Non si mette bene per Sigfrido Ranucci in Rai. Il Comitato etico, che entro Ferragosto dovrebbe consegnare le risultanze dell’indagine interna all’ad Giampaolo Rossi, sta esaminando l’ordinanza di custodia cautelare con cui l’altro ieri il gip di Roma ha disposto l’arresto di Valter Lavitola, il faccendiere amico del conduttore di Report, cui è stato contestato anche il metodo mafioso.
Un provvedimento prezioso ai fini del giudizio finale: chat, mail e file audio, estratti dai dispositivi del ristoratore ora in carcere, fornirebbero infatti la prova di come il giornalista (suo assiduo frequentatore) abbia più volte violato — alla luce delle norme di comportamento aziendali — gli obblighi di correttezza, trasparenza, prevenzione di potenziali conflitti di interesse e tutela dell’immagine Rai cui tutti i dipendenti sono tenuti.
Non si mette bene per Sigfrido Ranucci in Rai. Il Comitato etico, che entro Ferragosto dovrebbe consegnare le risultanze dell’indagine interna all’ad Giampaolo Rossi, sta esaminando l’ordinanza di custodia cautelare con cui l’altro ieri il gip di Roma ha disposto l’arresto di Valter Lavitola, il faccendiere amico del conduttore di Report, cui è stato contestato anche il metodo mafioso.
Un provvedimento prezioso ai fini del giudizio finale: chat, mail e file audio, estratti dai dispositivi del ristoratore ora in carcere, fornirebbero infatti la prova di come il giornalista (suo assiduo frequentatore) abbia più volte violato — alla luce delle norme di comportamento aziendali — gli obblighi di correttezza, trasparenza, prevenzione di potenziali conflitti di interesse e tutela dell’immagine Rai cui tutti i dipendenti sono tenuti.
La base per avviare le ultime valutazioni prima di decidere, al più tardi a fine mese, se il volto storico della più prestigiosa trasmissione investigativa del servizio pubblico resterà in video, alla guida, o dovrà invece cedere il passo. Un verdetto che a questo punto appare scontato: sebbene il parere del Comitato etico sia solo consultivo e non vincolante, gli elementi emersi sarebbero tali e tanti da non lasciare ai vertici altra strada che sfilare a Ranucci, in via cautelativa, la conduzione del programma confermato in palinsesto a partire dall’8 novembre. Obiettivo: tutelare uno dei prodotti più importanti della Tv di Stato, metterlo al riparo da sospetti, illazioni e clamore mediatico. «Scelta editoriale», questa la motivazione che potrebbe supportare una sospensione comunque sofferta, di certo foriera di ulteriori polemiche. Soprattutto politiche.
Riuniti sino a sera per chiudere il rapporto, i cinque componenti del Comitato — Delia Gandini (direttore Internal Auditing), Francesco Spadafora (Affari Legali), Felice Ventura (Personale), Stefano Coletta (Coordinamento generi) e Stefania Pennarola (Anticorruzione) — hanno esaminato l’ordinanza del gip. Da cui sarebbero affiorati episodi e circostanze in grado di configurare l’inosservanza delle regole etiche da parte di Ranucci. Tre, in particolare, i fatti che il “sinedrio” potrebbe contestargli. Oltre ai suoi stretti legami con Lavitola, che risulta aver avuto accesso alla redazione di Report, in Via Telauda, senza il necessario pass rilasciato dalla Rai.
Primo: il vocale inviato nel 2021 all’influencer Valentina Pelliccia in cui affermava: «Anche dentro la Rai c’è un po’ di mafia, un po’ di massoneria». E a poco vale sostenere, come il giornalista ha già fatto per difendersi, che «si tratta di un audio privato, diffuso senza la mia autorizzazione». L’accusa è pesante, assai nociva per una società in cui lo Stato detiene la quasi totalità delle azioni.
Secondo: i commenti sprezzanti espressi nei confronti dell’amministratore delegato, “reo” di aver firmato nel gennaio 2025 una circolare sulla gestione editoriale dei programmi che non poteva più essere demandata ai conduttori. «Arrivata la circolare anti-Ranucci», scrive lui su watsapp al faccendiere. E poi: «Gasparri & company hanno chiesto il controllo di Ranucci e Rossi ha eseguito». Facendo passare l’ad come il sicario della libera informazione imbavagliata dalla destra.
Terzo: la mail di Paolo Corsini, il direttore degli Approfondimenti che ha la supervisione su tutti i programmi giornalistici, indirizzata il 17 maggio al presentatore di Report per criticare i contenuti di una puntata e da questi girata integralmente a Lavitola dalla sua posta aziendale. Un’altra infrazione grave.
Toccherà ora all’ad leggere la relazione del Comitato e, come già annunciato, avviare l’Audit necessario a vagliare gli addebiti e comminare eventuali sanzioni disciplinari. Provando nel frattempo a sciogliere il rebus sulla successione.
In cima ai desiderata dei vertici ci sarebbe Federico Ruffo, dal 2020 conduttore di Mi manda Rai3. Ma la redazione di Report, gelosissima della sua autonomia, è in subbuglio: teme il commissariamento e ha già fatto sapere che, nel caso, preferirebbe un interno. Soluzione che, alla fine, potrebbe prevalere per evitare il caos. In pole, due inviati storici del programma: Giorgio Mottola e Giulio Valesini, fedelissimi di Ranucci. Una continuità utile anche a scongiurare il sospetto di voler censurare il giornalismo d’inchiesta.