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Sacerdoti contro Vannacci: “Non può definire San Paolo camerata. Rispetti le Sacre scritture”

Il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci alla Camera dei deputati 

 (lapresse)

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La lettera dei preti che invitano il leader di Fn a non strumentalizzare politicamente la storia della Chiesa
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Undici sacerdoti italiani bacchettano Roberto Vannacci che aveva etichettato San Paolo come “camerata”. Lo fanno con una lettera indirizzata al leader di Futuro nazionale in cui chiedono di non piegare l’apostolo a logiche totalitarie e portare più rispetto per la storia della Chiesa. Le Sacre scritture non devono prestarsi ad alcun manifesto politico, aggiungono nella missiva firmata dai Sacerdoti di Cristo per l'Unità e la Verità.

"Egregio generale Vannacci - si legge nella lettera - , Le scriviamo come sacerdoti, quotidianamente impegnati a servire il Vangelo, per esprimere il nostro profondo dissenso e sconcerto di fronte alle sue recenti dichiarazioni”.

Il leader di Fn, nei giorni scorsi, aveva definito "l'apostolo Paolo come un camerata, richiamando un fantomatico principio economico paolino che troverebbe fondamento sulle parole dell'apostolo delle genti: 'chi non vuol lavorare neppure mangi', per giustificare l'abolizione o il forte ridimensionamento dei sussidi sociali".

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Undici sacerdoti italiani bacchettano Roberto Vannacci che aveva etichettato San Paolo come “camerata”. Lo fanno con una lettera indirizzata al leader di Futuro nazionale in cui chiedono di non piegare l’apostolo a logiche totalitarie e portare più rispetto per la storia della Chiesa. Le Sacre scritture non devono prestarsi ad alcun manifesto politico, aggiungono nella missiva firmata dai Sacerdoti di Cristo per l'Unità e la Verità.

"Egregio generale Vannacci - si legge nella lettera - , Le scriviamo come sacerdoti, quotidianamente impegnati a servire il Vangelo, per esprimere il nostro profondo dissenso e sconcerto di fronte alle sue recenti dichiarazioni”.

Il leader di Fn, nei giorni scorsi, aveva definito "l'apostolo Paolo come un camerata, richiamando un fantomatico principio economico paolino che troverebbe fondamento sulle parole dell'apostolo delle genti: 'chi non vuol lavorare neppure mangi', per giustificare l'abolizione o il forte ridimensionamento dei sussidi sociali".

“Orbene, – scrivono – associare la figura di San Paolo a un termine storicamente legato a ideologie totalitarie e di parte - per di più all'interno del programma di una fazione politica - rappresenta una grave e inaccettabile strumentalizzazione della fede. Si tratta di una lettura anacronistica che nega la natura profonda della missione dell'apostolo".

“Come sacerdoti – aggiungono – non possiamo assistere in silenzio al tentativo di arruolare i santi della Chiesa sotto le bandiere del dibattito elettorale, né di vederli accostati a slogan di partito pronunciati nelle aule delle istituzioni. La figura di San Paolo appartiene a tutti ed è un patrimonio di salvezza universale che scuote le coscienze, non un simbolo da piegare alle retoriche di parte.

Di qui l’invito “a rispettare la sacralità delle Scritture e la storia della Chiesa, ricordando le parole stesse dell'apostolo: 'nessuno cerchi il proprio interesse, ma ciascuno quello degli altri'. Le Sacre Scritture non si prestano a essere ridotte a un manifesto politico".

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