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Ranucci sul palco: “Mi vietano di parlare, rischio il licenziamento”

Sigfrido Ranucci durante l'evento pubblico a Fiera di Primiero

 

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Dietrofront sulla querela alla giudice Forleo: “Ha ripreso notizie da Foglio e Sottile, sposterò l’attenzione sui mandanti”. Il legale frena
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FIERA DI PRIMIERO (TRENTO) – «Mentre sono sotto attacco, io penso solo a non distrarmi e ad andare avanti con il rigore del mio lavoro. Nel nostro mestiere, in ogni istante della vita, abbiamo un piede nella favola e l’altro nell’abisso. Il mio maestro Roberto Morrione citava sempre la “teoria del trapezista”: quando pensi di essere diventato l’obiettivo di qualcuno, salta in avanti sull’altro trapezio, sarà più complicato colpirti». Anche a Fiera di Primiero le allusioni di Sigfrido Ranucci sono accolte dall’applauso di centinaia di persone che lo incitano «a resistere». Sono qui per lo spettacolo teatrale “Diario di un trapezista”, tratto dalla sua autobiografia professionale “La scelta”, uscita due anni fa.

Clima surreale: fuori e dentro l’auditorium la “sua gente”, che ormai lo segue nelle tappe dell’estivo tour alpino. Su media, social e piattaforme, partiti e informazione di destra che lo fanno a pezzi. «Per demolire anche la libertà di Report — ricorda Ranucci — in vista della …

FIERA DI PRIMIERO (TRENTO) – «Mentre sono sotto attacco, io penso solo a non distrarmi e ad andare avanti con il rigore del mio lavoro. Nel nostro mestiere, in ogni istante della vita, abbiamo un piede nella favola e l’altro nell’abisso. Il mio maestro Roberto Morrione citava sempre la “teoria del trapezista”: quando pensi di essere diventato l’obiettivo di qualcuno, salta in avanti sull’altro trapezio, sarà più complicato colpirti». Anche a Fiera di Primiero le allusioni di Sigfrido Ranucci sono accolte dall’applauso di centinaia di persone che lo incitano «a resistere». Sono qui per lo spettacolo teatrale “Diario di un trapezista”, tratto dalla sua autobiografia professionale “La scelta”, uscita due anni fa.

Clima surreale: fuori e dentro l’auditorium la “sua gente”, che ormai lo segue nelle tappe dell’estivo tour alpino. Su media, social e piattaforme, partiti e informazione di destra che lo fanno a pezzi. «Per demolire anche la libertà di Report — ricorda Ranucci — in vista della campagna elettorale». Tre piazze in tre giorni, dopo l’arresto del suo amico Valter Lavitola, da Lavarone al Primiero e infine questa sera ad Asiago. «Io non smetto mai di saltare in avanti — ripete in teatro quella che resta la vittima dell’attentato confessato dal faccendiere — con la consapevolezza che i nostri approfondimenti e le nostre battaglie per l’informazione libera rimarranno al servizio del bene comune».

Nessuna dichiarazione, sulla bufera che lo investe. «Questa mattina — spiega — la Rai mi ha ricordato che per parlare nel merito devo avere l’autorizzazione. Se non lo faccio, violo il codice etico: al terzo richiamo c’è il licenziamento. Non mi pare il caso di agevolare le cose, visto che oggi per l’azienda l’unico problema sono io». L’attesa per le scelte dei vertici, con l’imminente cacciata anticipata dai media del gruppo Angelucci? «Niente ci può impedire di andare in onda sempre e comunque — promette nello spettacolo — mantenendo il nostro sguardo libero». Al termine di una giornata scandita dai nuovi attacchi di FdI, da annunci e ritiri di querele, «da oltre duecento articoli su di me e altrettante telefonate» il conduttore di Rai Tre esibisce il sorriso, ma appare sempre più stanco e teso. In serata annuncia lo stop alla querela contro Clementina Forleo, giudice della corte d’appello di Roma. A confermare invece l’azione è il suo avvocato, Roberto de Vita. La magistrata aveva attaccato Ranucci per «le minacce di spifferare le chat con tutti», invitando i colleghi a indagarlo per estorsione. «Ha ammesso di essersi fidata di dichiarazioni sulla stampa che non ho mai fatto — dice il conduttore — prese dal Foglio e dal collega Sottile. Immagino che loro possano mostrare le prove».

A indignarlo, anche l’esortazione dei vertici meloniani «alle femministe di sinistra», per indurle a «insorgere contro la compiaciuta narrazione» di flirt del «conduttore sciupafemmine» con fonti e producer, contenuti nel libro e nella sua messa in scena. Una sarebbe morta tragicamente, dopo l’aiuto nella scoperta dello “scandalo Tosi”: l’ascesa dell’ex sindaco di Verona fu stoppata nel 2014 da Bossi e Berlusconi, ricorrendo a immagini a luci rosse. «Sono un giornalista di inchiesta fino nel midollo — spiega Ranucci — fin da quando ancora non sapevo che lo sarei diventato e da bambino indossavo il costume di Superman». Dopo la denuncia di «un superiore mandante del mandante» e la presa di distanza da Lavitola, ridotto a «caso psichiatrico», ora la linea è rinviare all’incontro con i magistrati «valutazioni e difesa di un caso in cui si vuole mutare in colpevole la vittima».

«È un fatto di rispetto verso la giustizia — dice l’autore di Report — . Ho i giornalisti sotto casa a Roma e mia figlia è assediata, dopo essere sfuggita alla bomba contro di me. Se ancora ho la forza di recitare un’ora e mezzo a braccio è per onorare il valore della scelta dei 30 giornalisti e dei 28 magistrati italiani uccisi, dei 300 cronisti massacrati nel genocidio a Gaza». I misteri dell’attentato e i veleni di chi pretende la sua testa, sembrano piccoli e lontani: sono invece grandi e vicini, e impongono risposte.

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