TETOUAN (MAROCCO) – “Non vogliamo che Ceuta diventi una città-prigione. Gli abitanti si distinguono per la loro solidarietà ma questo non è incompatibile con la richiesta di frontiere che offrano le stesse garanzie di qualsiasi altra frontiera nel mondo». Fatima Hamed è il volto della sinistra musulmana spagnola. Avvocata nata e cresciuta a Ceuta, è la seconda vicepresidente dell’Assemblea della città autonoma.
Che oggi ci sia o meno una nuova ondata, la situazione a Ceuta resta critica. Cosa è andato storto?
«I tempi. Dal Movimento per la Dignità e la Cittadinanza (MdyC), la formazione politica che rappresento, non riusciamo a capire perché non si sia intervenuti prima. A metà luglio si era già iniziato a osservare in città un certo aumento degli arrivi di migranti, sopra…
TETOUAN (MAROCCO) – “Non vogliamo che Ceuta diventi una città-prigione. Gli abitanti si distinguono per la loro solidarietà ma questo non è incompatibile con la richiesta di frontiere che offrano le stesse garanzie di qualsiasi altra frontiera nel mondo». Fatima Hamed è il volto della sinistra musulmana spagnola. Avvocata nata e cresciuta a Ceuta, è la seconda vicepresidente dell’Assemblea della città autonoma.
Che oggi ci sia o meno una nuova ondata, la situazione a Ceuta resta critica. Cosa è andato storto?
«I tempi. Dal Movimento per la Dignità e la Cittadinanza (MdyC), la formazione politica che rappresento, non riusciamo a capire perché non si sia intervenuti prima. A metà luglio si era già iniziato a osservare in città un certo aumento degli arrivi di migranti, soprattutto minori e, cosa ancora più grave, gli stessi servizi di intelligence del nostro Paese, il Cni, affermano di aver avvertito di ciò che sarebbe accaduto il 30 luglio.
A questo bisogna aggiungere che la frontiera meridionale dell’Europa e della Spagna non ha potuto contare sulle risorse umane e materiali sufficienti e necessarie e che, attualmente, la risposta necessaria di fronte alla violazione dell’integrità territoriale lascia ancora molto a desiderare, dal momento che non sono stati nemmeno stabiliti tempi di intervento».
La presenza dei migranti resta talmente massiccia che il presidente Vivas ha chiesto al governo di non considerare le richieste di asilo.
«Credo che una cosa sia ciò che si desidera, da una prospettiva soggettiva, e ben altra cosa sia stabilire se ciò sia fattibile oppure no, da una prospettiva oggettiva. Credo che Vivas conosca perfettamente i meccanismi giuridici esistenti, che passano attraverso la normativa vigente in materia di migranti, la quale stabilisce procedure, adempimenti e termini imprescindibili che non possono essere ignorati con leggerezza, per quanto lo si possa desiderare.
Noi riteniamo che lo Stato, in quanto tale, e le istituzioni europee, che sono mancate moltissimo in questi giorni così critici, potrebbero valutare la possibilità di procedure straordinarie di fronte a un evento altrettanto straordinario come quello che stiamo vivendo. Ma fino a questo momento non è emerso assolutamente nulla riguardo a ciò che potrebbe essere in corso».
Perché il 30 luglio sono arrivate almeno 80.000 persone dal Marocco? Che cosa le ha spinte? Mi riferisco sia a ciò che le ha portate a sognare una vita fuori dal Marocco, sia a chi o che cosa abbia organizzato questa azione.
«Su questo non abbiamo informazioni veritiere e certe. Tutto ciò che esiste sono speculazioni: da un movimento spontaneo organizzato attraverso i social network, soprattutto tra i più giovani che cercano di realizzare il “sogno europeo”, fino alla partecipazione di mafie che potrebbero averle mobilitate, passando per questioni più legate ad ambizioni politiche del Paese vicino. Ma, come dicevo, finora sono tutte speculazioni.
Si è anche parlato del fatto che quanto accaduto il 30 e 31 luglio abbia iniziato a essere preparato dopo la visita di Pedro Sánchez in Algeria, oppure dopo la conoscenza della sentenza del Tribunale Supremo, che, secondo quanto è stato riferito, vieterebbe di fatto di respingere a caldo o rifiutare alla frontiera coloro che arrivano nella nostra città. Questa decisione si sarebbe rapidamente diffusa tra i giovani marocchini attraverso i social network. Sono ipotesi».
Si è parlato di un intervento degli Stati Uniti, nel tentativo di colpire il Governo socialista di Sánchez. Cosa ne pensa?
«Considerando il modo di agire di Trump e il modo in cui cerca di esaltare e rafforzare l’estrema destra a livello mondiale, non lo si può escludere. Tuttavia, spero che nessun capo di governo sia disposto a giocare con l’integrità territoriale di uno Stato come la Spagna, di cui fanno parte Ceuta, Melilla e gli altri territori extrapeninsulari, perché le conseguenze che ne deriverebbero potrebbero provocare conflitti internazionali tra Paesi che hanno sempre avuto buoni rapporti di vicinato».
La destra ha immediatamente sfruttato gli avvenimenti.
«L’estrema destra cerca sempre di approfittare, soprattutto nei momenti di maggiore debolezza, e cerca di trarre un vantaggio politico dalle disgrazie delle persone. Lo abbiamo già visto in altre tragedie, come la dan di Valencia o gli incendi in diversi punti del Paese. Per quanto riguarda l’aiutare, hanno fatto ben poco, ma nell’alimentare la tensione hanno fatto molto, e molto.
Qui a Ceuta sappiamo bene come si comportano. La cittadinanza è stata all’altezza delle circostanze ed è scesa in strada per mostrare il proprio malcontento contro chiunque cercasse di seminare odio tra i caballas, gli abitanti di Ceut].
L’ultimo esempio sono state le inaccettabili parole di José María Figaredo (Vox), che ha invitato a “dare la caccia” ai migranti. Si può difendere o criticare una determinata politica migratoria, criticare la gestione delle frontiere o chiedere il rispetto della legge. Quello che non è accettabile è parlare degli esseri umani come se fossero prede da inseguire e catturare. Questo linguaggio disumanizza, alimenta l’odio e può avere conseguenze molto gravi quando viene normalizzato dalla politica. I migranti hanno diritti e dignità, indipendentemente dalla loro situazione amministrativa.».
E la risposta del governo Meloni?
«La risposta dell’Italia non ha nulla a che vedere con gli avvenimenti di Ceuta, ma sembra che Giorgia Meloni, ancora una volta e approfittando della situazione, torni a fare sfoggio della propria ideologia.
Pertanto, la sua decisione risponde esclusivamente alla sua ideologia, non ha nulla a che vedere con la crisi migratoria che stiamo vivendo qui a Ceuta e ancor meno intende essere una soluzione utile e adeguata alla situazione migratoria che si vive oggi nel mondo».
Crede che anche la sinistra abbia una parte di responsabilità nella gestione delle politiche migratorie?
«La sinistra, attualmente alla guida del governo della nazione grazie alla convergenza delle forze progressiste, svolge un ruolo essenziale nella definizione del modello di Paese e delle politiche migratorie. Questo significa, almeno per noi del MdyC, avere la capacità di trovare un equilibrio tra, da un lato, la protezione dell’intero Paese e della sua integrità territoriale e, dall’altro, la gestione di un’accoglienza dignitosa delle persone migranti che arrivano nel nostro Paese.
Nella nostra città vediamo in questi giorni che entrambe le richieste convivono: non vogliamo che Ceuta diventi una città-prigione. I ceutini si distinguono per la loro solidarietà e per l’attenzione che prestano in ogni modo possibile, ma questo non è incompatibile con la richiesta di frontiere dotate delle stesse garanzie di qualsiasi altra frontiera nel mondo.
La nostra popolazione è satura, sopraffatta, soprattutto perché vede che è impossibile assistere dignitosamente le circa 80.000 persone migranti entrate a Ceuta, una cifra che equivale praticamente alla popolazione locale».
Quale sarebbe, dunque, una soluzione per Ceuta e Melilla, soprattutto in un momento in cui le pressioni del Marocco per tornare a esercitare la propria sovranità sulle due città autonome stanno diventando sempre più evidenti?
«L’appartenenza di Ceuta alla Spagna, così come quella di Melilla, è indiscutibile. Non si può mettere in discussione alcuna questione di sovranità, perché farlo significa avere dubbi su ciò che siamo e sul fatto che entrambe le città non siano mai state sotto la sovranità del Paese vicino. La posizione geografica non ha mai influito su questo. Tuttavia, al di là delle aspirazioni che il Marocco possa avere, ciò che ci interessa e ci preoccupa è il ruolo dello Stato e dell’Unione Europea qui».