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Piantedosi avvisa la Germania: “Dalle ong duemila migranti”. Meloni: avanti sulle espulsioni

(ansa)

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Il ministro: “Compensazioni con Berlino”. E alla Spagna: “Stop ai controlli? Solo se Ceuta è sicura”. Schlein: “La premier imita Trump”
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ROMA – Messaggio alla Spagna: «Attenti a quello che succede domani a Ceuta. Solo dopo Ferragosto decideremo se rivedere la nostra decisione su Schengen». E messaggio alla Germania: «Non riprenderemo nessuno dei migranti arrivati prima del 12 giugno e dopo quella data chiederemo la compensazione con quelli che nel frattempo le ong tedesche hanno sbarcato nei nostri porti: 2.200 dall’inizio dell’anno, 500 dall’entrata in vigore del nuovo Patto asilo e migrazione».

Nelle stesse ore in cui la nave umanitaria tedesca Humanity 1 risale il Mediterraneo in direzione del porto assegnato di Ravenna con 73 migranti soccorsi a sud di Lampedusa, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi parla davanti al comitato Schengen a Palazzo San Macuto per rivendicare legittimità e coerenza delle scelte adottate dal governo nelle due controversie con Germania e Spagna. «Paesi amici», sottolinea più volte ribadendo come nessuna delle decisioni sia da considerare «un atto ostile»: nè quella di ripristinare, d…

ROMA – Messaggio alla Spagna: «Attenti a quello che succede domani a Ceuta. Solo dopo Ferragosto decideremo se rivedere la nostra decisione su Schengen». E messaggio alla Germania: «Non riprenderemo nessuno dei migranti arrivati prima del 12 giugno e dopo quella data chiederemo la compensazione con quelli che nel frattempo le ong tedesche hanno sbarcato nei nostri porti: 2.200 dall’inizio dell’anno, 500 dall’entrata in vigore del nuovo Patto asilo e migrazione».

Nelle stesse ore in cui la nave umanitaria tedesca Humanity 1 risale il Mediterraneo in direzione del porto assegnato di Ravenna con 73 migranti soccorsi a sud di Lampedusa, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi parla davanti al comitato Schengen a Palazzo San Macuto per rivendicare legittimità e coerenza delle scelte adottate dal governo nelle due controversie con Germania e Spagna. «Paesi amici», sottolinea più volte ribadendo come nessuna delle decisioni sia da considerare «un atto ostile»: nè quella di ripristinare, dopo l’assalto a Ceuta di fine luglio, i controlli alle frontiere con la Spagna (che hanno portato a 3 arresti e 21 respingimenti, tra cui di 6 cittadini marocchini, 3.000 invece le persone controllate in Spagna), nè quella di rifiutare il trasferimento di qualsiasi migrante sbarcato in Italia prima del 12 giugno e poi rintracciato altrove. A cominciare dalla giovane somala per la quale il governo di Berlino ha unilateralmente annunciato il rimpatrio in Italia il 19 agosto.

Decisioni coerenti con «la politica rigorosa del governo italiano» che ha portato ad una diminuzione degli sbarchi del 55 per cento, a 256 espulsioni per questioni di sicurezza di nazionale e già a 5.700 rimpatri nel 2026, i dati snocciolati da Piantedosi mentre la premier Giorgia Meloni posta sui social il suo «avanti tutta» pubblicando il video dell’ultimo rimpatrio di 17 cittadini egiziani: «Difesa dei confini, sicurezza, rispetto delle regole: proseguiremo dritti su questa strada». Parole che si tirano dietro la reazione della segretaria del Pd Elly Schlein: «Mentre Meloni gioca a copiare Trump e a rincorrere Vannacci, degli italiani chi se ne occupa? Con la sua propaganda contro i migranti nessuno ci paga l’affitto».

Piantedosi respinge critiche, accuse di propaganda, «narrazioni che si scontrano con la realtà dei fatti». Perché «la crisi di Ceuta è oggettivamente ingovernabile, i profili di rischio sono elevati per le potenziali infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori in aree storicamente oggetto di reclutamento e radicalizzazione jihadista». Alla Spagna, però, il ministro dell’Interno non fa sconti: per le migliaia di marocchini che «dice» di aver subito rimpatriato, per i 6mila ancora a Ceuta che «non mi risulta siano stati neanche identificati», per quelle «14 miglia verso l’Europa che sono un soffio». E soprattutto «per quelle scelte ideologiche e politiche (il riferimento è alla regolarizzazione di 500.000 irregolari, ndr) suscettibili di produrre effetti su tutto il territorio della Ue».

Alla Spagna Piantedosi chiede adesso «chiarezza su Ceuta, per capire se dietro ci sia una regia organizzata». Secca la replica del ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska: «Non c’è alcun rischio terrorismo, monitoriamo tutti coloro che sono entrati in modo irregolare grazie alla straordinaria collaborazione con il Marocco». E venti agenti specializzati sono in arrivo a Ceuta per accelerare le espulsioni dei 5.000 rimasti.

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