Non è ancora il momento di riaprire i confini con la Spagna. Di superare il blocco imposto alla libera circolazione di Schengen come reazione alla crisi di Ceuta. Il governo italiano aveva annunciato l’intenzione di attendere Ferragosto prima di rivalutare la decisione assunta da Giorgia Meloni. È passato il 15 agosto, poi è trascorso anche il 16, ma nulla è accaduto. Probabilmente servirà ancora qualche altro giorno prima di vedere novità, si apprende da fonti dell’esecutivo. Un po’ per ragioni politiche, visto che la tensione con Madrid non accenna a ridursi e si alimenta di incomprensioni e ripicche volute da Palazzo Chigi. Un po’ perché le immagini dell’altro ieri sui respingimenti di qualche centinaio di migranti da parte della polizia marocchina alle porte dell’exclave spagnola, in realtà molto simboliche e probabilmente riprese per alimentare la propaganda interna di Rabat, permettono alla presidenza del Consiglio di sostenere che l’emergenza non è del tutto conclusa. Già oggi …
Non è ancora il momento di riaprire i confini con la Spagna. Di superare il blocco imposto alla libera circolazione di Schengen come reazione alla crisi di Ceuta. Il governo italiano aveva annunciato l’intenzione di attendere Ferragosto prima di rivalutare la decisione assunta da Giorgia Meloni. È passato il 15 agosto, poi è trascorso anche il 16, ma nulla è accaduto. Probabilmente servirà ancora qualche altro giorno prima di vedere novità, si apprende da fonti dell’esecutivo. Un po’ per ragioni politiche, visto che la tensione con Madrid non accenna a ridursi e si alimenta di incomprensioni e ripicche volute da Palazzo Chigi. Un po’ perché le immagini dell’altro ieri sui respingimenti di qualche centinaio di migranti da parte della polizia marocchina alle porte dell’exclave spagnola, in realtà molto simboliche e probabilmente riprese per alimentare la propaganda interna di Rabat, permettono alla presidenza del Consiglio di sostenere che l’emergenza non è del tutto conclusa. Già oggi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si confronterà con alcuni colleghi, a partire da Antonio Tajani. Un primo passaggio, ma quasi certamente non decisivo. L’ultima parola è affidata alla premier, perché politica è la scelta finale.
Sono ore in cui tutto procede a rilento, complice la pausa di metà agosto. Una circostanza che contribuisce allo stallo. Qualcosa, però, inizierà a smuoversi nelle prossime ore: il titolare del Viminale attende un report dell’Aise, che servirà a pesare le ragioni che consigliano la fine del blocco e quelle che inducono invece a tenere il punto contro Sanchez.
Ma torniamo a quelle immagini di Ferragosto. Permettono di dire al governo italiano che l’allarme persiste, che il pericolo non è svanito. È soprattutto propaganda, consapevole che alla fine si dovrà gestire il percorso di descalation obbligata, eppure difficilissima, con la Spagna.
In ogni caso: dopo l’analisi delle informazioni di intelligence e la valutazione dei ministri nelle prossime ore, si fisserà la data per la fine del blocco. Con un problema in più, però: l’atteggiamento di Madrid. Come reazione alla sospensione di Schengen, Sánchez ha infatti imposto controlli stringenti sui viaggiatori italiani che entrano nella penisola iberica. Roma vorrebbe che gli spagnoli revocassero contestualmente le restrizioni. Nelle ultime ore dai canali diplomatici non sono arrivate le notizie sperate: i socialisti iberici, infuriati per l’atteggiamento italiano, non intendono offrire a Roma scorciatoie che permettano di chiudere il caso senza conseguenze politiche. Ecco perché Meloni, collocata in Puglia dai suoi fedelissimi, sembra orientata a prendere qualche altro giorno prima di assumere nuove decisioni, che prima o poi inevitabilmente porteranno alla revoca del blocco. Il congelamento dei confini, infatti, è stato autorizzato dall’esecutivo fino al massimo al 31 agosto.
Il perdurare delle tensioni con Madrid condiziona Piantedosi anche nella gestione di un altro caso, quello che coinvolge la Germania. Il governo italiano deve trovare una soluzione ragionevole, rapida e incruenta al recente incidente con Berlino. È cosa nota che tra il 17 e il 19 agosto il ministero dell’Interno tedesco intende trasferire in Italia, in base alle regole di Dublino, tre migranti entrati in Europa attraverso la Penisola. È anche questa una mossa politica, giustificata dalla concorrenza con l’Afd, ma resa possibile dalle regole continentali. Negli ultimi giorni non sono mancate le interlocuzioni tra i due governi e Piantedosi ha in programma di sentire nelle prossime ore il suo omologo tedesco. Ma soprattutto, Meloni potrebbe avere un confronto telefonico con Friedrich Merz per sancire una tregua. Sul tavolo c’è una proposta italiana che può essere sintetizzata così: troviamo un accordo che permetta a entrambi gli esecutivi di salvare la faccia. Un pareggio, una soluzione di buon senso. Quale? Roma potrebbe accettare solo uno o due dei tre migranti che la Germania pianifica di spostare in Italia. Trovare un’intesa con i popolari tedeschi, d’altra parte, è una necessità politica per la presidente del consiglio: la sponda di Berlino è ancora più necessaria in un momento in cui il conflitto con la Spagna è aspro, le relazioni con Parigi cordiali ma comunque fredde.