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Rifiutati i primi 12 richiedenti asilo. Tutte le falle del nuovo patto Ue

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Nei primi sette mesi dell’anno quasi 2.000 sono arrivati dalla Somalia, paese con cui non esiste accordo per il rimpatrio
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Quante Abdirisaq (così si chiama la giovane migrante “zero” che segna la nuova era dei respingimenti in Italia di chi è sbarcato sulle nostre coste ed è riuscito a raggiungere altri Paesi europei) potrebbe rimandarci indietro la Germania nei prossimi mesi? E sarà solo il governo di Berlino o magari anche la Francia o altri, tra i 27 che vogliono un’Europa dai confini blindati, decideranno di non tollerare più quei movimenti secondari di migranti che negli ultimi anni l’Italia ha lasciato liberi di superare le Alpi?

Il Viminale si fa scudo dell’accordo che l’8 dicembre scorso, in sede di Consiglio Ue degli Affari interni ed esteri, ha di fatto azzerato il contenzioso sui cosiddetti “dublinanti” ( circa 60.000) prevedendo un bilanciamento con la mancata solidarietà dell’Europa a fronte dei 340.000 ingressi irregolari avvenuti in Italia da quando c’è il governo Meloni. E dunque, secondo il ministero dell’Interno, l’Italia non deve riprendersi nessun migrante.

Ma questo riguarda il pregre…

Quante Abdirisaq (così si chiama la giovane migrante “zero” che segna la nuova era dei respingimenti in Italia di chi è sbarcato sulle nostre coste ed è riuscito a raggiungere altri Paesi europei) potrebbe rimandarci indietro la Germania nei prossimi mesi? E sarà solo il governo di Berlino o magari anche la Francia o altri, tra i 27 che vogliono un’Europa dai confini blindati, decideranno di non tollerare più quei movimenti secondari di migranti che negli ultimi anni l’Italia ha lasciato liberi di superare le Alpi?

Il Viminale si fa scudo dell’accordo che l’8 dicembre scorso, in sede di Consiglio Ue degli Affari interni ed esteri, ha di fatto azzerato il contenzioso sui cosiddetti “dublinanti” ( circa 60.000) prevedendo un bilanciamento con la mancata solidarietà dell’Europa a fronte dei 340.000 ingressi irregolari avvenuti in Italia da quando c’è il governo Meloni. E dunque, secondo il ministero dell’Interno, l’Italia non deve riprendersi nessun migrante.

Ma questo riguarda il pregresso. Dal 2026 la musica cambia. E viene fuori che dalla prima valutazione della Commissione europea del 15 luglio, a circa un mese dall’avvio delle nuove regole, l’Italia risulta inadempiente per il mancato riavvio dei trasferimenti e il rifiuto delle prime 12 richieste.

Difficile se non impossibile azzardare numeri ma di certo quel nuovo Patto Ue Asilo e Migrazione che l’Italia ha fortemente voluto presenta diverse falle e, paradossalmente, rischia di tramutarsi in un boomerang per il governo Meloni. Non fosse altro perché impegna l’Italia al più alto numero di procedure accelerate di frontiera (almeno 16.000 il primo anno) e ai conseguenti rimpatri. Impresa sostanzialmente proibitiva se si considera che, sebbene in notevole crescita, in tutto il 2025 l’Italia è riuscita a rimandare a casa 6.772 persone, appena il 10% degli sbarcati. E, nel 2026, per il Viminale non sarà facile raggiungere l’obiettivo dei 10.000 rimpatri. Anche perché i flussi, come la storia insegna, cambiano sempre. E quest’anno, ad esempio, la seconda nazionalità tra i migranti approdati sulle nostre coste è quella somala, non compresa nella lista dei Paesi sicuri. Nei primi sette mesi dell’anno sono già quasi 2.000 le persone arrivate dalla Somalia, uno degli Stati con il più alto riconoscimento di protezione internazionale e con cui non esiste alcun accordo di rimpatrio. Dunque, i somali che sbarcano sulle nostre coste nella quasi totalità dei casi rimarranno in Italia e, se verranno trovati in altri Paesi europei verranno rispediti indietro.

Perché se è vero che il nuovo Patto Ue sostituisce il vecchio regolamento di Dublino, il pilastro su cui poggia ( e cioè la responsabilità nella gestione delle domande di asilo dei Paesi di primo ingresso) rimane centrale. Gli altri Paesi europei avranno l’obbligo della solidarietà (sotto forma di redistribuzione o di contributo economico) ma per avere la solidarietà il Paese di primo ingresso deve rispettare tutti i nuovi obblighi. A cominciare dalle tempistiche assai più stringenti e impegnative nello stesso tempo: la responsabilità dello Stato di sbarco sui richiedenti asilo si allunga, da 12 a 20 mesi e l’eventuale respingimento in Italia di chi verrà lasciato andare altrove sarà possibile per i successivi tre anni. Non solo: il trasferimento dei “dublinanti” nello Stato competente diventa più rapido: basta una notifica tramite Eurodac e il Paese destinatario non può rifiutare.

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