Gianna Gancia, ex eurodeputata, oggi consigliera regionale del Piemonte, sposata con Roberto Calderoli dal 2015 e sempre gelosa della sua autonomia, non le manda a dire: «Nella Lega ci sono stati e restano troppi ruffiani di corte, compreso chi oggi critica Salvini».
Lei, per molto tempo, aveva messo in guardia il partito sui rischi che correva. E ora come la vede?
«È una commedia degli equivoci pirandelliana. Perché abbiamo avuto tutto il tempo per riflettere e parlare. Nessuno l’ha mai fatto, sono stati tutti zitti. Viene il sospetto che questo gran darsi da fare di molti non sia legato soltanto alle sorti della Lega, ma anche alla volontà di non perdere ciò che Salvini stesso ha garantito loro».
Si riferisce a Romeo, Fontana, Zaia e via dicendo?
«Non è questione di nomi…
Gianna Gancia, ex eurodeputata, oggi consigliera regionale del Piemonte, sposata con Roberto Calderoli dal 2015 e sempre gelosa della sua autonomia, non le manda a dire: «Nella Lega ci sono stati e restano troppi ruffiani di corte, compreso chi oggi critica Salvini».
Lei, per molto tempo, aveva messo in guardia il partito sui rischi che correva. E ora come la vede?
«È una commedia degli equivoci pirandelliana. Perché abbiamo avuto tutto il tempo per riflettere e parlare. Nessuno l’ha mai fatto, sono stati tutti zitti. Viene il sospetto che questo gran darsi da fare di molti non sia legato soltanto alle sorti della Lega, ma anche alla volontà di non perdere ciò che Salvini stesso ha garantito loro».
Si riferisce a Romeo, Fontana, Zaia e via dicendo?
«Non è questione di nomi. So che ero sola negli anni passati a espormi. Ci sono stati tanti Consigli federali, un congresso...».
Quindi difende Salvini ora?
«No, ma dico che queste persone o non capivano la politica oppure oggi sono opportuniste».
Niente “meglio tardi che mai”?
«No. Siamo arrivati fino all’alleanza in Europa all’Afd, l’estrema destra tedesca, nessuno tranne me disse una parola. Di errori ne sono stati commessi troppi».
Errori di Salvini?
«Di tutta la classe dirigente. Molti di quelli che oggi protestano hanno ricevuto dei benefici da Salvini».
La Lega vive una fase molto difficile. Come dovrebbe uscirne?
«La Lega, per come la intendevamo noi, è morta e sepolta da anni. Ma tra gli estremismi, tra chi inneggia a Mussolini, Hitler o Putin, c’è un mare di gente perbene. E non ci si può affidare soltanto all’uomo solo al comando. Il discorso deve essere culturale, una dottrina attorno alla quale ritrovarsi e ragionare».
E Salvini cosa dovrebbe fare?
«Non sono certo io a poterlo consigliare. Una cosa gliel’ho detta con molta franchezza. Quando ci fu il congresso in cui diede l’ordine di non votarmi contro Riccardo Molinari, in Piemonte, gli dissi: “Le persone come me sono quelle che ci saranno nel momento del bisogno. Poi ci sono tutti i ruffiani di corte”».
Lei fa risalire la crisi della Lega molto indietro nel tempo.
«Sì. Io la storia della Lega l’ho vissuta. Maroni, nel 2011, credette di poter diventare presidente del Consiglio. Fui convocata a casa di Cota, insieme a Calderoli. Maroni ci chiese di far fuori Bossi. Noi ci alzammo e ce ne andammo, anche Cota era contrario. Maroni dopo si affidò a Salvini pensando di poterlo controllare, ma non andò così. Salvini si trovò a gestire una situazione enorme ma anche quei 49 milioni. Maroni e poi Salvini spesero moltissimo per le campagne, nacque la “Bestia” e così via. E chi si sveglia ora: o erano scemi prima, o sono opportunisti».
Pensa che sia ancora possibile trovare un accordo?
«Sì se tutti ragionano e si parlano. Sono ottimista per natura. Se certe cose se le fossero dette in una stanza sarebbe diverso; dette sui giornali, sono difficili da arginare».
Pontida potrebbe essere il momento dello scontro pubblico definitivo?
«Se usano tutti la testa potrebbe invece essere il momento della riappacificazione. Ma molti di quelli che adesso fanno i furbi sono gli stessi che andarono con le scope contro Bossi, al quale dovevano tutto. È una storia già vista».
Ma quale potrebbe essere il punto di caduta per evitare una separazione?
«Serve un compromesso. Ma chi metti al posto di Salvini? Qualcuno che per tredici anni ha applaudito tutte le stupidaggini e non ha detto “be” quando invece c’era da protestare? Dopo tanto silenzio, c’è il bisogno di una discussione aperta e chiarificatrice, mi rendo conto che sarà inevitabilmente dura»,
E invece ripensando a Bossi?
«Una delle ultime volte che l’ho visto mi ha detto: “Cerchiamo comunque di tenere la Lega unita”. Devo a lui se sono ancora qui: è una promessa che gli ho fatto».