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“Torni la provincia sulle targhe dell’auto”. La crociata della Lega per l’autonomia “stradale”

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La pdl del Carroccio. Il primo firmatario Giglio Vigna: “Non abbiamo niente di meglio da fare? No, siamo nostalgici e valorizziamo i territori. FdI è d’accordo”. Anche il logo della regione sul paraurti
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La Lega di Matteo Salvini ha scovato la nuova frontiera dell’autonomia: la targa dell’auto. Non più soltanto un pezzo di lamiera con lettere e numeri, ma una carta d’identità territoriale in formato metallico. La proposta di legge, protocollata agli uffici di Montecitorio lo scorso 31 luglio, vuole infatti riportare sulle targhe dello Stivale la provincia, com’era fino al ‘94 e già che ci siamo aggiungere il simbolo della regione. Un po’ Amarcord di Fellini, un po’ autonomia stradale.

Il primo firmatario, Alessandro Giglio Vigna, 45 anni da Ivrea, presidente della commissione Affari Ue della Camera in quota Carroccio, non nasconde la vena sentimentale dell’iniziativa: “Sono un po’ nostalgico degli anni ‘90”, racconta a Repubblica, definendosi anche “nerd geografico”, smanettone social a caccia di chicche, traduce lui. “L’idea della proposta di legge mi è venuta in mente mentre guardavo la targa di una macchina francese”. Il motivo della riforma sarebbe nobile, almeno secondo lui: “Cos…

La Lega di Matteo Salvini ha scovato la nuova frontiera dell’autonomia: la targa dell’auto. Non più soltanto un pezzo di lamiera con lettere e numeri, ma una carta d’identità territoriale in formato metallico. La proposta di legge, protocollata agli uffici di Montecitorio lo scorso 31 luglio, vuole infatti riportare sulle targhe dello Stivale la provincia, com’era fino al ‘94 e già che ci siamo aggiungere il simbolo della regione. Un po’ Amarcord di Fellini, un po’ autonomia stradale.

Il primo firmatario, Alessandro Giglio Vigna, 45 anni da Ivrea, presidente della commissione Affari Ue della Camera in quota Carroccio, non nasconde la vena sentimentale dell’iniziativa: “Sono un po’ nostalgico degli anni ‘90”, racconta a Repubblica, definendosi anche “nerd geografico”, smanettone social a caccia di chicche, traduce lui. “L’idea della proposta di legge mi è venuta in mente mentre guardavo la targa di una macchina francese”. Il motivo della riforma sarebbe nobile, almeno secondo lui: “Così valorizziamo i territori”. Che poi un territorio abbia bisogno, per essere valorizzato, di essere stampato sul paraurti è questione che si potrebbe discutere. Ma la politica, si sa, vive anche di passioni minute.

Giglio Vigna esclude che l’idea sia frutto di colpi di sole. “Prevengo subito l’obiezione: so che molti ora diranno che noi parlamentari avremmo altre cose ben più serie di cui occuparci. Ma la sa una cosa? Per la stesura della pdl ho impiegato appena 30 minuti, insieme ai nostri uffici legislativi”. In trenta minuti, in Parlamento, si può evidentemente sfornare la riforma delle targhe; per le altre, occorre pazienza.

In effetti gli articoli della pdl sono 3. Si invoca appunto il “modello francese”, con l’obbligo di segnare “nella banda laterale destra” della targa “la bandiera della regione di immatricolazione e la sigla automobilistica della provincia”. Il ritorno della sigla provinciale, in teoria, era già stato deliberato una ventina d’anni fa, ma senza vincoli: facoltativo. E quasi nessuno del resto si premura di annotarlo al momento dell’acquisto del veicolo o del passaggio di proprietà.

Resta da capire se la targhetta provinciale riuscirà a vedere la luce prima della fine della legislatura. A spanne, manca un anno. Il Carroccio, però, è ottimista. “Tutto il gruppo Lega è convinto - dice il primo firmatario - ne ho parlato con il capogruppo Riccardo Molinari e con il presidente della commissione Trasporti, Salvatore Deidda di FdI. Vogliamo approvarla entro la fine del mandato”. Una priorità, dunque. Ma quanto costa ai contribuenti? “Zero - sostiene l’onorevole-nerd geografico - nessuno dovrà sostituire le targhe odierne, le motorizzazioni stamperebbero solo quelle nuove, obbligatoriamente con le due aggiunte”. Zero euro, dunque. Ma non si rischia di violare le direttive di Bruxelles? “Ma no – è sicuro il leghista – è già permesso in tanti paesi, dalla Francia, appunto, all’Austria. Tutto in regola. Quindi, perché no?”. Passasse davvero la riforma, quando saremo fermi nel traffico, sapremo con esattezza da dove veniamo. Quanto a dove stiamo andando, per fortuna, sulla targa non c’è scritto.

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