La palla, adesso, è nel campo del vicepresidente del Consiglio. I “nordisti” attendono: ci sarà una convocazione, un incontro, un chiarimento, prima di Pontida (20 settembre), dopo aver posto pubblicamente il problema della leadership? Il segretario federale fa intendere di sì, abboccamenti non ce ne sono ancora stati, ma l’impostazione di tutta la faccenda è molto distante. «Non è Salvini a concedere un possibile allargamento della guida della Lega, siamo noi a offrirgli una soluzione che comprenda anche lui», è la versione dietro le quinte dei critici. Attilio Fontana e Massimiliano Romeo si sono esposti in chiaro negli ultimi giorni, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga non ancora, ma tra loro il contatto è continuo. Oggi a Pinzolo, in Provincia di Trento, Matteo Salvini farà l’ormai consueto incontro in piazza di fine agosto che negli anni ha preso il posto dell’appuntamento ferragostano a Ponte di Legno. A fargli compagnia non ci sarà il presidente della provincia autonoma, Maurizio …
La palla, adesso, è nel campo del vicepresidente del Consiglio. I “nordisti” attendono: ci sarà una convocazione, un incontro, un chiarimento, prima di Pontida (20 settembre), dopo aver posto pubblicamente il problema della leadership? Il segretario federale fa intendere di sì, abboccamenti non ce ne sono ancora stati, ma l’impostazione di tutta la faccenda è molto distante. «Non è Salvini a concedere un possibile allargamento della guida della Lega, siamo noi a offrirgli una soluzione che comprenda anche lui», è la versione dietro le quinte dei critici. Attilio Fontana e Massimiliano Romeo si sono esposti in chiaro negli ultimi giorni, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga non ancora, ma tra loro il contatto è continuo. Oggi a Pinzolo, in Provincia di Trento, Matteo Salvini farà l’ormai consueto incontro in piazza di fine agosto che negli anni ha preso il posto dell’appuntamento ferragostano a Ponte di Legno. A fargli compagnia non ci sarà il presidente della provincia autonoma, Maurizio Fugatti, indiziato con gli altri di ribellismo. «Impegni familiari assunti in precedenza», è la formula di rito. Non è un bellissimo segnale, arriva il (fu?) “Capitano” e non ti fai vedere in pubblico con lui? Per scacciare ogni retropensiero altrui, ieri mattina i due hanno preso un caffè insieme e poi i comunicatori del Carroccio hanno diramato la nota dell’incontro «cordiale e amichevole» avvenuto «alla presenza del segretario trentino della Lega Diego Binelli, durante il quale si è parlato di numerose tematiche, tra cui Trentino, attività del governo, Lega, tesseramento e futuro».
Il clima però resta da guerra fredda, di sospetto e di attesa. La mini-contestazione di due giorni fa alla Versiliana dei “lealisti” contro il presidente della Lombardia e il capogruppo al Senato, con un fedelissimo di Salvini in missione come Eugenio Zoffili in platea a seguire e il cognato del segretario Tommaso Verdini (a dimostrazione dell’influenza della “famiglia” sul vicepremier) intento a scattare foto del pubblico pensando di non essere riconosciuto, rende l’idea di una frattura non semplice da ricomporre. «Poi siamo noi che vogliamo dividere il partito e distruggere la Lega…», aveva commentato a caldo Romeo. Ieri ha parlato Matteo Piantedosi, che però non è leghista, ma un ministro “d’area”, per così dire: «Quando Salvini è diventato segretario ha salvato un partito che era in crisi, garantendogli una centralità sul piano politico e di governo. Spiace che molti, che pure hanno beneficiato della sua leadership, sembrano essersene dimenticati senza peraltro proporre formule politiche particolarmente innovative», le sue parole all’Ansa. Dentro il partito invece c’è un’ampia area grigia che resta alla finestra ad osservare, senza esporsi, in attesa di capire qual è l’esito su cui scommettere: nella Lega dall’impronta “leninista”, ci si butta solo quando si è abbastanza certi del finale. Ma come in un lampo fu fatto fuori il fondatore Umberto Bossi, adulato per anni e poi scaricato nel giro di una notte, si capisce bene che neanche Salvini può sentirsi davvero al sicuro.
Se poi la scelta sarà quella dell’arroccamento in un partito che da statuto si definisce “Lega per Salvini premier”, allora ai “nordisti” non resterà che la scissione, e a nessuno sfugge il dialogo intrapreso negli ultimi mesi tra Zaia e Marina Berlusconi.