✕

“Insieme contro l’odio”: l’incontro tra la sorella del prete ucciso a Rouen e la madre del killer

Nacera Kermiche (a sinistra) e Roseline Hamel

 

Ascolta l'audio

A dieci anni dall’omicidio di padre Jacques Hamel le due donne sono diventate amiche e aprono il meeting di Rimini: “Speriamo di parlare con il Papa”
3 minuti di lettura

«Se non avessi fatto la scelta temeraria di incontrarla? Credo che il mio corpo, la mia salute non avrebbero retto», ti spiega Roseline, 86 anni portati con straordinaria lucidità, vestita elegante davanti al pc, i disegni delle nipoti attaccati sul frigo. «Io non so in quale buco avrei nascosto la mia vita: schiacciata dalle domande, dai sensi di colpa», confessa Nassera, di 63, docente, madre di altri quattro figli, anche lei videocollegata, prima di partire per l’Italia. Due donne — lontane per età, radici, religione — che sembravano destinate solo a odiarsi nella Francia devastata dagli attacchi terroristici. Roseline è sorella di padre Jacques Hamel, anziano sacerdote sgozzato il 26 luglio 2016 sull’altare della chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, a Rouen. Nassera Kermiche è madre di Adel, l’assassino 19enne, poi ucciso nell’assalto. Dieci anni dopo quelle loro urla strazianti, a legarle c’è un’amicizia che va contro ogni logica umana — come scrive il cardinale Pizzaballa nella p…

«Se non avessi fatto la scelta temeraria di incontrarla? Credo che il mio corpo, la mia salute non avrebbero retto», ti spiega Roseline, 86 anni portati con straordinaria lucidità, vestita elegante davanti al pc, i disegni delle nipoti attaccati sul frigo. «Io non so in quale buco avrei nascosto la mia vita: schiacciata dalle domande, dai sensi di colpa», confessa Nassera, di 63, docente, madre di altri quattro figli, anche lei videocollegata, prima di partire per l’Italia. Due donne — lontane per età, radici, religione — che sembravano destinate solo a odiarsi nella Francia devastata dagli attacchi terroristici. Roseline è sorella di padre Jacques Hamel, anziano sacerdote sgozzato il 26 luglio 2016 sull’altare della chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, a Rouen. Nassera Kermiche è madre di Adel, l’assassino 19enne, poi ucciso nell’assalto. Dieci anni dopo quelle loro urla strazianti, a legarle c’è un’amicizia che va contro ogni logica umana — come scrive il cardinale Pizzaballa nella prefazione al toccante libro “Sorelle di dolore”, scritto con Samuel Lieven (una coedizione Ares e Libreria Editrice Vaticana). E non a caso saranno queste due donne-simbolo con il loro racconto ad aprire, domani, con il presidente Bernhard Scholz, il Meeting di Cl a Rimini.

Roseline Hamel e Nassera Kermiche, davvero non ricordate il giorno preciso in cui è caduto il muro tra voi e vi siete incontrate?

Roseline Hamel: «Sembra strano, ma nel tumulto di molte vite squassate, il nostro è stato un avvicinarsi progressivo. Credo fosse la Domenica delle Palme del 2017 quando ci siamo sentite al telefono, per la prima volta. E poi, piano piano, c’è voluto un anno perché ci vedessimo, era il 2018».

Nassera Kermiche: «Io neanche sapevo che padre Jacques avesse una sorella. Avevo provato, mesi prima, a contattare le suore testimoni dell’attentato, ma erano ancora troppo sofferenti. E tremavo quasi, quando ho visto Roseline. Ho chiesto subito perdono per la ferocia che ha stroncato un sacerdote come suo fratello, sapendo dentro di me che Adel, fosse stato vivo, lo avrebbe fatto lui. E lei era emozionata quanto me, mi portava un’orchidea. È gialla, mi ha detto, il colore della resurrezione, prendila. Ma all’inizio abbiamo fatto tutto di nascosto, anche le nostre famiglie non sapevano».

Gli ostacoli più grandi da superare erano dentro di voi, o fuori, nella società?

Nassera: «All’inizio ci sono stati commenti malvagi. “Ma cosa fanno queste due, sottobraccio”. E anche nella mia famiglia c’erano dubbi, eravamo sotto l’inevitabile onda del linciaggio, ma mi hanno detto: se te la senti, vai. Intanto temevo che mi avrebbero tolto l’insegnamento, che per quell’orrore avrebbero pagato gli altri miei figli, tutti noi. Invece la scuola mi è stata vicina. I miei figli stanno realizzando i loro sogni. E i miei sensi di colpa li tengo a bada: abbiamo fatto di tutto per evitare che Adel si radicalizzasse. Ma non ho capito fino in fondo che lo avevano già manipolato».

Roseline: «Il percorso che avevo in mente non piaceva all’inizio, mi sono arrabbiata con la mia comunità. Nella stessa parrocchia di mio fratello mi dissuadevano dal costruire una relazione con Nassera: “ma dove vai, ma cosa ti sei messa in testa”. Solo dopo aver letto il libro, alcuni si sono scusati. Poi, dentro di me, certo, avevo i miei demoni. Per la sorella di colui che sta celebrando la passione di Cristo sull’altare, vedere come sia finito tuo fratello ti annienta la fede, ti costringe a parlare con poca grazia anche con il tuo Dio: ma tu dov’eri, che cosa hai lasciato accadere».

E poi?

Roseline: «Però guardavo sempre a Maria, a come lei aveva reagito. E lentamente la mia fede si è ricostruita, si è fatta strada un’altra domanda: la madre di chi ha ucciso, lei che ha perso un figlio così giovane ed è sotto l’onta, la vergogna, quanto soffre più di me?».

Tanti si chiedono in questi casi: è testimonianza, o vera amicizia?

Nassera: «Siamo come sorelle libere, che fanno cose che sentono. Roseline è venuta sulla tomba di mio figlio con un fiore, non potrò dimenticarlo. E ho un altro ricordo: noi due sole, di notte a Parigi, in strada a parlare. C’era gioia, leggerezza, dopo tanto dolore»

Roseline: «Da quando abbiamo raccontato la nostra storia, stiamo vivendo incontri con persone importanti, gente che ha potere e che spero si occupi di tanti giovani e periferie. Ma a volte ti danno piacere anche le cose più umane. Come una passeggiata. O il calore delle persone che ti rinnova le energie. Come succederà anche a Rimini, sono sicura».

Di cosa ridete insieme?

Roseline: «Spesso. Per esempio mi ha sorpreso che ci abbiano scelte come madrine nella nostra Rouen, alla festa di Giovanna d’Arco. Insomma, non siamo ragazze: ma è bello, ci hanno spiegato che siamo “guerriere” della riconciliazione».

Roseline, suo fratello è diventato un martire civile e la ex canonica un luogo di culto, a Rouen. Ma dieci anni dopo, ci sono più guerre e violenze, aumentano i ragazzi radicalizzati.

Roseline: «Mio fratello era solitario ma un sacerdote generoso e profondamente connesso al Vangelo. Sono sicura che ispirerà tanti sulla via del perdono e della costruzione dell’ascolto. I percorsi di pace non fanno rumore».

Nassera: «Anche io non voglio essere pessimista. Se c’è una fessura che possiamo scavare in mezzo a tanta violenza, da lì si salvano vite. Chiedo che i potenti si fermino a riflettere».

Davvero pensate, come scrivete nel libro, che padre Jacques e Adel si siano incontrati, lì dove sono?

Nassera: «Mio figlio ha commesso un crimine, ha sbagliato tutto e nessuno è ruscito a fermarlo, né la prigione né i servizi sociali. Ma pensava di servire il suo dio. E ha pagato con la vita, perciò spero abbia trovato il modo di dire a padre Jacques che è pentito».

Roseline; «Anche io li immagino in qualche modo vicini. Come Cristo con il buon ladrone»

Quanto conta il fatto che foste due donne: entrambe spose di due camionisti, con difficoltà familiari e dolori pregressi?

Roseline: «Forse sì, molto, ci siamo dette tante cose».

Saluterete il Papa, a Rimini?

«Sì, ne siamo felici». «Un onore». Sui loro pc, ora hanno lo stesso sorriso complice: «Speriamo anche di potergli parlare per pochi secondi».

Leggi i commenti