a ispirare la strategia di Giorgia Meloni nella crisi diplomatica con Pedro Sanchez.
In stretto contatto con i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e degli Esteri Antonio Tajani dalle spiagge della Maddalena dove è in vacanza con la figlia Ginevra, la presidente del Consiglio chiede di seguire con attenzione l’andamento dei flussi in entrata e uscita dalla Spagna, ma senza arretrare di un millimetro. Anzi, semmai serve più intransigenza: poiché quella di Madrid è «una ritorsione» contro Roma — è il senso del premier-pensiero — se la Moncloa vuole l’escalation sarà Chigi a guidarla. A ogni azione corrisponderà una reazione finché non saranno loro a cedere. Allontanando l’ipotesi, su cui la Farnesina sottotraccia stava già lavorando, di accorciare lo stop a Schengen intorno a Ferragosto. A meno che non intervenga una sorta di “disarmo” bilaterale. Tentato ieri, ma con esiti ancora incerti, dal commissario Brummer.
Ma andiamo con ordine. Non appena il governo iberico comunica ufficialmente a Bruxelles il ripristino dei controlli alla frontiera per i viaggiatori provenienti dall’Italia, motivandola con la necessità di monitorare «la pressione migratoria sulla rotta del Mediterraneo centrale che interessa l’Italia» con potenziali ripercussioni «sull’ordine pubblico e sulla sicurezza interna», Meloni va su tutte le furie e concerta la contromossa. La Farnesina, parlando esplicitamente di risposta alla «ritorsione del governo Sanchez», attiva l’assistenza consolare per gli italiani in transito o residenti in Spagna. Un passo non banale poiché rientra nel più ampio protocollo di “protezione consolare” in genere utilizzato per tutelare le nostre comunità all’estero in caso di calamità naturali, guerre o altri eventi drammatici.
Azione e reazione, dunque. A pesare, due considerazioni. La prima: mentre sospendere Schengen e reintrodurre i controlli sui cittadini extra-Ue aveva una sua ratio dopo i fatti di Ceuta, estenderli anche ai comunitari in tutti i porti e gli aeroporti, come ha fatto Sanchez, è una misura «sproporzionata e ingiustificata», spiegabile solo con «le difficoltà che lui ha nel suo Paese». Tanto più alla luce dell’informativa — e qui interviene la seconda considerazione — arrivata fresca fresca dal Viminale: in meno di 48 ore sono stati fermati e respinti al nostro confine 15 extracomunitari irregolari provenienti dalla Spagna — raccontano — persone cioè prive dei documenti necessari per entrare in Italia. Fieno nella cascina della linea oltranzista, che potrebbe fungere da alibi perfetto: se da qui a metà agosto si ripeteranno episodi analoghi, sarà la prova che il governo Meloni aveva ragione e si andrà dritti al primo settembre, senza alcun ripensamento. Ma è una valutazione che si farà a ridosso di Ferragosto. Non prima. La pressione dell’Unione europea, che sta facendo di tutto per far rientrare la crisi, non può essere ignorata.
Il commissario per gli Affari interni lo ha detto chiaro: la reciproca mossa italo-spagnola, volta a controllare cittadini di Paesi terzi, rappresenta una ferita profonda nell’unità dell’Europa, convinta che l’immigrazione illegale sia una «sfida comune da affrontare insieme», non un terreno di battaglia tra capitali di colore politico diverso. «La fiducia tra gli Stati membri è la nostra risorsa più preziosa», insiste Magnus Brunner nella telefonata — diffusa alla stampa — ai ministri dell’Interno dei due Paesi, Grande-Marlaska e Piantedosi. Un’interlocuzione che fa ben sperare Bruxelles, preoccupata per l’esito di uno scontro che rischia di allargarsi. «Entrambi hanno confermato che i controlli alle frontiere interne sono temporanei», ha provato a stemperare l’austriaco. Consapevole che minare l’accordo di Schengen sarebbe un colpo mortale al cuore dell’Europa. Per questo serve battere, anche, sul rafforzamento delle frontiere esterne, Ceuta compresa. A patto che Giorgia e Pedro smettano di farsi la guerra. Che va oltre i migranti, è tutta politica.