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Meloni e premier danese all’Ue: no a immigrazione incontrollata. Sì agli hub migranti in Paesi terzi

La premier italiana Giorgia Meloni e quella danese, Mette Frederiksen

 
Il “messaggio congiunto all'Europa”, sui social, della presidente del Consiglio e Frederiksen. Per gestire i flussi clandestini, insistono, “bisogna realizzare centri di rimpatrio o altre soluzioni innovative al di fuori dell'Europa”
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Giorgia Meloni e la premier danese, la socialdemocratica Mette Frederiksen, insieme su Instagram per mandare un “messaggio congiunto all'Europa” e dire no a “un'immigrazione incontrollata” che ha “impatti negativi” sulle società. Le due premier, uniche donne in Europa alla guida dei loro paesi, come rimarcano nel messaggio, dicono di voler “condividere alcune riflessioni sul futuro dell'Europa, sulla sicurezza dei suoi cittadini e sulla necessità di difendere i nostri valori e il nostro modo di vivere”, come scrive poi Meloni su Facebook.

Nel loro messaggio, riconoscono che la loro collaborazione, in quanto leader provenienti da forze politiche differenti potrebbe suscitare interrogativi ("certamente non siamo d'accordo su tutto”, scrivono) ma assicurano che la loro convergenza ha una motivazione condivisa, ossia quella di “difendere l'Europa”. “E ora cosa possiamo fare di più? Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori de…

Giorgia Meloni e la premier danese, la socialdemocratica Mette Frederiksen, insieme su Instagram per mandare un “messaggio congiunto all'Europa” e dire no a “un'immigrazione incontrollata” che ha “impatti negativi” sulle società. Le due premier, uniche donne in Europa alla guida dei loro paesi, come rimarcano nel messaggio, dicono di voler “condividere alcune riflessioni sul futuro dell'Europa, sulla sicurezza dei suoi cittadini e sulla necessità di difendere i nostri valori e il nostro modo di vivere”, come scrive poi Meloni su Facebook.

Nel loro messaggio, riconoscono che la loro collaborazione, in quanto leader provenienti da forze politiche differenti potrebbe suscitare interrogativi ("certamente non siamo d'accordo su tutto”, scrivono) ma assicurano che la loro convergenza ha una motivazione condivisa, ossia quella di “difendere l'Europa”. “E ora cosa possiamo fare di più? Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell'Europa. Ci stiamo lavorando con impegno”, sostengono le due leader. La richiesta di hub extra-Ue, sul modello albanese, da aprire nel 2027 è quella arrivata al tavolo dei ministri dell’Interno dell’Ue lo scorso 4 agosto: in occasione della riunione il titolare del Viminale Matteo Piantedosi per nome del governo italiano ha chiesto di sveltire le procedure per tirare su centri di rimpatrio dei migranti fuori dai confini dell’Unione.

"Ma questo non basta – aggiungono nel loro post condiviso Meloni e Frederiksen – Il rispetto delle nostre leggi deve andare di pari passo con il rispetto dei valori europei. Ciò vale per i migranti illegali, ma anche per i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente nelle nostre Nazioni e in tutta Europa. Entrambe siamo orgogliose del patrimonio culturale cristiano dell'Europa e vogliamo proteggerlo. Ci aspettiamo che chi arriva nei nostri Paesi e sceglie di fare dell'Europa la propria casa, rispetti i nostri valori e non cerchi di imporci modelli di vita che non condividiamo. Riteniamo che questa sia la strada giusta per proteggere l'Europa e i nostri valori comuni. E crediamo che milioni di europei condividano questa convinzione”.

Continua il post di Meloni e Frederiksen: “Non accettiamo un'immigrazione incontrollata verso l'Europa, e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre Nazioni sia in Europa. Nessuno può negare gli impatti negativi dell'immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini”, affermano le due premier, sottolineando che “è particolarmente grave quando migranti illegali, privi del diritto di rimanere nelle nostre Nazioni, commettono crimini violenti, trafficano droga o si rendono responsabili di violenze sessuali”. I cittadini europei, sostengono Meloni e Frederiksen, “si aspettano azioni concrete dai propri rappresentanti politici. Per troppo tempo, soprattutto le persone comuni hanno pagato un prezzo troppo alto a causa di un'immigrazione incontrollata", rimarcano le due leader.

E sulla difesa delle frontiere esterne dell’Europa, è intervenuto il ministro degli Esteri Antonio Tajani che su X spiega di condividere le proposte di Manfred Weber espresse in un articolo sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. “Dobbiamo potenziare Frontex come una vera agenzia europea di guardia di frontiera con uomini, mezzi e poteri adeguati. Combattere senza tregua le organizzazioni criminali", aggiunge. Anche per Tajani si devono “realizzare hub per i rimpatri e accelerare quelli di chi non ha diritto a restare. Ma anche più cooperazione con i Paesi d'origine e transito: Scelte unilaterali di singoli Paesi non possono scaricare le loro conseguenze sui Paesi partner. L'immigrazione si governa insieme”.

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