Carlo Greppi, storico e saggista, lei come definirebbe, facendo collegamenti storici, il programma di Vannacci nel suo insieme?
«Orwelliano. È eugenetica sociale, voler disciplinare la realtà in ogni sua manifestazione secondo un’ideologia alquanto confusa. Un patchwork di estremismi di estrema destra che vuole stringere una tenaglia sulla società e normarne ogni aspetto. Tra l’altro, citando a caso vari pensatori».
Ci sono molti divieti: è l’Italia trasformata in una grande caserma?
«L’imprinting militarista, gerarchico e verticista è palese sin dalle origini di questo mostro politico, “mostro” in senso etimologico. Ripensando a Bobbio, è il non plus ultra del pensiero di destra portato all’estremo. Senza dimenticare l’insofferenza verso qualsiasi forma di dissenso e alterità, qualcosa che dovrebbe preoccupare chiunque si riconosca nel pensiero democratico».
Fa impressione il richiamo alla civiltà cristiana e cattolica e la dichiarazione secondo cui per duemila anni avrebbe garantito…
Carlo Greppi, storico e saggista, lei come definirebbe, facendo collegamenti storici, il programma di Vannacci nel suo insieme?
«Orwelliano. È eugenetica sociale, voler disciplinare la realtà in ogni sua manifestazione secondo un’ideologia alquanto confusa. Un patchwork di estremismi di estrema destra che vuole stringere una tenaglia sulla società e normarne ogni aspetto. Tra l’altro, citando a caso vari pensatori».
Ci sono molti divieti: è l’Italia trasformata in una grande caserma?
«L’imprinting militarista, gerarchico e verticista è palese sin dalle origini di questo mostro politico, “mostro” in senso etimologico. Ripensando a Bobbio, è il non plus ultra del pensiero di destra portato all’estremo. Senza dimenticare l’insofferenza verso qualsiasi forma di dissenso e alterità, qualcosa che dovrebbe preoccupare chiunque si riconosca nel pensiero democratico».
Fa impressione il richiamo alla civiltà cristiana e cattolica e la dichiarazione secondo cui per duemila anni avrebbe garantito tolleranza, senza alcun tentativo di convertire o sottomettere gli infedeli. Disattenzione storica? Negazionismo?
«C’è questa fusione mistificante di occidentalismo e cristianesimo, in cui si fa cherry picking ignorando secoli di dominio e colonialismo. Questo contromovimento reazionario racconta favolette sull’esperienza della presunta civiltà occidentale e cristiana».
Il continuo richiamo alla procreazione e alla fertilità si rifà direttamente al Ventennio?
«Sembrerebbe di sì. Ci sarebbe da capire che idea abbiano nel profondo delle donne, quasi ridotte a sfornare figli per la patria. Un tema che richiama l’idea antisemita e razzista del fascismo, l’ingegneria sociale per costruire una società omogenea».
Non suona paradossale che più ci si allontana dal Ventennio, più si rincorrano le idee di allora?
«Il grande dramma della contemporaneità è che il senso comune ha dimenticato cosa vuol dire vivere sotto un regime fascista, cosa significa perdere gradualmente o drasticamente diritti e libertà che noi oggi diamo per scontati. Loro puntano molto sull’idea che la stretta autoritaria possa risolvere con la bacchetta magica problemi che esistono, grazie all’ignoranza diffusa di chi non sa cosa possa significare cacciarsi in quelle mani. Se accetti il principio che qualcuno decida per te chi rientra nei canoni di ciò che è consentito o accettabile, non puoi mai sapere se questo principio poi ti tornerà indietro».
L’idea stessa di un generale che si propone come guida non di un corpo d’armata, ma del Paese, forse, è un programma in sé?
«Non ci si rende conto che un militare che scende in politica, per le esperienze che abbiamo avuto in Europa dal secondo dopoguerra in avanti, non può che essere una tragedia. Mi vengono in mente la Grecia dei colonnelli, le dittature militari del Sudamerica».
Il programma di Fn è compatibile con la Costituzione?
«No, e lo sanno benissimo, ma giocano a far parlare di sé con ghigni, disprezzo e provocazioni verso tutto ciò che è stato faticosamente conquistato dopo essere usciti dalle macerie del nazifascismo».