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Migranti, Linardi (Sea Watch): “Il Papa parla anche alle opposizioni, ora un’iniziativa forte”

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La portavoce della ong: “Nell’ultimo anno soggetti libici in mare, legittimati dal governo italiano, ci hanno sparato contro”
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Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch Italia, la strategia del Viminale è chiara. Alzare il tiro sulle ong, soprattutto tedesche, per utilizzarle come contrappeso nella querelle sui dublinanti.

«Ancora una volta le ong vengono utilizzate come capro espiatorio per mascherare la debolezza politica italiana. A soli due mesi dall’entrata in vigore del Patto Ue, è evidente la fragilità delle nuove regole europee: non esiste un vero meccanismo di solidarietà tra Stati, i governi aprono e chiudono i confini a piacimento e torna centrale la questione dei cosiddetti “dublinati”. Il dito contro le ong serve a nascondere il cortocircuito politico delle destre in Europa e l’isolamento italiano. I nazionalismi degli stati membri finiscono per farsi la guerra a colpi di chiusura dei confini. Così le politiche Ue appena adottate producono un’inevitabile effetto boomerang mostrando l’incompatibilità delle destre con la costruzione di un progetto europeo comune».

Domenica anche il Papa ha ribadito c…

Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch Italia, la strategia del Viminale è chiara. Alzare il tiro sulle ong, soprattutto tedesche, per utilizzarle come contrappeso nella querelle sui dublinanti.

«Ancora una volta le ong vengono utilizzate come capro espiatorio per mascherare la debolezza politica italiana. A soli due mesi dall’entrata in vigore del Patto Ue, è evidente la fragilità delle nuove regole europee: non esiste un vero meccanismo di solidarietà tra Stati, i governi aprono e chiudono i confini a piacimento e torna centrale la questione dei cosiddetti “dublinati”. Il dito contro le ong serve a nascondere il cortocircuito politico delle destre in Europa e l’isolamento italiano. I nazionalismi degli stati membri finiscono per farsi la guerra a colpi di chiusura dei confini. Così le politiche Ue appena adottate producono un’inevitabile effetto boomerang mostrando l’incompatibilità delle destre con la costruzione di un progetto europeo comune».

Domenica anche il Papa ha ribadito che prima viene la dignità delle persone e poi i confini. Ma questi richiami restano inascoltati in un’Europa che sembra unita solo per blindare i suoi confini.

«La protezione delle persone prima dei confini richiede un posizionamento e una presa d'iniziativa concreta e forte da parte delle opposizioni politiche. Non è pensabile evitare il tema migrazione nel timore che questo sottragga voti, mentre l’opera di demonizzazione e disinformazione messa in atto dal governo rischia di far saltare le fondamenta culturali e valoriali del Paese. La migrazione si lega a doppio filo con la lo sfruttamento delle fasce più deboli e del tasso crescente di povertà assoluta nel Paese. Ciò a fronte dell'oggettivo dato demografico che vede sempre più persone con origine straniera che nascono, vivono, crescono e sostengono il Paese, non é un fatto ignorabile».

Il nuovo fermo della vostra nave si basa sulla mancata collaborazione con le autorità libiche. Ma molte sentenze hanno escluso l’obbligo di collaborare con la guardia costiera libica.

«Sea-Watch rivendica la scelta di non coordinarsi con i libici. Il loro operato in mare non risponde al diritto internazionale e ne è ampiamente documentata la condotta violenta e la connivenza con le reti criminali di sfruttamento e abuso in Libia. Non possiamo riconoscere questi soggetti né legittimarne l’operato collaborando, significherebbe rendersi complici nella commissione di gravissimi crimini».

La justice fleet di cui Sea-Watch denuncia un aumento di comportamenti violenti dei libici. Cosa documentate?

«Inseguimenti, minacce e insulti sono ormai prassi, in diversi casi hanno anche aperto il fuoco contro le navi umanitarie. Questi episodi sono regolarmente riportati alle autorità competenti. Eppure non ci risulta che siano oggetto di denuncia e scrutinio, rivolta invece in maniera persecutoria verso la società civile. Questi comportamenti non possono essere legittimati dagli accordi con l’Italia».

Il governo per altro si appresta a ripartire con il blocco navale previsto dall’ultimo ddl immigrazione.

«Siamo dubbiosi sul fatto che il dispositivo del blocco navale sia applicabile. Si tratta di un escamotage da campagna elettorale usato come cavallo di battaglia alle ultime elezioni non a caso rispolverato adesso, a ridosso delle prossime».

La strategia di criminalizzazione delle ong rischia di far venire meno attorno a voi la solidarietà in Paesi come la Germania dove per anni il governo e la Chiesa vi hanno sostenuto?

«Non ci preoccupa il rischio di isolamento, dal momento che Sea-Watch ha rifiutato i finanziamenti governativi e si sostiene in forma indipendente dallo Stato tedesco con il supporto dei donatori. C’è altro che ci preoccupa».

Che cosa?

«La mancanza di una proposta solida e unita su scala nazionale ed europea contro l’avanzamento delle destre, il cui limite principale è l’accartocciarsi su se stesse piuttosto che l’esistenza di un fronte di opposizione politica e civile. Il diritto internazionale e i diritti umani sono diventati negoziabili. Il risultato ha un costo umano altissimo. Intanto la propaganda arriva a silenziare e normalizzare fatti gravissimi come il ritrovamento di 14 corpi senza vita in mare a ferragosto. I fatti di Ceuta e la contesa sui dublinanti mostrano la fragilità dell’architettura del nuovo Patto e il contrasto tra le destre europee che la demonizzazione della migrazione e delle ong non basteranno a nascondere».

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