✕

Meloni sceglie il 'nemico' New York Times per riparlare di Trump: “Pensavo fosse più facile”

Giorgia Meloni e Donald Trump 

 

Ascolta l'audio

La premier rompe il silenzio sul tycoon dopo settimane dalla crisi post Ankara: “Lo risentirò? Vedremo”
1 minuti di lettura

Torna a parlarne dopo settimane di silenzi, imbarazzi, promesse di non tornarci più. “Trump? Rapporti cordiali”, tagliò corto Giorgia Meloni a luglio, durante il vertice di Ankara. E d’altra parte il presidente Usa è il suo punto debole, incarnazione di un fallimento, simbolo di una strategia su cui aveva investito dodici mesi di equilibrismi travolti poi da un post sui social. Torna comunque a parlarne e lo fa scegliendo il contenitore che meno piace al Presidente americano, forse non a caso: lunga intervista al New York Times, anticipata on line e in agenda sul cartaceo per il fine settimana. E dunque, se proprio del tycoon che l’ha insultata pubblicamente (senza mai scusarsi) deve ragionare, allora che accada sul quotidiano liberal che spesso il Presidente Usa indica come propalatore di fake news, definendolo “carta straccia” mentre insegue i suoi cronisti con mandati di comparizione per alcuni scoop.

Altri tempi, quelli in cui Meloni concedeva interviste alla trumpianissima Fox e …

Torna a parlarne dopo settimane di silenzi, imbarazzi, promesse di non tornarci più. “Trump? Rapporti cordiali”, tagliò corto Giorgia Meloni a luglio, durante il vertice di Ankara. E d’altra parte il presidente Usa è il suo punto debole, incarnazione di un fallimento, simbolo di una strategia su cui aveva investito dodici mesi di equilibrismi travolti poi da un post sui social. Torna comunque a parlarne e lo fa scegliendo il contenitore che meno piace al Presidente americano, forse non a caso: lunga intervista al New York Times, anticipata on line e in agenda sul cartaceo per il fine settimana. E dunque, se proprio del tycoon che l’ha insultata pubblicamente (senza mai scusarsi) deve ragionare, allora che accada sul quotidiano liberal che spesso il Presidente Usa indica come propalatore di fake news, definendolo “carta straccia” mentre insegue i suoi cronisti con mandati di comparizione per alcuni scoop.

Altri tempi, quelli in cui Meloni concedeva interviste alla trumpianissima Fox e flirtava con il mondo Maga. E’ lei stessa ad ammetterlo, quando il cronista del Nyt le ricorda che fu l’unica leader occidentale invitata all’Inauguration Day. Quando, insiste, sbandierava l’ambizione di farsi ponte tra Europa e Stati Uniti, anche se il presidente Usa puntava la Groenlandia e minacciava Bruxelles con dazi stratosferici. Tutto finito, tutto fallito. "È chiaro che con Donald Trump ho creduto che le cose sarebbero state più facili, considerata la nostra convergenza su immigrazione e sulla cultura woke. Le cose sono andate in maniera diversa", ammette.

È seguito il gelo, altro che consonanza di vedute sul woke (che tra l’altro è appena stato parzialmente rinnegato anche dalla sinistra democratica americana). E infatti niente più ponte, telefonate, complimenti. Sostiene il giornalista che con il tycoon mancano contatti da diverse settimane. Poi domanda: vi sentirete almeno dopo la pausa estiva?”. La presidente del Consiglio esita, poi risponde: “Beh, vedremo".

Perché tornare a parlarne, dunque? Perché con un media americano, poi? Pesa sicuramente lo stallo diplomatico, visto che nulla si è mosso dagli insulti di primavera. E incide anche la necessità di Meloni di mostrarsi comunque atlantica e amica degli Stati Uniti, di non certificare la rottura di una storica relazione diplomatica tra due Paesi amici e alleati. Conta, infine, anche la possibilità che gli equilibri a Washington possano ribaltarsi dopo le mid-term del prossimo novembre. "Continuo a ritenere che l'unità dell'Occidente sia fondamentale – dice dunque - Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali". Quelli con Trump, si è ormai capito, sono compromessi da un pezzo.

Leggi i commenti