✕

Germania, lo stupore di Meloni: il governo accusa le Ong tedesche

(afp)

Ascolta l'audio

Berlino conferma: riaccogliete chi è sbarcato da voi. Il Viminale: prima le compensazioni. Contatti tra Palazzo Chigi e la Cancelleria. Gelo di FdI su Merz. Anche l’Ue richiama l’Italia
2 minuti di lettura

ROMA - Dopo la fragorosa crisi diplomatica con Madrid, Giorgia Meloni vorrebbe evitare strappi anche con la Germania di Friedrich Merz, che in teoria è considerato un leader «amico», persino in sintonia con Roma sulle politiche migratorie: è entrato nel gruppo capeggiato da Italia e Danimarca che si riunisce prima dei summit brussellesi, proprio per discutere d’immigrazione. Ecco perché l’ultima sortita dell’esecutivo tedesco ha spiazzato la premier: come anticipato ieri da Repubblica, la Germania non intende fare sconti al nostro Paese. E vuole rispedire in Italia i migranti «secondari», quelli cioè arrivati nei land tedeschi dopo il primo approdo nello Stivale. Linea confermata ieri dal portavoce del ministero dell’Interno di Berlino, dicastero a guida Csu: «I rientri devono essere operativi, è una condizione imprescindibile, ci aspettiamo che vengano effettuati verso l’Italia e la Grecia». La Commissione europea non commenta la disputa, ma già lo scorso 15 luglio aveva inviato all’…

ROMA - Dopo la fragorosa crisi diplomatica con Madrid, Giorgia Meloni vorrebbe evitare strappi anche con la Germania di Friedrich Merz, che in teoria è considerato un leader «amico», persino in sintonia con Roma sulle politiche migratorie: è entrato nel gruppo capeggiato da Italia e Danimarca che si riunisce prima dei summit brussellesi, proprio per discutere d’immigrazione. Ecco perché l’ultima sortita dell’esecutivo tedesco ha spiazzato la premier: come anticipato ieri da Repubblica, la Germania non intende fare sconti al nostro Paese. E vuole rispedire in Italia i migranti «secondari», quelli cioè arrivati nei land tedeschi dopo il primo approdo nello Stivale. Linea confermata ieri dal portavoce del ministero dell’Interno di Berlino, dicastero a guida Csu: «I rientri devono essere operativi, è una condizione imprescindibile, ci aspettiamo che vengano effettuati verso l’Italia e la Grecia». La Commissione europea non commenta la disputa, ma già lo scorso 15 luglio aveva inviato all’Eurocamera un duro report sui migranti dei movimenti secondari. Lodando gli sforzi di Grecia e Spagna, mentre per l’Italia registrava annotazioni critiche: dall’entrata in vigore del nuovo patto migranti, il 12 giugno, 8 paesi ci hanno chiesto di riaccogliere 12 migranti. Ma nessuno è rientrato. La Commissione avverte l’esecutivo che «uno Stato ricevente non può rifiutare un trasferimento e deve proporre una data alternativa» per farlo. Da qui l’invito «a rimuovere gli ostacoli, interrompendo le pratiche che finora hanno impedito i trasferimenti».

Meloni è in una strettoia. Ai piani alti di FdI se la prendono sottovoce con Merz, che sarebbe mosso «da ragioni elettorali», uno «sfoggio di muscoli» per arginare l’avanzata dell’Afd, «in Sassonia» in particolare. Sono in realtà le stesse critiche rivolte dalla Spagna a Meloni su Ceuta. Ognuno ha il suo Vannacci. La sponda della Germania però è cruciale per Meloni, molto più di quella con la Spagna. Dopo ore tribolate e contatti informali tra Palazzo Chigi e la cancelleria tedesca, il governo ha deciso di tenere il punto. Fonti del Viminale hanno fatto sapere che considerano «azzerati» tutti i presunti “dublinanti” (i migranti secondari, disciplinati dal trattato di Dublino) «arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026». Sul “condono” è d’accordo pure Berlino, che con Roma ha sottoscritto un accordo nel dicembre scorso. I problemi sono due. Il primo: la Germania ha fretta, vuole che ripartano subito i trasferimenti. Il governo italiano al contrario frena: per il Viminale, prima «dovrà necessariamente operarsi una “compensazione” che prenda in considerazione i migranti sbarcati sul nostro territorio ad opera di imbarcazioni di Ong che battono bandiera di paesi europei. E la maggior parte sono proprio tedesche». Oltre la stoccata alle organizzazioni umanitarie teutoniche, a Palazzo Chigi traducono così: non riprenderemo indietro alcun migrante, se prima non sarà allestito il meccanismo di «solidarietà» europeo. Le «compensazioni», appunto. Nessun trasferimento in blocco, né subito.

L’altro punto di attrito con la Germania riguarda la durata del “condono” per il pregresso. Berlino intende rispedire in Italia i migranti che sono arrivati subito dopo la firma di quell’intesa, cioè dicembre 2025. Per Roma invece quell’intesa si allungherebbe fino al 12 giugno, quando è entrato in vigore il nuovo patto. Ecco perché sarebbe «prematuro immaginare che ci siano delle persone che, arrivate in Italia dopo tale data, siano attualmente in altri paesi». Ballano 6 mesi di vuoto. Un vulnus che inghiotte anche il caso della prima cittadina somala che la Germania vorrebbe riconsegnare all’Italia all’alba del prossimo 19 agosto: era arrivata in Assia il 31 marzo. Per Roma, non ci sono le condizioni per l’espulsione.

Leggi i commenti