CERVETERI (ROMA) – Sera d’estate. Parco della Legnara. «Vi aspetto qui», aveva dato appuntamento al suo pubblico Sigfrido Ranucci sui social. Lui si presenta sul palco alle 18,30, col sole ancora alto. Camicia bianca, jeans, Clarks. Mentre prova lo avviciniamo. Accetterà mai una ricollocazione in Rai? «No», risponde. «Posso accettare solo una cosa che sia meglio di Report, la migliore trasmissione nella storia della tv». E allora è difficile. «Sì, non c’è niente di meglio». Poi domanda: «Ha visto questa storia che potrei dirigere la Scuola di giornalismo della Rai di Perugia. Ma come? Da un lato mi fanno fuori, con la scusa che ho perso autorevolezza, e poi mi mettono a dirigere la scuola che dovrebbe formare i futuri Ranucci. E una volta formati cento Ranucci non li fai lavorare, no? Che ipocrisia!». Uno dell’organizzazione lo abbraccia: «Come stai, Sigfrido?» «Sono stanco. Non ho mai staccato».
Ranucci torna da noi. «Chi mai avrà il coraggio di fare Report così come va fatto? Nessun…
CERVETERI (ROMA) – Sera d’estate. Parco della Legnara. «Vi aspetto qui», aveva dato appuntamento al suo pubblico Sigfrido Ranucci sui social. Lui si presenta sul palco alle 18,30, col sole ancora alto. Camicia bianca, jeans, Clarks. Mentre prova lo avviciniamo. Accetterà mai una ricollocazione in Rai? «No», risponde. «Posso accettare solo una cosa che sia meglio di Report, la migliore trasmissione nella storia della tv». E allora è difficile. «Sì, non c’è niente di meglio». Poi domanda: «Ha visto questa storia che potrei dirigere la Scuola di giornalismo della Rai di Perugia. Ma come? Da un lato mi fanno fuori, con la scusa che ho perso autorevolezza, e poi mi mettono a dirigere la scuola che dovrebbe formare i futuri Ranucci. E una volta formati cento Ranucci non li fai lavorare, no? Che ipocrisia!». Uno dell’organizzazione lo abbraccia: «Come stai, Sigfrido?» «Sono stanco. Non ho mai staccato».
Ranucci torna da noi. «Chi mai avrà il coraggio di fare Report così come va fatto? Nessuno più dopo questa storia. È una character assassination. Ho contato duemila e ottocento articoli contro di me. Mi hanno dato persino dell’omofobo e del predatore sessuale. La verità è che ci pensavano da sempre, questi della destra, a mandarmi via. Sin dal loro avvento al potere. Nel 2022 avevano proposto ad Emiliano Fittipaldi, il direttore del Domani, di sostituirmi. Ma lui ha detto di no. Ora hanno ucciso il Tg3. Sono l’ultimo della storica redazione, dopo l’uscita di Federica Sciarelli. Volevano spegnerne la voce, ci stanno riuscendo. Una cosa che è incredibile è che nella stessa Rai ci sono trasmissioni che mi attaccano. Attaccano un collega che sta lì da 35 anni. Salvo Sottile su Facebook pubblica un post al giorno contro di me. E nessuno dice niente».
Il popolo di Sigfrido ha raccolto l’appello. In 800 riempiranno, a partire dalle 21,30, il parco odoroso di pini. Quaranta file esaurite. Un biglietto poltronissima costa 25 euro. Lo spettacolo, un monologo teatrale, si chiama “Diario di un trapezista. Cronache di resilienza di un reporter”. Nel quale – dice la pubblicità – Ranucci svela il suo lato più intimo, raccontando il dietro le quinte del suo lavoro di reporter, i suoi scoop. Ci sono date programmate fino a metà dell’anno prossimo in tutt’Italia. «Questo potrebbe essere il mio ultimo spettacolo da conduttore di Report». «Noo», gli urlano dalla folla. «Non mollare». Ogni reporter di fama ormai ha anche il suo spettacolo, e Ranucci non fa eccezione. Ma con che stato d’animo recita ora che la sua vita si è fatta scena?
È protagonista del grande romanzo d’estate. Una vicenda che sembra semplice, ma come sempre avviene in Italia in realtà è complicatissima. Con risvolti al limite dell’incredibile e un movente che nessuno sceneggiatore inserirebbe mai nella trama. Drammatica e grottesca questa storia pone delicate questioni. Quanto vale la libertà di stampa in Italia? E fino a che punto può spingersi il giornalista d’inchiesta nella vicinanza alle fonti? «Purtroppo il giornalismo d’inchiesta è morto. Se uno legge le carte capisce che questa storia del sondaggio, promosso da un uomo storicamente vicino al centrodestra, per testare me come candidato del centrosinistra, che gli aveva detto di no, è assurda. Ma tutto qui è incredibile». Si riferisce al movente? «Non solo a quello. A tutto».
In quel momento Ranucci è come se smettesse i panni del personaggio. Scuote la testa. «Incredibile», ripete. «Ai tempi della cacciata di Michele Santoro ci fu una mobilitazione più grande». Ora sono le 20,30. Nel buio Ranucci torna a parlare. «Io non sono puro. Sono abituato a guardare le grandi città, le più belle città, dalle grate di un tombino perché faccio questo mestiere. Le cene con Lavitola? Se potessi andare a cena con Riina, io ci andrei». Dice che riceve molta solidarietà clandestina. «Ho la coscienza a posto, non ho avuto sponsor politici, ho fatto la mia strada grazie a Roberto Morrione e Milena Gabanelli, sono il giornalista più premiato della Rai, passato indenne a 240 atti di citazioni e querele, in tutto questo mettendo a repentaglio la mia vita, dei miei cari e quella dei miei inviati». È vero che la sua redazione è divisa? «Non è importante la lealtà nei miei confronti, ma nei confronti del pubblico, e della trasmissione». Nega che i colleghi gli hanno chiesto di fare un passo indietro. C’è ancora spazio per una sua permanenza a Report? «Non credo sia questa l’intenzione. E uno spostamento sarebbe un tornare indietro» Cosa potrebbe accettare? «Forse uno spostamento informativo dentro Sanremo. La vedo dura». Ride amaro.