Susanna Ceccardi, eurodeputata della Lega, si dice che lei ieri (lunedì, ndr) fosse tra coloro che nella chat del Consiglio federale ha scritto, riferendosi ad Attilio Fontata, “non tiriamo fuori questioni pubblicamente”. È così?
«Sì. Ho detto che già duemila anni fa si diceva che i dissidi interni logorano i movimenti, mentre la concordia è ciò che li fa crescere».
Però, se c’è un problema, come lo si affronta?
«Nelle sedi opportune. C’è stato un congresso l’anno scorso che è stato unitario. Quando sono nel Consiglio federale non sono una che dice sempre “signorsì”: porto anche la mia visione delle cose».
Però dal congresso di Firenze è passato più di un anno, sono successe molte come la scissione di Vannacci e la questione lombarda.
«Abbiamo cinque ministri lombardi, il te…
Susanna Ceccardi, eurodeputata della Lega, si dice che lei ieri (lunedì, ndr) fosse tra coloro che nella chat del Consiglio federale ha scritto, riferendosi ad Attilio Fontata, “non tiriamo fuori questioni pubblicamente”. È così?
«Sì. Ho detto che già duemila anni fa si diceva che i dissidi interni logorano i movimenti, mentre la concordia è ciò che li fa crescere».
Però, se c’è un problema, come lo si affronta?
«Nelle sedi opportune. C’è stato un congresso l’anno scorso che è stato unitario. Quando sono nel Consiglio federale non sono una che dice sempre “signorsì”: porto anche la mia visione delle cose».
Però dal congresso di Firenze è passato più di un anno, sono successe molte come la scissione di Vannacci e la questione lombarda.
«Abbiamo cinque ministri lombardi, il tema del Nord è già ampiamente rappresentato. Si è votata l’autonomia dopo moltissimi anni, una delle battaglie vinte dalla Lega. Invece di festeggiare, ci stiamo a lamentare».
Lei era stata critica su Vannacci e, col senno di poi, aveva ragione. Ma non c’è una responsabilità politica di Salvini?
«Non ero contraria alla candidatura di Vannacci, anzi ero favorevole. È stato lui a essere scorretto. Sono stata critica perché mi rendevo già conto che faceva il falso. Salvini è stato in buona fede e non mi sento di attribuirgli la responsabilità di aver dato fiducia a una persona».
E l’idea di una gestione più collegiale del partito? Salvini lo guida da tredici anni e la sua leadership non è mai stata messa in discussione. Vede da parte sua la possibilità o l’intenzione di rimetterla un po’ in discussione?
«Salvini ha con sé la stragrande maggioranza di eletti, militanti e dirigenti del Consiglio federale. Quindi mi sembra più una cosa giornalistica che una possibilità reale. Il partito, però, è sempre stato contendibile. Quando scadrà Salvini o se dovesse venire meno la fiducia del Consiglio federale ne riparleremo, ma non mi sembra questo il caso. Se qualcuno vuole continuare strumentalmente a creare un problema sui giornali, problema suo».
Ma a Pontida questo malcontento potrebbe venire un po’ allo scoperto. Non temete che cosa possa poi scoppiarvi in faccia?
«Pontida sarà un giorno di festa. Si dice sempre che la Lega ha gli anticorpi, per questo è il partito più longevo in Parlamento: quando c’è qualche defezione o qualche tentativo di metterla in difficoltà, sa reagire. Sarà così».
Ma allora come spiega il malcontento espresso da Fontana, persona di lungo corso senza mire personali, o da Fedriga e Zaia?
«Fedriga e Zaia non hanno mai attaccato Salvini. Comunque non vedo tante ragioni politiche, mi stupisce che ci siano istanze che dicono: bisogna tornare alla Lega Nord. Non è possibile, è una stagione che non c’è più, né c’è questa vocazione nel nostro elettorato. Tornare a una stagione secessionista, secondo me, non è più possibile. È un’ipotesi utopica».
Con una Lega nazionale, che punta molto sui temi dell’immigrazione e sui temi identitari, non rischiate di essere un po’ un doppione di Fn?
«Futuro nazionale e Vannacci non sanno come fare quelle cose. Io sono iscritta alla Lega da vent’anni, ho attraversato tutte le fasi e cerco di guardare avanti con una visione realistica, ma anche idealista, perché gli ideali non devono mai mancare per chi fa politica. Idealista, ma realista. Quello che dico è che in queste critiche manca un po’ sia l’idealismo sia il realismo. Vedo un retropensiero che non è propriamente idealista».
Non teme, allora, il rischio di una scissione se non si trova un luogo di confronto, come potrebbe essere un nuovo congresso?
«Altri hanno già fatto “Prima il Nord” e non so dove siano finiti. Finché erano candidati bene, poi hanno perso il posto, hanno fatto la scissione “idealista” e sono spariti».