Massimiliano Cencelli è morto, fu il padre del famoso “manuale” di spartizioni politiche
di Miriam Di PeriÈ morto a Roma ieri pomeriggio Massimiliano Cencelli, aveva 90 anni. Funzionario della Democrazia Cristiana degli anni '60, è stato un artigiano del potere, divenuto celebre per il manuale che prese il suo cognome, il “Manuale Cencelli”. In realtà un'espressione giornalistica riferita all'assegnazione di ruoli politici e governativi ad esponenti di vari partiti o correnti in proporzione al loro peso. Un 'manuale' entrato anche nel linguaggio politico. Ancora oggi, a distanza di decenni, è citato persino nei testi universitari e soprattutto, quando si devono distribuire incarichi, ministeri, presidenze o responsabilità rispettando equilibri e pesi diversi.
Il suo è ancora oggi uno dei cognomi più autorevoli nelle segreterie politiche, eppure non è mai entrato in Parla…
È morto a Roma ieri pomeriggio Massimiliano Cencelli, aveva 90 anni. Funzionario della Democrazia Cristiana degli anni '60, è stato un artigiano del potere, divenuto celebre per il manuale che prese il suo cognome, il “Manuale Cencelli”. In realtà un'espressione giornalistica riferita all'assegnazione di ruoli politici e governativi ad esponenti di vari partiti o correnti in proporzione al loro peso. Un 'manuale' entrato anche nel linguaggio politico. Ancora oggi, a distanza di decenni, è citato persino nei testi universitari e soprattutto, quando si devono distribuire incarichi, ministeri, presidenze o responsabilità rispettando equilibri e pesi diversi.
Il suo è ancora oggi uno dei cognomi più autorevoli nelle segreterie politiche, eppure non è mai entrato in Parlamento, né in un consiglio regionale o comunale. Ci provò al Comune di Roma con la Margherita di Francesco Rutelli, nel 2005, ma forse senza la necessaria convinzione. Per decenni, fino al collasso della Dc, è stato un semplice funzionario di partito. Ma più importante di ministri e sottosegretari: se quegli esponenti politici stavano (e stanno ancora oggi) seduti sulle loro poltrone, era soltanto grazie alle regole che Cencelli aveva scritto in un manuale mai pubblicato. La sua carriera è rimasta quella del dirigente partitico, attento a fare in modo che gli equilibri tra le diverse correnti della Dc reggessero. Il “manuale” è stato lo strumento ideato per far funzionare gli ingranaggi, dapprima all’interno della Balena Bianca, successivamente nei rapporti di forza tra alleati.
Si iscrisse alla Democrazia Cristiana nel 1954 e ne diventò funzionario negli anni seguenti, in particolare, lavorando al fianco del democristiano Adolfo Sarti, negli anni ‘70 più volte ministro della Repubblica e sottosegretario dopo esser stato eletto nel 1958, per la prima volta deputato nelle liste della Dc.
"Più dei leader del partito, Cencelli è sempre rimasto nella cronaca, non ne è mai uscito e mai ne uscirà – lo ricorda Gianfranco Rotondi, ex segretario della Dc, oggi deputato di FdI - Il suo capolavoro fu un manuale tanto celebrato, quanto paradossalmente mai pubblicato”.
Per Osvaldo Napoli, della direzione nazionale di Azione, “Cencelli ricordò alla Dc che l'essenza del potere in democrazia è data dai suoi limiti e dal loro rispetto. Meglio ancora: quel potere, attribuito dagli elettori, non è una conquista e neppure il bottino di una guerra, è invece lo strumento da usare con parsimonia per rispondere alle esigenze del Paese e far crescere, con il benessere materiale, nuovi spazi di democrazia e di libertà. Esattamente l'opposto di quanto vediamo in questa stagione di bipolarismo gladiatorio e muscolare, proclamato con strepiti quotidiani per coprire la sua inconcludenza".
Il sindaco di Benevento e leader NdC, Clemente Mastella, lo saluta così: "Addio Massimiliano, con la tua intelligenza politica comprendesti che era necessario valorizzare tutte le sensibilità politiche e un'alleanza era tale solo nel rispetto reciproco. Il tuo 'manuale' era un distillato di grammatica politica applicata".