Romeo: “Lega senza futuro se rinnega le sue origini. Una squadra per la guida”
di Serena RiformatoMassimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, e il segretario Matteo Salvini
Massimiliano Romeo, segretario lombardo della Lega e capogruppo al Senato, di mettere la polvere sotto il tappeto non ha voglia: «Se andasse tutto bene nel partito, forse non avremmo fatto un direttivo regionale il 7 di agosto». Tutto bene invece non va, e nella riunione di venerdì sera quattro ore di interventi l’hanno ricordato a Matteo Salvini: «Il segretario voleva ascoltare i territori senza filtri ed è stata una buona idea: infatti non gli è stato nascosto che ci sono dei problemi».
Quali?
«Il più importante è il calo costante di consensi».
Si è parlato di un cambio di leadership?
«Nel dibattito sono arrivate diverse proposte costruttive come quella di presentarci alle prossime elezioni politiche come squadra».
Cosa vuol dire?
«È necessario valorizzare di più le figure che in questo momento hanno maggiore credibilità agli occhi dell’opinione pubblica e un feeling forte con gli elettori, ovvero i nostri governatori».
L’elefante nella stanza: Luca Zaia dovrebbe avere un ruolo più …
Massimiliano Romeo, segretario lombardo della Lega e capogruppo al Senato, di mettere la polvere sotto il tappeto non ha voglia: «Se andasse tutto bene nel partito, forse non avremmo fatto un direttivo regionale il 7 di agosto». Tutto bene invece non va, e nella riunione di venerdì sera quattro ore di interventi l’hanno ricordato a Matteo Salvini: «Il segretario voleva ascoltare i territori senza filtri ed è stata una buona idea: infatti non gli è stato nascosto che ci sono dei problemi».
Quali?
«Il più importante è il calo costante di consensi».
Si è parlato di un cambio di leadership?
«Nel dibattito sono arrivate diverse proposte costruttive come quella di presentarci alle prossime elezioni politiche come squadra».
Cosa vuol dire?
«È necessario valorizzare di più le figure che in questo momento hanno maggiore credibilità agli occhi dell’opinione pubblica e un feeling forte con gli elettori, ovvero i nostri governatori».
L’elefante nella stanza: Luca Zaia dovrebbe avere un ruolo più centrale?
«Lui come gli altri presidenti di regione in carica, ribadisco».
Uno dei quali, Attilio Fontana, ha pubblicato in una chat lo statuto di un nuovo Partito liberale federalista italiano. Si prepara una scissione?
«Nel direttivo non si è discusso di niente del genere, ma è chiaro a tutti che vi siano delle sensibilità e delle necessità di rappresentare certi interessi territoriali».
È quello che farà la nuova associazione dei “nordisti” del partito? Lei ne sarà parte?
«Potrebbe certamente essere un veicolo di consensi e di idee utili al dibattito interno».
Anche Roberto Vannacci ha iniziato da un’associazione per poi fondare la sua forza politica…
«Ho già ripetuto più volte che del nostro ex collega non voglio più parlare».
Torniamo alle istanze territoriali, allora. A una cena a casa di Antonio Angelucci, editore e vostro deputato, Salvini ha detto “basta Nord e il partito dei nostalgici”. Lei come l’ha presa?
«Non mi risulta si sia espresso in questi termini. In ogni caso, da parte mia, non c’è nessuna “operazione nostalgia”. Sono nel movimento dal 1992, avevo 21 anni. Ho questa certezza: non c’è futuro per una Lega che rinnega le proprie origini».
In concreto cosa va fatto?
«L’urgenza è mettere al centro la questione settentrionale, che è più attuale che mai. Un recente studio di Bankitalia ha messo in evidenza che dal 2011 ad oggi il Nord ha perso capacità di spesa molto di più che nel resto del paese. Ci troviamo di fronte ad un Nord più povero che spende meno e che fatica ad essere competitivo».
Temete contestazioni a Pontida?
«Diversi segretari provinciali hanno più che altro espresso preoccupazione sul coinvolgimento dei militanti. Perché vada bene e ci sia grande partecipazione penso serva proprio un segnale forte che in tanti aspettano».
E quale? L’annuncio di un ritorno di Salvini al Viminale?
«Indubbiamente può rappresentare un’opportunità di rilancio per il movimento. Ma credo che servano messaggi di rinnovamento più decisi. Va bene parlare di immigrazione e sicurezza. Ma non può bastare. Dobbiamo fare nostri anche altri temi. A partire dalle questioni economiche: meno tasse, salari in base al costo della vita, le pensioni, le fatiche delle piccole e medie imprese».
Vuol dire che non conviene alimentare una competizione a destra con Vannacci, com’è accaduto nelle ultime settimane?
«Noi guardiamo solo a noi stessi. In ogni caso mi pare che a destra lo spazio politico sia già occupato in modo militarizzato».
Ma quindi come siete rimasti?
«Sono state poste delle questioni e le vacanze saranno un’ottima occasione per riflettere. C’è stato un bel confronto che può essere utile al segretario per capire che serve un autentico cambiamento».