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Primarie, Manfredi rilancia il modello Napoli per il campo largo

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Secondo il sindaco di Napoli "bisogna partire dalla proposta politica. Poi se si riuscisse a trovare una sintesi con un accordo condiviso sarebbe la cosa migliore”
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Quale perimetro? Quale modello? Quale programma? Quali candidati? I nodi da sciogliere attorno alle primarie del campo largo sono ancora troppi e anche nella pausa ferragostana non mancano gli spunti di riflessione e le asperità da limare. Intanto in casa +Europa, reduce dalla guerra interna al partito sfociata in tribunale, col ricorso vinto dall’ala dei dissidenti – capitanati da Matteo Hallissey e Benedetto Della Vedova - sull’elezione del presidente dell’assemblea del partito.

E se il segretario Riccardo Magi si dice pronto a candidarsi alle primarie, a frenare adesso sono i competitor interni. La scelta di Magi, infatti, non va giù a una parte dei 'suoi' (gli stessi che mesi fa avevano chiesto un congresso anticipato per rimettere in discussione il segretario) riaprendo così le crepe già profonde nel suo partito.

Della Vedova ne fa una questione di metodo: "Con tanti nomi si rischia di fare la fine dei sette piccoli indiani". Al contrario propone: "Per non disperdere il valore de…

Quale perimetro? Quale modello? Quale programma? Quali candidati? I nodi da sciogliere attorno alle primarie del campo largo sono ancora troppi e anche nella pausa ferragostana non mancano gli spunti di riflessione e le asperità da limare. Intanto in casa +Europa, reduce dalla guerra interna al partito sfociata in tribunale, col ricorso vinto dall’ala dei dissidenti – capitanati da Matteo Hallissey e Benedetto Della Vedova - sull’elezione del presidente dell’assemblea del partito.

E se il segretario Riccardo Magi si dice pronto a candidarsi alle primarie, a frenare adesso sono i competitor interni. La scelta di Magi, infatti, non va giù a una parte dei 'suoi' (gli stessi che mesi fa avevano chiesto un congresso anticipato per rimettere in discussione il segretario) riaprendo così le crepe già profonde nel suo partito.

Della Vedova ne fa una questione di metodo: "Con tanti nomi si rischia di fare la fine dei sette piccoli indiani". Al contrario propone: "Per non disperdere il valore della nostra area liberal democratica ed europeista, bisogna unire le forze e individuare tutti insieme un candidato che possa realmente giocarserla". Ma il deputato di +Europa non nasconde l'intesa con Matteo Renzi e, incalzato su Silvia Salis, commenta a caldo: "Magari", spiegando che un'eventuale discesa in campo della sindaca di Genova - voluta da Renzi - avrebbe dalla sua "popolarità e consenso". In gioco potrebbe esserci anche l'ex direttore dell'Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, che a ottobre lancerà il suo movimento che rappresenti, nelle intenzioni, un 'nuovo Ulivo' mentre Alessandro Onorato spinge con 'Progetto civico Italia' per il programma a settembre e le primarie a novembre.

Last but not least, c'è il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi che rilancia il modello del "campo largo" napoletano come esempio nazionale. Un metodo fatto di problemi concreti da affrontare - spiega il primo cittadino - discussione aperta e alla fine, la sintesi.

Risultato: "un campo largo molto compatto", dice orgoglioso il sindaco che punta al bis nel capoluogo campano e allontana così un suo futuro "altrove" come quello di un suo ruolo di federatore della coalizione, ventilato tempo fa. Sulle modalità della sfida Manfredi si schiera: nessun veto sulle primarie, ma prima vengano i contenuti. In linea, dunque, con il mantra di Elly Schlein ribadito dopo le bordate dei 5 Stelle pro primarie e anti Kiev, quando ammonì Giuseppe Conte: "Prima il programma condiviso da tutta l'alleanza e poi le primarie". Per la leader Dem, la logica è che chi vince ai gazebo, deve poi guidare tutta la squadra non solo il proprio partito. Allo stesso modo per Manfredi, "bisogna partire dalla proposta politica - suggerisce - Poi se si riuscisse a trovare una sintesi con un accordo condiviso sarebbe la cosa migliore. Però non dobbiamo avere paura delle primarie, sono una espressione della volontà popolare". Ed elenca i punti essenziali di una piattaforma comune: i salari ("sono bassi e rappresentano un'autentica emergenza"), la sanità, la casa, le diseguaglianze.

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