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Migranti, le ong contro il governo: “Fa solo propaganda elettorale”

(reuters)

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La flotta umanitaria difende i tedeschi di Sea Watch dopo la multa e il fermo della nave: “Esiste il diritto al soccorso. Minacce e violenze dalla guardia costiera libica”
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«Restiamo uniti per i diritti umani in mare e per il diritto al soccorso. Non ci lasciamo intimidire e continueremo». La flotta umanitaria fa quadrato attorno alle ong tedesche nel mirino del Viminale. E dopo l’ennesimo provvedimento sanzionatorio che ha fermato per 45 giorni l’ammiraglia della Sea Watch, l’alleanza Justice Fleet (a cui aderiscono 13 organizzazioni umanitarie) rilancia le accuse contro la guardia costiera libica e contro i governi europei che scelgono di finanziare l’attività delle motovedette di Tripoli nonostante gli oltre settanta gravi atti di violenza (20 solo nel 2025) documentati negli ultimi dieci anni, tra cui attacchi armati contro i migranti e le navi di soccorso. Esattamente un anno fa la Ocean Viking veniva raggiunta da un centinaio di colpi di mitra. «L’attacco avrebbe dovuto segnare un punto di svolta — dice Valeria Taurino, direttrice di Sos Mediterranée — e invece nessun colpevole e un’escalation di minacce contro persone in mare e navi di soccorso».

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«Restiamo uniti per i diritti umani in mare e per il diritto al soccorso. Non ci lasciamo intimidire e continueremo». La flotta umanitaria fa quadrato attorno alle ong tedesche nel mirino del Viminale. E dopo l’ennesimo provvedimento sanzionatorio che ha fermato per 45 giorni l’ammiraglia della Sea Watch, l’alleanza Justice Fleet (a cui aderiscono 13 organizzazioni umanitarie) rilancia le accuse contro la guardia costiera libica e contro i governi europei che scelgono di finanziare l’attività delle motovedette di Tripoli nonostante gli oltre settanta gravi atti di violenza (20 solo nel 2025) documentati negli ultimi dieci anni, tra cui attacchi armati contro i migranti e le navi di soccorso. Esattamente un anno fa la Ocean Viking veniva raggiunta da un centinaio di colpi di mitra. «L’attacco avrebbe dovuto segnare un punto di svolta — dice Valeria Taurino, direttrice di Sos Mediterranée — e invece nessun colpevole e un’escalation di minacce contro persone in mare e navi di soccorso».

Inaccettabile e strumentale, dunque, secondo le Ong, che l’Italia continui a sanzionare e fermare le imbarcazioni umanitarie contestando il mancato coordinamento con la guardia costiera libica. E questo, sottolinea Lisa Bohm, portavoce dell’alleanza Justice Fleet, nonostante «negli ultimi anni i tribunali italiani hanno ripetutamente sottolineato il ruolo salvavita del soccorso civile in mare chiarendo che la cosiddetta guardia costiera libica non è attore legittimo del soccorso in mare». Quasi tutti i provvedimenti di fermo delle navi umanitarie (dieci solo nel 2026) vengono puntualmente annullati dai giudici a cui le ong fanno ricorso, ma solo diversi mesi dopo. E nel frattempo le navi restano ferme in porto sguarnendo il Mediterraneo di soccorsi in una delle stagioni più drammatiche per l’aumento delle morti in mare. L’ultima sentenza è di circa un mese fa, quando il tribunale di Chieti ha annullato il fermo di un’altra nave tedesca, la Humanity 1, approdata a dicembre a Ortona con 85 migranti. «Fermo illegittimo — secondo i giudici — perché non era possibile imporre al comandante l’obbligo di coordinarsi con le autorità della Libia», non ritenuto un porto sicuro.

Le ong scelgono di andare allo scontro politico con i governi europei protagonisti della querelle nata dall’annuncio della ripresa dei trasferimenti dei dublinanti verso i Paesi europei di primo approdo che ha evidenziato tutti i limiti del nuovo Patto Ue Asilo e migrazione.

La necessità di un «dibattito strategico tra i leader Ue sulla migrazione» è avvertita a Bruxelles che lo annuncia già per il prossimo Consiglio europeo di ottobre e il presidente Antonio Costa, alla vigilia del suo tour per le capitali europee, fa sapere che «cercherà di ascoltare e capire cosa si aspettano i leader dal dibattito di ottobre». E se, in attesa del bilaterale di settembre tra i ministri dell’Interno di Italia e Germania per risolvere la contesa sui dublinanti, Roma e Berlino ribadiscono l’assenza di ogni tensione, sono ancora le ong, questa volta in Germania, ad alzare il tiro contro il governo. «Un ministro dell’Interno tedesco non può farsi coinvolgere nel gioco politico di un governo italiano che si trova a pochi mesi dalle elezioni e vuole guadagnare consenso», accusa la portavoce tedesca di Sea-Watch, Giulia Messmer che aggiunge: «Appena quattro mesi fa il ministero dell’Interno tedesco ha innalzato il livello di sicurezza per il Mediterraneo centrale a causa degli attacchi contro persone in fuga e navi di soccorso. Ora non può avallare il fermo illegittimo della nostra nave e trasformare il salvataggio da una zona di pericolo in merce di scambio nei negoziati. Al contrario, Alexander Dobrindt deve chiarire per il Mediterraneo, così come per i confini tedeschi: il diritto internazionale vale per tutti, il diritto d’asilo non è negoziabile».

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