Non si muove dal centro e punta al “pareggione”, convinto che alle prossime politiche il Terzo polo sarà decisivo per formare un qualunque governo. Ergo: «Ai riformisti che stanno fuori e dentro il Pd dico: venite con noi prima di ritrovarvi Giuseppe Conte capo dei progressisti e candidato a Palazzo Chigi», lancia l’amo Carlo Calenda, segretario di Azione.
Ma la nuova legge elettorale non rende complicato questo scenario?
«Al contrario. Nessuno riuscirà a raggiungere la soglia del 42% che fa scattare il premio di maggioranza. Avremo un Vannacci meno forte di quel che si pensi fuori dall’alleanza di centrodestra, il filorusso Di Battista fuori dal centrosinistra e il nostro polo liberaldemocratico. Sarà una corsa a cinque in uno schema di proporzionale puro: alla fine l’unica strada sarà formare in Parlamento un governo europeista che abbia un baricentro centrale».
Ma con chi?
«Con quelli che sono già in maggioranza nella Ue: il Pd; una FI a tendenza Marina e non Tajani che è sottome…
Non si muove dal centro e punta al “pareggione”, convinto che alle prossime politiche il Terzo polo sarà decisivo per formare un qualunque governo. Ergo: «Ai riformisti che stanno fuori e dentro il Pd dico: venite con noi prima di ritrovarvi Giuseppe Conte capo dei progressisti e candidato a Palazzo Chigi», lancia l’amo Carlo Calenda, segretario di Azione.
Ma la nuova legge elettorale non rende complicato questo scenario?
«Al contrario. Nessuno riuscirà a raggiungere la soglia del 42% che fa scattare il premio di maggioranza. Avremo un Vannacci meno forte di quel che si pensi fuori dall’alleanza di centrodestra, il filorusso Di Battista fuori dal centrosinistra e il nostro polo liberaldemocratico. Sarà una corsa a cinque in uno schema di proporzionale puro: alla fine l’unica strada sarà formare in Parlamento un governo europeista che abbia un baricentro centrale».
Ma con chi?
«Con quelli che sono già in maggioranza nella Ue: il Pd; una FI a tendenza Marina e non Tajani che è sottomesso a Meloni; i centristi dislocati nei due poli; più noi».
C’è un problema: l’aritmetica. Per governare serve una maggioranza.
«Si creerà, non c’è alternativa per affrontare la tempesta che si sta addensando sulle nostre teste. Con tre guerre in corso, Meloni ha scelto il conflitto con l’Europa, una roba da matti, mentre Schlein non riesce a resistere ai diktat di M5S e Avs».
Il suo mini-polo non rischia di essere velleitario? Come fa Azione, con il 3%, a diventare decisivo?
«Sono pronto a scommettere che la nostra coalizione — di cui fanno parte anche Picierno, la fondazione Einaudi, i libdem di Marattin — farà meglio del ’22. Non ci possiamo permettere di confermare questo governo che, per paura di Vannacci, sta dando uno spettacolo indegno: lo scontro con la Spagna è da asilo Mariuccia. Né averne uno pro-Mosca a trazione Conte, che vuole la resa ucraina: quando Putin attaccherà un Paese baltico — perché lo farà — starà al suo fianco».
È la stessa critica di Gentiloni, che tuttavia non si sogna di uscire dal Pd, convinto si debba condizionare l’alleanza progressista da dentro. Questa prospettiva non la tenta?
«Per noi un’alleanza con i 5S non è mai esistita. Il campo largo è un’accozzaglia che non ha alcuna possibilità di governare il Paese. Anche perché o Conte fa il premier, oppure — e l’abbiamo sperimentato con Draghi — scatenerà la guerra civile nella maggioranza. Già oggi il Pd è succube degli ex grillini, basta guardare l’ultima risoluzione e quel che accade tutti i giorni in Parlamento».
Non teme che la quarta gamba centrista possa prosciugarvi?
«No perché abbiamo un’identità chiara, europeista e pro-riarmo. In più non si capisce cosa succede tra Onorato, Ruffini, Magi e Renzi, mi pare un grande caos. Perciò a fine ottobre noi riuniremo tutti i soggetti del Terzo polo per provare a rimettere la politica in mano agli adulti: sfilarla a una Meloni che fa le ripicche contro Sánchez e a un Conte che dice che Putin e Zelensky li mette d’accordo lui. Ridicolo».
Ma alle primarie non è detto che vinca Conte, la favorita è Schlein.
«Io penso invece sia un rischio molto significativo. A quel punto che cosa faranno i riformisti del Pd quando ricomincerà coi soldati russi, i superbonus, il Rdc e tutte le cavolate che abbiamo già visto? E se Conte non vince, quanto durerebbe un governo Schlein? Le farebbe il Vietnam, per non dire di Renzi, ancora più inaffidabile».
Il programma, da scrivere prima delle primarie, non vincolerà tutti i candidati premier?
«Sono sicuro che lì dentro il sostegno anche militare all’Ucraina non ci sarà, visto che è la ragion d’essere del M5S e la sua differenza col Pd. Certo, si può scegliere di chiudere gli occhi. Ma se Conte si impunta, Schlein — che per quattro anni si è inchiodata alla formula testardamente unitaria — non potrà far altro che andare avanti con le primarie, a rischio di schiantarsi».
Ma in caso di pareggio, Azione entrerebbe in un governo guidato da Schlein o da Conte?
«No. Sarebbe un governo pericoloso per la tenuta dei conti e per quella internazionale. Pericoloso tanto quanto un bis di Meloni».
Perciò spingerete per un governo di responsabilità nazionale?
«Sì, formato da europeisti o almeno con una leadership europeista. Tra partiti che pensano che vada costruita un’Europa federale e una difesa comune. L’importante è scongiurare un esecutivo formato dagli attuali schieramenti: una sciagura per l’Italia».
E se il campo largo scegliesse un nome terzo candidato premier?
«Sarebbe la soluzione migliore, ma non vedo come Schlein o Conte possano fare un passo indietro. Magari ci fosse Gentiloni, ma non credo che ci sarà».
In questo caso, potreste rientrare in coalizione?
«Porremo sempre le nostre condizioni. Ma potremmo dialogare con Gentiloni candidato premier».