I giovani di Cl e i migranti: “Basta slogan dai politici, non ci sono ricette semplici”
dalla nostra inviata Conchita SanninoRIMINI – Nel solco tracciato dal Papa. O dalla parte della realpolitik? «Chi entra al Meeting esce per amare tutti, specie i più poveri». A scanso di equivoci, Matteo Zuppi, tornato ieri a Rimini a celebrare messa, rincara la dose col popolo di Cl. Sulle persone «da salvare» in mare. Sui fratelli «che vengono prima dei confini». Sui migranti che continuano ad annegare. Basta con quella «volgare polarizzazione».
E mentre, da Roma, il governo mostra ancora il pugno, con il sequestro e la multa alla Sea Watch, in Fiera i giovani ti restituiscono il bivio cui li conduce la parola del pontefice. Se ne stanno alla larga, dicono, dalla «propaganda rozza della destra», alcuni aggiungono «anche dalla retorica che ci mette la sinistra». I più anziani fanno, «con dolore» professione di pragmatismo. «Ma come si fa ad accoglierli tutti? Ha visto che impressione in Spagna?».
Non è un caso che il presidente della Cei punti proprio lì, cogliendo l’aria ancora di festa per Papa Leone. Che cita più vol…
RIMINI – Nel solco tracciato dal Papa. O dalla parte della realpolitik? «Chi entra al Meeting esce per amare tutti, specie i più poveri». A scanso di equivoci, Matteo Zuppi, tornato ieri a Rimini a celebrare messa, rincara la dose col popolo di Cl. Sulle persone «da salvare» in mare. Sui fratelli «che vengono prima dei confini». Sui migranti che continuano ad annegare. Basta con quella «volgare polarizzazione».
E mentre, da Roma, il governo mostra ancora il pugno, con il sequestro e la multa alla Sea Watch, in Fiera i giovani ti restituiscono il bivio cui li conduce la parola del pontefice. Se ne stanno alla larga, dicono, dalla «propaganda rozza della destra», alcuni aggiungono «anche dalla retorica che ci mette la sinistra». I più anziani fanno, «con dolore» professione di pragmatismo. «Ma come si fa ad accoglierli tutti? Ha visto che impressione in Spagna?».
Non è un caso che il presidente della Cei punti proprio lì, cogliendo l’aria ancora di festa per Papa Leone. Che cita più volte, abbracciando la platea del Meeting. «Questo movimento non è stato creato come enclave», e aggiunge a braccio: «Anzi abbiamo realizzato cos’è invece l’exclave, a Ceuta, e quanta sofferenza», dice in un soffio. A margine, torna sul monito del pontefice. Sui migranti, rimarca Zuppi, «occorre trovare tutte le soluzioni, ieri sono morte altre 15 persone nel Mediterraneo. Ma salvare tutti non significa che entrino tutti, come una certa stupida e volgare polarizzazione» vorrebbe. Significa «salvare tutti e poi bisogna trovare le idee, la regolarizzazione, per combattere l’illegalità con la legalità». Zuppi guarda alla complessità, inevasa dietro gli slogan. «Si tratta di scegliere un sistema che guardi al futuro. Non è soltanto una questione di “più figli, più futuro”. È anche: “più accoglienza e più futuro”».
La messa è finita, la pace costa fatica. E voi con chi state, sembra dire. Con i cori “Viva Leone” di un giorno. O con la responsabilità delle scelte?
«Io so che il Papa ci ha ridato la spinta: l’unica per un cristiano, per una condotta pienamente umana. Queste persone che bussano alle porte, alle coste, fuggono da drammi, infelicità, lo farei io, tu, il desiderio di realizzare la tua vita è più forte di tutto», ragiona Paolo Boiardi, 21 anni, studia Economia a Milano Bicocca. Ma è sincero: «Non si tratta di scelte semplici, io stesso faccio fatica. Sono stato rapinato due volte, a Milano e a Pavia, ed erano extracomunitari. So che non significa nulla, ma sono questi fattori ad essere usati dalla politica, dai media. Sta a noi avere la barra dritta; prima le persone, il Papa dice questo. Per esempio, non andrei mai dietro a Vannacci. Mi puzzano, ricette semplicistiche».
Andrés V. , ciellino da Madrid, laureato in Relazioni internazionali, è preoccupato invece di un’apertura incondizionata. «Ma non capiamo che purtroppo ci sono Paesi che usano i flussi contro l’Europa? Che dobbiamo imparare ad arginare il fenomeno?».
A qualche padiglione di distanza, Luca Battisti, di 23, laureando in Filosofia alla Statale, è uno di quelli che una mano la dà: «A Milano, ogni sabato, vado a fare il volontario alla Venkì School», è la scuola di italiano per i minori stranieri non accompagnati. «Lì ti accorgi subito di quanto la politica degli slogan, quella che litiga, non serve a niente. Questi migranti giovanissimi sono i più dimenticati: certo, delle istituzioni collaborano, ma non esiste un piano strutturale. Senti la destra e ti accorgi della chiusura che è sbagliata. Vai a sinistra e pensi che una vera proposta alternativa, intelligente, non c’è. E molti di questi ragazzi si perdono».
Luna El Maataoui, origini marocchine, ma cittadina italiana, guida i visitatori nell’affascinante mostra sul Libano. «Io sono ciellina e musulmana, anche se molto vicina al mondo cattolico. Il Papa ci ha messi sotto gli occhi la nostra responsabilità. E ho capito solo ora una cosa profonda che diceva un imam nel 1975: poiché in origine Dio è uno solo, poiché l’obiettivo è uno solo, l’uomo, noi non possiamo che stare insieme. Rinunciando a qualcosa. Ma sapendo che non c’è altra strada».