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Formigoni al Meeting di Rimini tra gelo dei vertici e sirene della politica: “Più vicino il ritorno”

Roberto Formigoni 

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L’ex governatore della Lombardia condannato per corruzione non passa inosservato tra gli stand della Fiera: “Meloni? Ha fatto bene all’inizio. Vannacci? Sopravvalutato”
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RIMINI – Di Meloni dice: “E’ stata brava i primi tre anni”. Da Vannacci prende le distanze. E da se stesso? “Vuol sapere se il mio ritorno in politica è più vicino? Ci sto riflettendo, non lo nego”. E con chi? “Al centro”. E senza imbarazzi? “Quale imbarazzo. Io non le ho fatte le cose per cui sono stato condannato. Ma rispetto il percorso della giustizia e ho pagato”.

Roberto Formigoni si vede ogni giorno al Meeting di Rimini. Fiero dei suoi 79 anni (portati con oggettiva nonchalance), a caccia di un altro giro, a dispetto delle cadute e dei fallimenti. Il “celeste” ora veste di nero (col solito vezzo dei motivi floreali) ma insomma c’è. Tra qualche saluto formale nei padiglioni, qualche stretta affettuosa e anche un bel po’ di gelo dei vertici. Sabato era nel settore invitati vip in Auditorium con il Papa. Ieri, in terza fila alla messa celebrata dal presidente Cei, Matteo Zuppi (e tuttavia a debita distanza sia dal presidente del Meeting, Bernhard Scholz, sia da uno storico politic…

RIMINI – Di Meloni dice: “E’ stata brava i primi tre anni”. Da Vannacci prende le distanze. E da se stesso? “Vuol sapere se il mio ritorno in politica è più vicino? Ci sto riflettendo, non lo nego”. E con chi? “Al centro”. E senza imbarazzi? “Quale imbarazzo. Io non le ho fatte le cose per cui sono stato condannato. Ma rispetto il percorso della giustizia e ho pagato”.

Roberto Formigoni si vede ogni giorno al Meeting di Rimini. Fiero dei suoi 79 anni (portati con oggettiva nonchalance), a caccia di un altro giro, a dispetto delle cadute e dei fallimenti. Il “celeste” ora veste di nero (col solito vezzo dei motivi floreali) ma insomma c’è. Tra qualche saluto formale nei padiglioni, qualche stretta affettuosa e anche un bel po’ di gelo dei vertici. Sabato era nel settore invitati vip in Auditorium con il Papa. Ieri, in terza fila alla messa celebrata dal presidente Cei, Matteo Zuppi (e tuttavia a debita distanza sia dal presidente del Meeting, Bernhard Scholz, sia da uno storico politico di Cl, Maurizio Lupi).

“Qui sono a casa. Ma guardi che non mi vogliono bene solo i ciellini, anche i milanesi”, se la racconta così Formigoni. Governatore della Lombardia per quasi un ventennio, travolto dalle inchieste che lo hanno condannato in via definitiva a 5 anni e 10 mesi per corruzione (accusa: beni di lusso, vacanze, varie utilità incassate in cambio di delibere regionali favorevoli ad alcuni poli della sanità regionale), a lungo è stato l’incarnazione della rete di potere, affari e relazione di Comunione e liberazione prima che arrivasse la stagione di “purificazione” conJulián Carrón, il teologo spagnolo che fu avvicendato da Papa Francesco nel 2021 e che, ancora oggi, è amatissimo dalla platea di Rimini (un boato d’affetto scoppiato anche sabato scorso, mentre è spuntato dagli schermi il suo abbraccio con Papa Leone XIV).

“Sono stato felice di ascoltare il Papa – dice Formigoni - Ho visto con i miei occhi il suo volto che si trasfigurava mentre scopriva la gioia del Meeting, l’enorme slancio che ha trovato qui. Più fendeva la folla, più si allargava questo suo sorriso. Non l’avevo mai visto così da vicino”. Dalle stelle al terreno, davvero sta facendo di tutto per tornare in campo? “Ci sto riflettendo, vediamo”, conferma a Repubblica, “ma non mi faccia fare un’intervista politica. Io resto saldamente uomo di centro, anche se nel centrodestra, non quella missina”. Quelli che non vanno alla commemorazione della strage di Bologna, ad esempio? “Beh, a una commemorazione di una strage di quella portata, non puoi non andare, come si fa, ma il tema è più largo”.

Di Giorgia Meloni, ovviamente, ha stima. Nonostante non sia tenero sull’ultimo tratto di strada. “Lei ha fatto bene i primi 3 anni. E’ stata intelligente, centrata. Ora incontra difficoltà, arrancano. Sia la vicenda Trump, e tutto il contesto internazionale, sia il dopo referendum. Insomma, ora è diverso…”. Non gli piace ovviamente neanche il generale di Fn, “è sopravvalutato” anche se le spine che porta sono reali, “se uno lo prende in coalizione, può guadagnare quei 2-3 punti, ma poi li perde tra i moderati. Onestamente non so se convenga”.

Il vero nodo però è in casa FI. Il partito dove è l’erede Marina a dettar legge, e a rifare i capigruppo. Le piace? La mano bascula nell’aria, il gesto dice “così così”, gli occhi rispondono no. Ed è davvero difficile immaginare un ritorno tra gli azzurri, seppur senior, tra politiche e amministrative a Milano. “Comunque a Milano mi vogliono bene, mi fermano in strada”. E la condanna definitiva, il carcere? “Ma io non ho commesso quei reati”. Anche se i giudici, dopo tre gradi, hanno affermato l’opposto. “Io rispetto la legge, ma quella fu persecuzione. Lo sa che me lo hanno scritto anche alcuni esponenti del Pd, che lo sanno che sono innocente?”. I nomi. “No, sono messaggi privati. E tali resteranno”.

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