Anche la sempre prudente e regolata Lega piemontese si ribella. Il malumore è trasversale e attraversa tutto il Nord. Del Piemonte se ne è parlato sempre poco. Il segretario regionale Riccardo Molinari, che è anche capogruppo alla Camera, ha sempre cercato di gestire il malcontento internamente pur non facendo mancare il suo disappunto in consiglio federale.
Ma il direttivo lombardo, dove sono volati gli stracci, ha avuto un effetto domino. Adesso anche dal Piemonte inizia a emergere il racconto dell’ultimo consiglio direttivo, che ormai risale a un mese fa ma brucia ancora.
Massimo Giordano, segretario provinciale a Novara, ex sindaco della città e assessore regionale, per esempio, è tra coloro che hanno preso la parola. A distanza di tempo racconta: «Ho invitato, insieme a tanti altri, il segretario Molinari a chiedere a Salvini un cambio di rotta. Bisogna tornare a una Lega nordista, quindi occorre un cambio forte». La questione è sempre la stessa: con o senza il segretario? «Sicu…
Anche la sempre prudente e regolata Lega piemontese si ribella. Il malumore è trasversale e attraversa tutto il Nord. Del Piemonte se ne è parlato sempre poco. Il segretario regionale Riccardo Molinari, che è anche capogruppo alla Camera, ha sempre cercato di gestire il malcontento internamente pur non facendo mancare il suo disappunto in consiglio federale.
Ma il direttivo lombardo, dove sono volati gli stracci, ha avuto un effetto domino. Adesso anche dal Piemonte inizia a emergere il racconto dell’ultimo consiglio direttivo, che ormai risale a un mese fa ma brucia ancora.
Massimo Giordano, segretario provinciale a Novara, ex sindaco della città e assessore regionale, per esempio, è tra coloro che hanno preso la parola. A distanza di tempo racconta: «Ho invitato, insieme a tanti altri, il segretario Molinari a chiedere a Salvini un cambio di rotta. Bisogna tornare a una Lega nordista, quindi occorre un cambio forte». La questione è sempre la stessa: con o senza il segretario? «Sicuramente serve un suo passo di lato». Che tradotto significa che il ministro deve farsi da parte e magari dedicarsi di più al suo ruolo nell’esecutivo e lasciare la gestione del partito ad altri.
La stessa richiesta, con toni anche molti più accesi, era arrivata dal consiglio federale lombardo. In pratica Salvini da solo non basta più, «l’uomo solo al comando non ha funzionato». Ma soprattutto l’allargamento della squadra, di cui parla il leader, non può limitarsi ai soli amministratori locali.
Molinari è cauto di natura, ma più volte, nei mesi scorsi, ha sottolineato come la Lega abbia un problema legato a una virata eccessiva a destra e il capogruppo, forse, ha visto prima degli altri che Roberto Vannacci sarebbe stato un problema e non una risorsa. Inoltre sempre Molinari è stato tra i primi a sollevare la questione nordista, cioè di un partito che a suo dire sta trascurando lo zoccolo duro del Carroccio.
Un pensiero in linea con le tesi sostenute dall’ex governatore del Veneto Luca Zaia. E anche qui, nella regione del Nord-Est, l’aria che tira dentro il partito è parecchio pesante. Andrea Tomaello, scelto nell’aprile scorso come commissario regionale, voluto dal governatore salviniano doc Alberto Stefani, inizia a traballare e a sentire sulla sua pelle tutte le difficoltà del caso. Gode ancora del consenso del partito, ma qui i fedelissimi dell’ex Doge scalpitano e hanno fatto partire la rivolta contro Salvini, il quale si blinda con le persone a lui più vicine. Ieri è intervenuta l’eurodeputata Susanna Ceccardi: «La Lega è fortunata ad avere un segretario come Salvini mentre altri lavorano per dividere e distruggere, noi lavoriamo per vincere e costruire». Il leitmotiv salviniano è sempre lo stesso.