✕

E ora Piantedosi minimizza: “I dublinanti? Nessun problema”

(ansa)

Ascolta l'audio

Il ministro getta acqua sul fuoco: “A oggi solo tre ritorni”. Ma dall’avvio del nuovo meccanismo gli sbarchi sono stati 5.600
2 minuti di lettura

«Su cinquanta richieste ricevute tre persone si sono effettivamente presentate in Italia. Solo tre in due mesi. Se continua così una media di venti persone all’anno».

Gettare acqua sul fuoco di polemiche che definisce «sterili», minimizzare il rischio del potenziale arrivo di migliaia di dublinanti che mezza Europa sembra pronta a rimandare in Italia. È la mission concordata con Palazzo Chigi del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che, alle sette di sera, dopo una nuova giornata cominciata con l’annuncio di un altro Paese (l’Olanda) intenzionato a riavviare i trasferimenti dei migranti verso l’Italia, sceglie un’intervista all’Ansa per ridimensionare la portata dell’incubo dublinanti. Una minaccia evocata poche ore prima dalla premier Giorgia Meloni che aveva rivendicato come un successo l’aver impedito il ritorno in Italia degli 80.000 migranti che gli altri Paesi europei avevano chiesto di rimandare indietro negli ultimi tre anni. Adesso, invece, per il ministro dell’Interno la…

«Su cinquanta richieste ricevute tre persone si sono effettivamente presentate in Italia. Solo tre in due mesi. Se continua così una media di venti persone all’anno».

Gettare acqua sul fuoco di polemiche che definisce «sterili», minimizzare il rischio del potenziale arrivo di migliaia di dublinanti che mezza Europa sembra pronta a rimandare in Italia. È la mission concordata con Palazzo Chigi del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che, alle sette di sera, dopo una nuova giornata cominciata con l’annuncio di un altro Paese (l’Olanda) intenzionato a riavviare i trasferimenti dei migranti verso l’Italia, sceglie un’intervista all’Ansa per ridimensionare la portata dell’incubo dublinanti. Una minaccia evocata poche ore prima dalla premier Giorgia Meloni che aveva rivendicato come un successo l’aver impedito il ritorno in Italia degli 80.000 migranti che gli altri Paesi europei avevano chiesto di rimandare indietro negli ultimi tre anni. Adesso, invece, per il ministro dell’Interno la possibilità che i trasferimenti richiesti dagli altri Paesi europei si concretizzino nell’effettivo rientro dei richiedenti asilo intercettati oltre confine sembra residuale.

Parla di numeri esigui Piantedosi che dà per scontata l’interpretazione italiana delle nuove norme europee secondo cui i trasferimenti dei dublinanti vanno comunque valutati solo per coloro che sono approdati in Italia dopo il 12 giugno, da quando cioè è in vigore il nuovo Patto asilo e migrazione. Il ministro rivendica «sintonia» con i suoi omologhi europei, conferma un incontro con il collega tedesco per parlare anche della compensazione con i migranti portati in Italia dalle ong tedesche definite «pull factor» e annuncia una nuova riunione a settembre in Italia dei Paesi di primo approdo per «fare il punto della situazione».

Intanto si ricomincia, dice Piantedosi, dalle 50 nuove domande di trasferimento arrivate all’Italia negli ultimi due mesi. Che avrebbero prodotto l’effettivo rientro di sole tre persone. Cosa succederà da qui alla fine dell’anno con i 5.600 migranti sbarcati in Italia dopo il 12 giugno è tutto da vedere. Considerato che sette richieste di asilo su dieci vengono bocciate, ci sarebbero già 4.000 persone da rimpatriare subito, ma negli ultimi due mesi l’Italia ne ha rimandate a casa 1.600. E gli altri? Saremo in grado di tenerli fermi nelle zone di frontiera o nei Cpr in attesa di rimpatrio o continueremo a lasciarli andare via e la fabbrica dei dublinanti riprenderà a girare a pieno ritmo?

Intanto tutti tranquilli, il messaggio del ministro dell’Interno. E poi — ribadisce Piantedosi — «la reintroduzione dei controlli alla frontiera con la Spagna non ha alcuna attinenza con i possibili preannunciati rientri dei dublinanti in Italia. Sono questioni completamente distinte. Si può sostenere il contrario solo per strumentalizzare e fare un po’ di propaganda». Ma nei confronti della Spagna, «nazione sorella», l’Italia non sembra intenzionata a revocare prima del 31 agosto il provvedimento di sospensione di Schengen adottato dopo la crisi di Ceuta. Piantedosi parla di «oggettive condizioni di pericolo sul piano dell’immigrazione e della sicurezza che, purtroppo, sono ancora sotto gli occhi di tutti. È auspicio di tutti che al più presto vengano meno i motivi alla base del provvedimento».

Leggi i commenti