Patto Ue, Svezia e Finlandia preparano i ritorni in Italia. Madrid frena su espulsioni dublinanti
di Stefano BaldoliniE cinque. Dopo Berlino, Berna, Vienna, Helsinki, anche Stoccolma si prepara a rinviare in Italia i “dublinanti”. Già nel primo pomeriggio la posizione chiara era arrivata dal ministero dell’Interno finlandese: la Finlandia aveva fatto sapere che "i trasferimenti sulla base del nuovo Patto Ue per l’asilo sono attualmente in fase di preparazione". Appena qualche ora dopo, l’annuncio di Stoccolma: "La Svezia ha effettuato trasferimenti di migranti verso l'Italia e intendiamo continuare a farlo, in conformità con le disposizioni del Patto sull'immigrazione e l'asilo" ha dichiarato Victoria Holmqvist, portavoce del ministro svedese per la migrazione Johan Forssell. "È importante che la nostra collaborazione funzioni bene affinché la migrazione verso l'Europa sia ben gestita e controllata", ha spiegato la portavoce. "Dal punto di vista svedese - ha aggiunto - non si tratta di una novità, ma da quando è entrato in vigore il patto europeo i trasferimenti ai sensi del regolamento di Dublino f…
E cinque. Dopo Berlino, Berna, Vienna, Helsinki, anche Stoccolma si prepara a rinviare in Italia i “dublinanti”. Già nel primo pomeriggio la posizione chiara era arrivata dal ministero dell’Interno finlandese: la Finlandia aveva fatto sapere che "i trasferimenti sulla base del nuovo Patto Ue per l’asilo sono attualmente in fase di preparazione". Appena qualche ora dopo, l’annuncio di Stoccolma: "La Svezia ha effettuato trasferimenti di migranti verso l'Italia e intendiamo continuare a farlo, in conformità con le disposizioni del Patto sull'immigrazione e l'asilo" ha dichiarato Victoria Holmqvist, portavoce del ministro svedese per la migrazione Johan Forssell. "È importante che la nostra collaborazione funzioni bene affinché la migrazione verso l'Europa sia ben gestita e controllata", ha spiegato la portavoce. "Dal punto di vista svedese - ha aggiunto - non si tratta di una novità, ma da quando è entrato in vigore il patto europeo i trasferimenti ai sensi del regolamento di Dublino funzionano meglio". Il governo spagnolo, invece, "è "favorevole" a gestire la questione dei cosidetti dublinanti attraverso i meccanismi europei di solidarietà previsti nel Patto europeo su migrazione e asilo e le normative recenti dell'Unione europea, "piuttosto che ricorrere a espulsioni o restrizioni bilaterali isolate". Lo riferiscono fonti del ministero dell'Interno spagnolo.
Ieri dopo Germania e Svizzera anche l’Austria aveva applicato le nuove regole derivanti dal nuovo Patto su migrazione e asilo entrato in vigore lo scorso 12 giugno e annunciato di aver ritrasferito nel nostro Paese quattro “dublinanti” entrati dal confine con l’Italia. Dal 5 dicembre 2022 - data della circolare del ministro dell'Interno italiano, Matteo Piantedosi, che ha bloccato i rientri - al 31 dicembre 2025 sono state in tutto 80mila le richieste all'Italia di presa in carico dei cosiddetti “dublinanti”. Richieste per la grandissima parte inevase.
Chi sono i “dublinanti”
Vengono definiti “dublinanti” i richiedenti asilo che, dopo avere presentato domanda di protezione nel primo Stato in cui sono stati identificati si spostano in un altro Stato. In questo caso il Regolamento di Dublino II del 2003, prevede che gli stessi debbano essere riportati nel Paese in cui sono stati identificati la prima volta e a cui spetta la gestione della domanda.
Ovviamente sono i Paesi di primo approdo come l’Italia a registrare il maggior numero di migranti che dopo essere sbarcati ed identificati si spostano in altri Paesi europei.
Secondo gli ultimi dati Eurostat, proprio l'Italia è il Paese che ha ricevuto nel 2025 più richieste di riprendersi migranti da altri Stati Ue: 24.152, di cui soltanto 85 effettivamente accettati. Mentre la Germania è quello che ha inviato più richieste in uscita: 35.993, con 5.377 trasferimenti poi avvenuti.
L’avvertimento della Commissione
Difficile evitare la potenziale crisi dei “dublinanti” che rischia di impattare sul governo italiano in piena campagna elettorale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha fatto proprio il nuovo Patto perché apriva agli hub nei Paesi terzi (il cosiddetto modello Albania), ha le armi spuntate.
A ricordare al nostro governo che non sarebbe stato più possibile sospendere il regolamento di Dublino, è stata la stessa Commissione europea il 15 luglio scorso in una prima valutazione sullo stato dei trasferimenti dei richiedenti asilo in Italia e Grecia. Nella comunicazione Bruxelles puntava l’indice contro l'Italia “che non ha ancora realmente ripreso ad accogliere i richiedenti asilo trasferiti dagli altri Stati Ue”.
Dopo l’entrata in vigore del 12 giugno "uno Stato membro ricevente non può rifiutare un trasferimento e deve proporre una data alternativa" per farlo. Di qui l’invito a Roma "a rimuovere con urgenza tutti gli ostacoli rimanenti, anche interrompendo le pratiche che finora hanno impedito i trasferimenti, e garantire il necessario impegno e la cooperazione operativa con gli altri Stati membri su tutti gli aspetti pratici e logistici, affinché i trasferimenti siano effettivamente effettuati". L’ammonimento arrivava dopo il no italiano a 12 trasferimenti chiesti tra il 12 giugno e il 7 luglio, da 8 Stati membri. Ora l’effetto domino sembra innescato. E il 15 ottobre ci sarà una seconda valutazione del comportamento italiano da parte della Commissione.
Le reazioni
Per il segretario di + Europa. Riccardo Magi, “la linea del nostro governo sui migranti si sta rivelando un boomerang. Per anni abbiamo insistito sulla necessità di superare il regolamento di Dublino con norme che sancissero l'obbligo di condivisione dell'accoglienza e di redistribuzione tra i Paesi membri. Meloni non solo si è sempre detta contraria a questa soluzione, ma con la decisione di sospendere Schengen con la Spagna dopo Ceuta ha scatenato un vero e proprio effetto a valanga per cui tutti i Paesi membri alzano la guardia applicando alla lettera il nuovo piano europeo, voluto fortemente anche dal nostro governo: Meloni dica cosa vuole fare ora, come intende rispondere e soprattutto se si rifiuterà di applicare il nuovo piano europeo sui migranti che lei stessa ha rivendicato”, conclude Magi.
Parla di un “autogol clamoroso” il leader di Italia Viva, Matteo Renzi: “Per rincorrere Vannacci, Giorgia Meloni ha infranto le regole europee. E adesso – attacca in un post sui social – Germania, Svizzera, Austria e Finlandia ci restituiscono pan per focaccia rimandandoci indietro persone che altrimenti non sarebbero mai tornate in Italia. E brava Giorgia, bel capolavoro: hai rotto la solidarietà europea e ora ci toccano i cocci. Ma ci rendiamo conto dei danni che fa questo governo?”.
"Esaltato dalla presidente Meloni come un successo italiano, il nuovo 'regolamento europeo su migrazione e asilo' si sta rivelando un boomerang per l'Italia" dichiara il deputato Pd Piero Fassino, vicepresidente della commissione Esteri della Camera. "Germania, Austria, Svizzera, Finlandia - sottolinea Fassino - si preparano a rispedire in Italia i migranti sbarcati nel nostro paese, ma insediatisi in realtà nel nord Europa. E altri paesi manifestano la stessa intenzione. La presidente Meloni e la sua maggioranza dovrebbero interrogarsi su quanto sia stato lungimirante battersi per norme che si stanno rivelando disumane per le persone e pessime per l'Italia".
E il capo delegazione europea del Pd, Nicola Zingaretti, osserva invece: "Lo abbiamo sempre detto: il governo italiano e il suo antieuropeismo ci avrebbero isolato e indebolito. Aver rotto la solidarietà europea è stato sbagliato e un grande autogol. A questo caos contribuiscono le nuove norme europee volute dai nazionalisti, contro cui abbiamo votato. Norme prima di tutto disumane, oltre che inutili nella gestione dei flussi migratori. Il nazionalismo non protegge gli Stati: li rende più soli e più deboli".
"E' clamoroso il boomerang della trovata propagandistica di Giorgia Meloni di sospendere Schengen contro la Spagna. E così appena dopo la Germania, l'Austria e la Svizzera, anche la Finlandia e la Svezia dichiarano che ricominciano a rimandare in Italia i migranti entrati in Europa dal nostro paese. Quando dicevo che su Ceuta Meloni ha creato un precedente pericoloso per l'Europa, ma soprattutto per l'Italia, intendevo esattamente questo". Lo dichiara la segretaria del Pd Elly Schlein. "Con l'aggravante che Meloni per la sua cieca ideologia non ha mai portato avanti la più rilevante battaglia da fare a Bruxelles nell'interesse nazionale: quella sulla solidarietà europea, anche sull'accoglienza. Per superare l'ingiusto criterio Dublino del 'primo paese di ingresso' e stabilire finalmente che chi entra in Italia, entra in Europa, e ciascun paese UE deve fare la sua parte nell'accoglienza. Stiamo parlando di persone, non di pacchi. E non si possono mandare in giro per cinico calcolo politico. E' ridicolo che Meloni racconti di aver cambiato la musica in Europa, quando in realtà stava facendo un favore a quei paesi che non vogliono condividere l'accoglienza di chi entra in Europa dall'Italia e sono ben contenti di discutere solo dei fallimentari centri in Albania: inumani, illegali, e rimasti pure vuoti", conclude la segretaria del Pd.
Per il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, "L'inutile e dannoso show su Ceuta e delle scelte sui migranti hanno prodotto un bel cortocircuito: dopo la propaganda roboante del governo contro la Spagna, ora Svezia, Austria, Svizzera, Germania e Finlandia sono in fila per rimandare in Italia i migranti da noi registrati. Un capolavoro targato Meloni: i rimpatri funzionano, ma contro di noi".
“Sentire Fratelli d’Italia parlare di ‘leadership italiana in Europa’ mentre Germania, Austria, Svizzera, e oggi anche Finlandia e Svezia, preparano o riattivano trasferimenti di migranti verso il nostro Paese sarebbe grottesco se le conseguenze non ricadessero sull’Italia" osserva il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia. “Il governo Meloni ha trasformato la crisi di Ceuta in una prova muscolare contro la Spagna, sospendendo Schengen e rompendo proprio quel principio di solidarietà europea che l’Italia ha sempre chiesto quando la pressione migratoria riguardava Lampedusa. E oggi scopre che in Europa non si può pretendere solidarietà a senso unico.Inseguendo ideologicamente Trump e Vannacci, Meloni sta compiendo un gigantesco autogol, isolando l’Italia proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di un’Europa unita e forte.La nostra idea di Europa è l’opposto: la forza del diritto contro la legge del più forte, la solidarietà contro l’egoismo nazionale, la cooperazione contro il conflitto permanente, perché nessun interesse nazionale si difende davvero indebolendo le istituzioni e le regole comuni.Altro che modello Meloni. Questo è il fallimento del sovranismo: per fare propaganda contro gli altri governi europei si finisce per isolare il proprio Paese e indebolirne gli interessi”.