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Anche Svezia e Finlandia rimandano i migranti. Schlein: “Flop del governo”

(agf)

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Si allarga il caso dei “dublinanti”: ora Meloni teme danni d’immagine il rischio di sconfessare l’intesa Ue se l’Italia dirà no ai rientri
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Ufficialmente, la propaganda meloniana continua a mostrarsi inflessibile: le richieste di prendere in carico i dublinanti avanzate dopo il 12 giugno 2026 saranno gestite da Roma con «spirito costruttivo», valutando «i singoli casi» e utilizzando «tutti gli strumenti messi a disposizione dal nuovo Patto europeo, a partire dai meccanismi di compensazione». Per tutto ciò che riguarda invece il periodo precedente, nulla si precisa: è il nodo che imbarazza Palazzo Chigi.

In realtà, fonti dell’esecutivo raccontano un’altra storia: la moratoria che esclude chi è arrivato prima del 12 giugno si applica solo a Francia e Germania, grazie ad accordi bilaterali con Parigi e Berlino. Tutti gli altri Paesi intenzionati a trasferire migranti verso la penisola – ad oggi sono Svizzera e Austria, Finlandia e Svezia, ma sono destinati a moltiplicarsi – non terranno conto di questa restrizione. E l’esecutivo non potrà fare altro che accoglierli. Certo, proverà a rallentare l’iter, prevedendo tra l’altro …

Ufficialmente, la propaganda meloniana continua a mostrarsi inflessibile: le richieste di prendere in carico i dublinanti avanzate dopo il 12 giugno 2026 saranno gestite da Roma con «spirito costruttivo», valutando «i singoli casi» e utilizzando «tutti gli strumenti messi a disposizione dal nuovo Patto europeo, a partire dai meccanismi di compensazione». Per tutto ciò che riguarda invece il periodo precedente, nulla si precisa: è il nodo che imbarazza Palazzo Chigi.

In realtà, fonti dell’esecutivo raccontano un’altra storia: la moratoria che esclude chi è arrivato prima del 12 giugno si applica solo a Francia e Germania, grazie ad accordi bilaterali con Parigi e Berlino. Tutti gli altri Paesi intenzionati a trasferire migranti verso la penisola – ad oggi sono Svizzera e Austria, Finlandia e Svezia, ma sono destinati a moltiplicarsi – non terranno conto di questa restrizione. E l’esecutivo non potrà fare altro che accoglierli. Certo, proverà a rallentare l’iter, prevedendo tra l’altro che molti di quelli spostati in Italia tenteranno di tornare indietro negli altri Stati continentali. Oltre, però, Roma non potrà andare, pena la sconfessione del nuovo Patto fortemente voluto da Meloni.

Ieri è stata appunto la volta di Finlandia e Svezia. E a Palazzo Chigi temono pericolosi danni di immagine per la premier. Al di là dei numeri, pesa la politica: ogni notizia del genere aiuta chi denuncia il fallimento su uno dei dossier più delicati per la destra di governo. Non a caso, i big del centrosinistra si sono scagliati in modo coordinato contro Palazzo Chigi.

Prima si è mosso Matteo Renzi. «Alla fine Meloni ha fatto un autogol clamoroso. Per rincorrere Vannacci ha infranto le regole europee. E adesso Germania, Svizzera, Austria e Finlandia ci restituiscono pan per focaccia. E brava Giorgia, bel capolavoro». Poi è stato il turno di Giuseppe Conte ed Elly Schlein.

La segretaria del Pd denuncia un «clamoroso boomerang». «Quando dicevo che su Ceuta la premier ha creato un precedente pericoloso per l’Europa, ma soprattutto per l’Italia, intendevo esattamente questo», spiega. Infine il capo dei cinquestelle: «L’inutile show su Ceuta ha prodotto un bel cortocircuito. Un capolavoro targato Meloni: i rimpatri funzionano, ma contro di noi».

Sono accuse che i meloniani respingono. «La campagna della sinistra sui dublinanti è penosa», dice Carlo Fidanza. E però, la questione rischia di condizionare i prossimi mesi di campagna elettorale. Anche perché il Viminale, a questo punto, deve sperare che reggano gli accordi con la Libia, il vero ago della bilancia di questa partita.

Le nuove regole prevedono infatti che il transito da Paesi terzi sicuri (tra questi, Tunisia ed Egitto) escluda l’obbligo per Roma di accogliere chi approda in Europa attraverso l’Italia. Non è però incluso nell’elenco dei Paesi sicuri la Libia, tradizionale hub delle partenze verso la penisola. Se da quelle coste dovesse intensificarsi il flusso, il problema graverebbe su Roma negli anni a venire.

Ieri, come detto, si sono mosse Svezia e Finlandia. Dal governo di Stoccolma è arrivata la conferma che trasferimenti di migranti verso l’Italia sono stati «effettuati» e proseguiranno. Anche perché «da quando è entrato in vigore il Patto» questi spostamenti «funzionano meglio». Stessa linea dei finlandesi: «L’entrata in vigore del regolamento Ue – sostiene all’Ansa il ministero dell’Interno di Helsinki - consente la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia». C’è però anche chi sceglie una via diversa. La Francia, ad esempio. «Per decisione politica» non si unirà per adesso a chi rimanda i migranti in Italia. Come Pedro Sanchez, nonostante lo scontro con Meloni. Gli spagnoli sono «favorevoli» a gestire la questione dei dublinanti attraverso i meccanismi europei di solidarietà «piuttosto che ricorrere a espulsioni o restrizioni bilaterali isolate».

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