Sono lontani i giorni della solidarietà bipartisan a Sigfrido Ranucci. La bomba esplosa sotto casa sua adesso, almeno per una parte della destra, diventa il grimaldello per chiederne l’uscita da Report. Ad attaccare a testa bassa è il vicepremier Matteo Salvini, dando il via a una giornata di accuse e controrepliche. «Gli italiani meritano chiarezza e fino a che chiarezza non sarà fatta anche sui rapporti tra Ranucci e Lavitola, il denaro pubblico non deve andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa vicenda». E quando gli chiedono se Report debba continuare senza Ranucci, Salvini non arretra: «Sì, ma non ce l’ho con lui. Credo che coloro che sono coinvolti direttamente in questa vicenda oscura debbano prendersi una pausa».
Ranucci capisce perfettamente dove port…
Sono lontani i giorni della solidarietà bipartisan a Sigfrido Ranucci. La bomba esplosa sotto casa sua adesso, almeno per una parte della destra, diventa il grimaldello per chiederne l’uscita da Report. Ad attaccare a testa bassa è il vicepremier Matteo Salvini, dando il via a una giornata di accuse e controrepliche. «Gli italiani meritano chiarezza e fino a che chiarezza non sarà fatta anche sui rapporti tra Ranucci e Lavitola, il denaro pubblico non deve andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa vicenda». E quando gli chiedono se Report debba continuare senza Ranucci, Salvini non arretra: «Sì, ma non ce l’ho con lui. Credo che coloro che sono coinvolti direttamente in questa vicenda oscura debbano prendersi una pausa».
Ranucci capisce perfettamente dove porta quell’affondo e sui social scrive: «Salvini chiede alla Rai la mia sospensione». Attorno al conduttore si alza immediatamente il fuoco delle opposizioni. Sandro Ruotolo, responsabile Informazione del Pd, prova innanzitutto a rimettere in fila i ruoli: «Sigfrido Ranucci è la vittima di un attentato. Non è il complice, non è l’ideatore, non sapeva quello che stava accadendo». E richiama proprio l’ordinanza: non è emerso alcun elemento per sostenere che il giornalista fosse d’accordo con Lavitola, mentre l’ipotesi di una bomba capace di accrescerne la popolarità in vista di una futura candidatura appartiene al progetto attribuito al faccendiere. Ranucci, ricorda Ruotolo, ha negato di aver mai progettato una discesa in politica.
Fanno quadrato anche i parlamentari del Movimento 5 Stelle in Vigilanza Rai: «Salvini ha perso l’ennesima occasione per tacere». Ricordano che il gip indica Ranucci come vittima inconsapevole dell’attentato. Poi la stoccata al vicepremier: «Prima di lanciare anatemi, Salvini studi le carte». Il deputato di Avs Angelo Bonelli liquida invece l’offensiva in due parole: «Basta fango».
Mentre la politica si accapiglia su Ranucci, oggi a Rebibbia tocca a Lavitola. L’ex direttore dell’Avanti! comparirà davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia e potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere. Per Clesio Gomes, invece, la procura prepara la richiesta di estradizione: l’ordinanza viene tradotta in francese per essere trasmessa, attraverso i canali ministeriali e diplomatici, alle autorità del Camerun.
Sempre che Tavares sia ancora lì. Le ultime tracce portano in Camerun ed è da lì che continuava a parlare con Lavitola. «Va bene figlio mio», gli scrive il 6 luglio. «Lo sai che per me sei come un padre», risponde Tavares. Per il gip tra i due esisteva un rapporto «para-familiare». Nelle carte c’è anche quello che il gip definisce un «depistaggio». Daniele Autieri, giornalista di Report, racconta che a marzo Lavitola gli aveva prospettato «la pista dei servizi segreti italiani e israeliani», da lui poi valutata «come un depistaggio».
La strada sulla quale Lavitola spingeva Ranucci era però un’altra. Quella che per il gip è il movente della bomba: la politica. Nell’ottobre 2024 arriva a scrivergli: «Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente». Fino a immaginarlo al Quirinale: «Il discorso di Capodanno, che farai, potrebbe anche fare di più». E intanto a Enego, nel Vicentino, spunta un’altra messinscena: Adriano Cappellari, aspirante cronista che aveva inscenato l’attentato contro casa propria, ha ammesso di aver scritto anche la falsa lettera minatoria contro Ranucci che aveva fatto annullare la presentazione del suo libro nello stesso paese.