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Ranucci, la Rai studia lo stop. L’avvocato: “Una scelta politica”

Il giornalista Sigfrido Ranucci si affaccia dal balcone della redazione di Report (ansa)

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La tv pubblica pensa di sospendere il conduttore per la mail di Corsini girata a Lavitola. Ma si teme la causa di lavoro
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ROMA – S’infittiscono le voci di una sospensione di Sigfrido Ranucci. Ma il conduttore di Report si difenderà in tutte le sedi competenti. Eloquente la nota diffusa ieri dal suo avvocato, Roberto De Vita: «Ogni iniziativa che la Rai dovesse assumere in questo momento sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità che sono state alimentate incessantemente, da polemiche pretestuose anche all’interno dell’azienda». La rimozione sarebbe una scelta politica, aggiunge il legale, e come tale illegittima, poiché sconterebbe «le già manifestate indicazioni condizionanti di esponenti di vertice governativo e istituzionale». Ma quanto sono fondate queste indiscrezioni sulla rimozione? Difficile ipotizzare decisioni draconiane in pieno agosto. Secondo Libero, che ieri ha fatto questo titolo: «La Rai ha deciso di sospendere Ranucci», però «i tempi dovrebbero essere rapidi».

La Rai è un alveare di illazioni. Ma davvero Viale Mazzini intende procedere con la linea dura, infilandosi in una causa dal…

ROMA – S’infittiscono le voci di una sospensione di Sigfrido Ranucci. Ma il conduttore di Report si difenderà in tutte le sedi competenti. Eloquente la nota diffusa ieri dal suo avvocato, Roberto De Vita: «Ogni iniziativa che la Rai dovesse assumere in questo momento sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità che sono state alimentate incessantemente, da polemiche pretestuose anche all’interno dell’azienda». La rimozione sarebbe una scelta politica, aggiunge il legale, e come tale illegittima, poiché sconterebbe «le già manifestate indicazioni condizionanti di esponenti di vertice governativo e istituzionale». Ma quanto sono fondate queste indiscrezioni sulla rimozione? Difficile ipotizzare decisioni draconiane in pieno agosto. Secondo Libero, che ieri ha fatto questo titolo: «La Rai ha deciso di sospendere Ranucci», però «i tempi dovrebbero essere rapidi».

La Rai è un alveare di illazioni. Ma davvero Viale Mazzini intende procedere con la linea dura, infilandosi in una causa dall’esito incerto? Ranucci, per i giudici, in questa storia è parte lesa. Ci sono i precedenti di Michele Santoro e Paolo Ruffini, che non finirono bene per l’azienda. Due vicende simbolo del berlusconismo. Dopo «l’editto bulgaro» di Silvio Berlusconi nel maggio 2002 si decise la chiusura di Sciuscià, condotto da Santoro, «un programma – disse l’allora presidente della Rai, Antonio Baldassarre – che può andare bene per il Venezuela, non per l’Italia». Santoro fece causa. Una battaglia simbolo di quegli anni. Ottenne il reintegro. Il 26 gennaio 2005 il giudice del lavoro ordinò che tornasse a fare il suo lavoro, ovvero a «condurre programmi televisivi di approfondimento dell’informazione».

Nel 2009 Paolo Ruffini venne rimosso da direttore di Rai3, la rete di Ballarò, Parla con me, Report, programmi nel mirino del Cavaliere. Anche qui, l’anno dopo, il giudice diede ragione al giornalista, poiché la sostituzione presentava «un chiaro connotato di motivazione discriminatoria e quindi illecita». Questi precedenti pesano, alla vigilia di una campagna elettorale. Anche perché il caso Lavitola-Ranucci è diventato non solo il romanzo nero dell’estate, ma è stato ripreso dalla stampa internazionale.

Perdipiù è difficile ricollocare Ranucci con un incarico equipollente. Anche perché non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro dalla guida di Report. È vero che l’episodio della mail di rimprovero del direttore dell’approfondimento Paolo Corsini girata da Ranucci a Valter Lavitola potrebbe configurarsi come un illecito disciplinare, ma non tale, fanno notare gli esperti di regole Rai, da provocare una rimozione, al massimo qualche giorno di sospensione. C’è chi sostiene che la questione si potrà risolvere solo con un accordo tra le parti. Resta poi da capire chi potrebbe sostituirlo. Un nome che va per la maggiore è quello di Peter Gomez, il direttore del fattoquotidiano.it. Ha esperienza televisiva. È anche un uomo macchina, non solo un conduttore. E ha già collaborato con la Rai: Un alieno in patria e Giù la maschera, quest’ultima è la trasmissione radio condotta da Marcello Foa.

Nel frattempo Ranucci si difende. Sostiene il suo legale che le ragioni addotte per l’eventuale avvicendamento sarebbero «laterali alla vicenda, frequentazioni, fonti e inchieste controverse, sarebbero espedienti e artifici formali e sostanziali. Le incompatibilità ambientali sarebbero un pretesto cortese e si tradurrebbero di fatto nella punizione della vittima».

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