Due cifre: 153.812 e 15. Sta tutta qui la ragionevole certezza che il nuovo Patto Ue asilo e migrazione, entrato in vigore da poco più di due mesi, sia solo uno specchietto per le allodole per l'Italia che si vanta di aver condotto l'Europa verso nuove severe regole sui flussi migratori e anzi si risolve in un grande boomerang. Almeno per quel che riguarda i cosiddetti “dublinanti", cioè i migranti che sono riusciti a fuggire dai paesi di primo approdo e raggiungerne altri dove non hanno diritto a rimanere. Più di 150.000 sono infatti le domande di trasferimento di richiedenti asilo nel nostro paese presentate dalla Germania dal 2012 ad oggi. Ma di queste l’Italia ne ha accettate appena 11.000. Dunque negli ultimi 14 anni, 140.000 migranti che avrebbero dovuto chiedere asilo all'Italia e che invece il nostro Paese ha lasciato liberi di superare il confine, sono rimasti in Germania. E 15, solo quindici, sono i cosiddetti dublinanti che negli ultimi tre anni di governo Meloni, l'Italia …
Due cifre: 153.812 e 15. Sta tutta qui la ragionevole certezza che il nuovo Patto Ue asilo e migrazione, entrato in vigore da poco più di due mesi, sia solo uno specchietto per le allodole per l'Italia che si vanta di aver condotto l'Europa verso nuove severe regole sui flussi migratori e anzi si risolve in un grande boomerang. Almeno per quel che riguarda i cosiddetti “dublinanti", cioè i migranti che sono riusciti a fuggire dai paesi di primo approdo e raggiungerne altri dove non hanno diritto a rimanere. Più di 150.000 sono infatti le domande di trasferimento di richiedenti asilo nel nostro paese presentate dalla Germania dal 2012 ad oggi. Ma di queste l’Italia ne ha accettate appena 11.000. Dunque negli ultimi 14 anni, 140.000 migranti che avrebbero dovuto chiedere asilo all'Italia e che invece il nostro Paese ha lasciato liberi di superare il confine, sono rimasti in Germania. E 15, solo quindici, sono i cosiddetti dublinanti che negli ultimi tre anni di governo Meloni, l'Italia ha accettato di riprendersi dalla Germania a fronte di ben 35.000 richieste. Questi numeri elaborati dall'Ispi (istituto per gli studi di politica internazionale) su dati Eurostat spiegano da soli perché, dopo 15 anni, in cui (in barba al regolamento di Dublino) si è vista arrivare dall'Italia oltre 150.000 migranti, la Germania ora abbia deciso di dire basta e di applicare alla lettera le nuove regole del Patto Ue asilo e migrazione che superano il regolamento di Dublino ma poggiano sullo stesso pilastro, cioè l'obbligo per lo Stato di primo ingresso (come è appunto l'Italia) di farsi carico delle richieste di asilo di chi sbarca sulle sue coste.
È vero, a dicembre la Germania ha firmato un accordo con l'Italia accettando di azzerare tutto il pregresso (dunque i 140.000 dublinanti che l’Italia non ha mai ripreso) ma i numeri elaborati dall'Ispi sono tali da far capire che, dall’entrata in vigore delle nuove norme, il contatore ha già ripreso a correre anche perché il Patto Ue asilo e migrazione prevede regole e tempi assai più stringenti per le procedure di asilo, a cominciare da quelle accelerate alla frontiera. E allora facile prevedere che i tre migranti che Berlino intende rimandarci indietro nei prossimi giorni siano solo i primi di una nuova stagione di dublinanti che questa volta l'Italia non potrà più rifiutarsi di riprendere.
Spiega Matteo Villa: "Quando la Germania ci accusa di non rispettare i patti ha perfettamente ragione e ha in mente questi numeri. Avevamo giustificato il tutto con il grande numero di sbarchi ma oggi gli sbarchi sono crollati. Ecco perché mi sembra un suicidio politico aver approvato regole che ora impongono all'Italia di riprendersi i dublinanti più velocemente e che adesso non rispettiamo".
Nuove regole che, oppone l’Italia, prevedono pero anche una solidarietà obbligatoria nei confronti dei Paesi di primo approdo da parte degli altri Stati membri che possono solo scegliere se partecipare ad una redistribuzione dei migranti o se contribuire in denaro. Alle chiare intenzioni della Germania il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha risposto con la velleità di far valere una sorta di meccanismo di compensazione conteggiando, tanto per cominciare, le persone soccorse in mare da Ong tedesche e portate in Italia. Numeri infinitamente più piccoli rispetto a quelli dei migranti che l'Italia ha lasciato fuggire altrove.
Ancora l’Ispi lo indica nel 7 per cento delle persone sbarcati sulle nostre coste da quando esiste la flotta civile. Circa 2000 nel 2026, 500 da quando è in vigore il Patto Ue, ha detto in Comitato Schengen qualche giorno fa il ministro dell'Interno Piantedosi. E questo è il bilancio solo con la Germania. Ma all'Italia sono già arrivate nuove richieste di trasferimenti di dublinanti anche da altri Paesi perché chi approda in Italia vuole andare sempre più spesso altrove. E magari potrebbe presto svegliarsi anche la Francia che, appena dietro la Germania, dal 2012 ad oggi su 120.000 richieste di trasferimento è riuscita a rimandarci indietro appena 6.400 dublinanti (solo 18 negli ultimi tre anni a fronte di più di 33.000 richieste). Anche la Francia a dicembre ha accettato di azzerare il pregresso ma vale lo stesso ragionamento della Germania.E persino la piccola Svizzera (con cui il contenzioso non è stato invece cancellato) si è ritrovata con quasi 60.000 migranti arrivati dall’Italia e ce ne ha rimandati meno di 12.000. Altri 48.000 aspettano di essere rimandati indietro.