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Rifugiati, si apre il fronte svizzero. Via libera ai trasferimenti in Italia

(agf)

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Berna segue Berlino sul flusso dei “dublinanti”. La cittadina somala da espellere godrà dell’asilo ecclesiastico a Norimberga
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BERLINO – Il Patto per l’Asilo europeo propagandato da Giorgia Meloni come supremo argine contro le crisi migratorie sta cominciando a svelare il suo vero volto. Dopo la Germania anche la Svizzera ha annunciato che riprenderà i trasferimenti in Italia dei “dublinanti”, i richiedenti asilo approdati nel nostro Paese ma che hanno proseguito la loro odissea verso il Nordeuropa. Lo ha dichiarato alla tv elvetica Magdalena Baker, portavoce della Segretaria di Stato che si occupa di immigrazione (Sem): «I primi voli sono stati prenotati» per fine agosto, ha precisato. La Sem ha concordato con le autorità italiane che la ripresa avverrà in modo graduale: «È nell’interesse della Svizzera che la ripresa sia gestita in modo sostenibile per entrambe le parti, affinché il sistema funzioni in modo duraturo e non venga sovraccaricato».

BERLINO – Il Patto per l’Asilo europeo propagandato da Giorgia Meloni come supremo argine contro le crisi migratorie sta cominciando a svelare il suo vero volto. Dopo la Germania anche la Svizzera ha annunciato che riprenderà i trasferimenti in Italia dei “dublinanti”, i richiedenti asilo approdati nel nostro Paese ma che hanno proseguito la loro odissea verso il Nordeuropa. Lo ha dichiarato alla tv elvetica Magdalena Baker, portavoce della Segretaria di Stato che si occupa di immigrazione (Sem): «I primi voli sono stati prenotati» per fine agosto, ha precisato. La Sem ha concordato con le autorità italiane che la ripresa avverrà in modo graduale: «È nell’interesse della Svizzera che la ripresa sia gestita in modo sostenibile per entrambe le parti, affinché il sistema funzioni in modo duraturo e non venga sovraccaricato».

Pur non facendo parte della Ue, la Svizzera ha sottoscritto alcuni aspetti della Riforma europea dell’asilo, e ha recepito anzitutto quel Regolamento di Dublino reso ancora più stringente dal nuovo Patto. Mentre si è guardata bene da prendere impegni sulle cosiddette “compensazioni”. In altre parole: ieri Berna ha annunciato che ci rimanderà i “dublinanti”, ma non è chiaro se si riprenderà migranti dall’Italia. Può farlo, ma su base volontaria.

Alla luce della novità annunciata dalla Svizzera e del contenzioso sui cosiddetti “flussi secondari” aperto già la scorsa settimana dalla Germania, Stephan Reichel, presidente dell’associazione tedesca cattolico-protestante “Matteo” che si occupa dei “dublinanti”, si meraviglia della «scelta di Meloni di sottoscrivere una riforma che svantaggia anzitutto l’Italia e i Paesi di primo approdo come la Grecia o la Spagna. Adesso il Regolamento di Dublino sarà applicato in modo molto più vincolante e stringente. E non si capisce cosa otterrà l’Italia in cambio». Reichel si è occupato in prima persona di Faduma Abdirisaq Warsame, la cittadina somala che la polizia avrebbe dovuto prelevare stamane all’alba in un centro di accoglienza in Baviera per trasferirla in Italia. Né lui né gli avvocati della “dublinante” si sono fidati della fumosa tregua Italia-Germania sui tre richiedenti asilo da espellere in Italia. Così nella tarda mattinata di ieri Abdirisaq Warsame, la ‘paziente zero’ della ripresa dei respingimenti, è stata prelevata dal centro di accoglienza in Baviera e portata al sicuro a Norimberga, dove godrà dell’asilo ecclesiastico.

L’asilo ecclesiastico è legalmente una zona grigia, tollerato dalle autorità tedesche dal 2015, grazie a un accordo tra l’allora governo Merkel e le chiese tedesche. Consente ai ‘dublinanti’ di superare, in casi gravi, il periodo in cui non possono chiedere asilo in Germania e devono essere respinti nei Paesi di primo approdo. Normalmente si tratta di sei mesi, ma se c’è un ordine esecutivo di trasferimento e il “dublinante” non si fa trovare, il periodo-ponte si allunga a tre anni. A meno che, appunto, il migrante non trovi rifugio nelle chiese. Perciò la custodia di Abdirisaq è stata ieri notificata subito alle autorità tedesche. I tre anni non valgono perché non è clandestina ma ufficialmente accudita da una parrocchia evangelica a Norimberga.

Reichel chiede che la Germania «rinunci alla procedura di espulsione della cittadina somala, impaurita e terrorizzata. Ora starà al sicuro, accudita della Chiesa, finché la Germania non cancellerà il provvedimento assurdo di trasferimento in Italia». Il presidente di “Matteo” ricorda che Abdirisaq «è un caso grave: ha vissuto cose orribili e traumatiche, affrontato anni di fuga, ha sua madre e la sua famiglia in Germania, e sono tutti perfettamente integrati. È una donna giovane, vulnerabile. Che senso ha trasferirla, da sola, in Italia? E’ un atto di crudeltà”.

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