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Ora la premier teme l’effetto valanga. Si media con Berlino

(reuters)

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Il rischio per Palazzo Chigi che il patto Ue sull’asilo si riveli un boomerang. Resta ancora sospeso Schengen con la Spagna
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Potrebbe diventare un problema. Un fastidio per Palazzo Chigi, politicamente scomodo per Giorgia Meloni. Ai vertici dell’esecutivo si osservano con un misto di preoccupazione e seccatura le mosse sui migranti messe in atto dai Paesi più vicini ai confini italiani. Dopo la Germania, anche la Svizzera annuncia infatti di essere ripartita con le procedure per rimandare nella penisola chi approda in Europa attraverso l’Italia. E la causa risiede nel regolamento di Dublino e nei nuovi patti Ue che potrebbero autorizzare questa possibilità per un tempo più lungo del passato. Un principio che fa parte del nuovo meccanismo fortemente voluto anche da Roma, che ha accettato di “scongelare” l’arrivo dei “dublinanti” dallo scorso 12 giugno.

Potrebbe diventare un problema. Un fastidio per Palazzo Chigi, politicamente scomodo per Giorgia Meloni. Ai vertici dell’esecutivo si osservano con un misto di preoccupazione e seccatura le mosse sui migranti messe in atto dai Paesi più vicini ai confini italiani. Dopo la Germania, anche la Svizzera annuncia infatti di essere ripartita con le procedure per rimandare nella penisola chi approda in Europa attraverso l’Italia. E la causa risiede nel regolamento di Dublino e nei nuovi patti Ue che potrebbero autorizzare questa possibilità per un tempo più lungo del passato. Un principio che fa parte del nuovo meccanismo fortemente voluto anche da Roma, che ha accettato di “scongelare” l’arrivo dei “dublinanti” dallo scorso 12 giugno.

È, appunto, il timore del boomerang. La paura che il sistema congegnato dall’Europa – e considerato dall’Italia favorevole – possa aprire scenari parecchio scivolosi: dopo Berlino e Berna, anche altri governi – ad esempio quelli scandinavi di Svezia e Finlandia – potrebbero imitare la decisione tedesca. E d’altra parte, già qualcosa si era intuito dopo che la Germania aveva annunciato di voler trasferire i primi tre migranti sul suolo italiano. È vero, la premier progetta di fare muro con gli altri Paesi mediterranei per ammortizzare conseguenze troppo sfavorevoli. Ma non sarà facile, adesso che la macchina dei rimpatri si è messa in moto.

Certo, pubblicamente la linea del governo italiano tende a ridimensionare il pericolo. Dall’esecutivo ricordano che fu proprio il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a congelare alla fine del 2022 le norme di Dublino, quelle ora riattivate dopo il via libera al pacchetto complessivo di riforme sancito da Bruxelles. E che, dunque, già prima del 2022 gli altri Paesi Ue (e quelli extra Ue che aderiscono al regolamento, come ad esempio la Svizzera) potevano rispedire in Italia i migranti illegali entrati in Europa attraverso la penisola. Ma è altrettanto evidente che sarà difficile, per la destra di governo, gestire in campagna elettorale questo dossier.

Sono nodi che Meloni dovrà sciogliere nelle prossime settimane. La premier è in ferie in Puglia (a proposito: si rafforzano gli indizi della sua presenza nella zona di Savelletri, ieri ad esempio un componente del gruppo di amici ha cancellato in fretta la foto di un profilo social perché rimandava a Borgo Egnazia). Prenderà in mano la questione dopo che Piantedosi e il ministro degli Esteri Antonio Tajani – in contatto costante – raggiungeranno un compromesso con Berlino, che dovrà comunque essere siglato con il ministro dell’Interno tedesco. L’idea è un accordo in due tempi: prima un vertice telefonico, poi di persona nei giorni successivi.

Un problema, almeno uno, sembra invece per il momento aggirato: finché Roma e Berlino non troveranno un’intesa, il governo guidato da Friedrich Merz, così almeno sostengono da Palazzo Chigi, dovrebbe evitare di forzare la mano provando a trasferire “dublinanti” in Italia. Ieri, non a caso, la prima migrante per la quale era stato previsto il ritorno nella penisola è stata invece accolta dalla chiesa evangelica tedesca.

Non sembra ancora alle viste, invece, la riapertura della libera circolazione con la Spagna. La sospensione di Schengen dovrebbe andare avanti ancora per qualche giorno. Ufficialmente, a causa delle immagini giunte da Ceuta anche nel giorno di Ferragosto. E per alcuni dati forniti dall’intelligence all’esecutivo, che indicherebbero il persistere di un rischio per la sicurezza nazionale. In realtà, il braccio di ferro è quasi esclusivamente politico. Non va infatti dimenticato che l’exclave spagnola non è territorio in cui valgono le norme di Schengen.

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