Un appello direttamente a Sergio Mattarella perché intervenga contro il programma politico di Roberto Vannacci. A promuoverlo è Massimo Arcangeli, linguista e fondatore del movimento “Tutti per una, l’Italia antifascista per tutti”, insieme a Christian Raimo, giuristi, avvocati, docenti, scrittori e rappresentanti di associazioni.
I firmatari chiedono al presidente della Repubblica di far sentire «la sua voce con la ferma condanna» dei contenuti della "base ideologica e programmatica" di Futuro Nazionale che, a loro giudizio configurano insieme «alle concrete condotte e alle recenti evidenze pubbliche» riconducibili al movimento, una «manifesta e sistematica violazione» della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, quella che vieta «sotto qualsiasi forma la riorganizzazione del disciolto partito fascista».
La petizione sarà poi pubblicata su Change.org per raccogliere adesioni. Arcangeli e gli altri firmatari contestano già le prime parti del programma di Futuro Nazi…
Un appello direttamente a Sergio Mattarella perché intervenga contro il programma politico di Roberto Vannacci. A promuoverlo è Massimo Arcangeli, linguista e fondatore del movimento “Tutti per una, l’Italia antifascista per tutti”, insieme a Christian Raimo, giuristi, avvocati, docenti, scrittori e rappresentanti di associazioni.
I firmatari chiedono al presidente della Repubblica di far sentire «la sua voce con la ferma condanna» dei contenuti della "base ideologica e programmatica" di Futuro Nazionale che, a loro giudizio configurano insieme «alle concrete condotte e alle recenti evidenze pubbliche» riconducibili al movimento, una «manifesta e sistematica violazione» della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, quella che vieta «sotto qualsiasi forma la riorganizzazione del disciolto partito fascista».
La petizione sarà poi pubblicata su Change.org per raccogliere adesioni. Arcangeli e gli altri firmatari contestano già le prime parti del programma di Futuro Nazionale, accusandole di voler cancellare «importanti conquiste sociali e civili», attaccare le minoranze, comprimere la libertà individuale e trasformare «in sudditi i cittadini e le cittadine italiane» in nome di uno Stato «etico», facendo dell’Italia «un paese militarizzato». Sotto accusa finiscono anche le proposte sull’immigrazione e la cittadinanza, l’abrogazione della legge Mancino e quella del nuovo reato di femminicidio, fino al «patriarcato mediterraneo» evocato nel programma.
Ma è con l’ultima parte della piattaforma di Fn che, secondo i promotori dell’appello, il disegno diventerebbe ancora più evidente. La petizione parla di una «restaurazione autoritaria e di smantellamento dello Stato di diritto» e sostiene che nelle proposte di Vannacci riemergano «i pilastri della dottrina fascista del Ventennio»: la demografia trasformata in «dovere di Stato», l’«inquadramento paramilitare della gioventù» attraverso l’educazione militare nelle scuole, la «cancellazione del diritto delle donne all’autodeterminazione e all’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza», l’abrogazione delle unioni civili e la «censura televisiva delle tematiche LGBTQIA+». Il paragone arriva fino al MinCulPop per le misure relative al controllo dell’informazione.
Nelle settimane scorse già il segretario della Camera del Lavoro della Cgil di Milano, Luca Stanzione, aveva detto senza mezzi termini che Futuro Nazionale era un movimento che si poneva fuori dal perimetro democratico e che, dunque, andava messo al bando.
Nel frattempo, però, le contestazioni al nuovo manifesto arrivano anche dall’interno del mondo di Futuro Nazionale. E questa volta il termine di paragone non è il fascismo, ma addirittura il 1864. Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, prende carta e penna contro quella che considera la deriva oscurantista impressa al progetto dai «cattivi consiglieri» del generale. Li chiama le «cornacchie nere» della politica. E il riferimento sembra cucito addosso a Lorenzo Gasperini, ideologo reazionario ed ex Lega, tra gli autori della parte del programma dedicata ai temi etici: quelli che suggeriscono che «per essere più riconoscibili bisogna essere più estremi» e che «per costruire il futuro occorre tornare indietro».
Sforzini cita il Sillabo di Pio IX, pubblicato proprio nel 1864, e rivendica un’altra genealogia politica: «Quella del Risorgimento, non della Restaurazione». «Il punto, dunque, non è essere “più a destra”. È capire quale destra», scrive. La sua è quella «liberale, risorgimentale, nazionale, occidentale», che può difendere la famiglia «senza entrare nelle camere da letto» e sostenere la natalità «senza istituire polizie morali». Una destra, aggiunge, che dovrebbe avere «l’ambizione di persuadere uomini liberi, non quella di educarli sotto tutela».L’affondo diventa politico quando Sforzini mette nel mirino i numerosi «divieti, prescrizioni morali e guerre di costume». E ancora: «Una forza politica nuova dovrebbe essere un porto nel quale arrivano navi diverse, non una sagrestia nella quale qualcuno controlla il certificato di ortodossia all’ingresso», scrive, immaginando una casa comune per «liberali e conservatori, libertari e sociali, cattolici e laici, federalisti e nazionalisti», anche capaci di dissentire su aborto e fine vita.
Il messaggio finale dal centro studi è rivolto soprattutto a Vannacci: «Un leader forte non ha bisogno di cortigiani: ha bisogno di persone abbastanza leali da dirgli anche ciò che non desidera sentirsi dire».Intanto online tornano a circolare vecchie clip di un intervento parlamentare di Laura Ravetto. All’epoca era ancora esponente di Forza Italia, Futuro Nazionale non esisteva e lei si felicitava per l’approvazione della legge sulle unioni civili. Ora che il partito di Vannacci ne propone l’abrogazione, la domanda corre sui social: Ravetto smentirà la sé stessa di allora?Per Arcangeli il programma guarda al Ventennio. Per Sforzini, invece, le «cornacchie nere» continuano a indicare ostinatamente il 1864. In entrambi i casi, la direzione contestata è la stessa: parecchio indietro, più che Futuro nazionale pare Passato nazionale.