Lia Quartapelle, deputata del Pd, si fa ma non si dice: il governo autorizza un nuovo pacchetto di aiuti all’Ucraina ma si parla solo di generatori elettrici. Perché?
«Meloni in questi anni ha fatto una cosa giusta: sostenere l’Ucraina. Ma la sua capacità di leadership su questo tema si sta molto affievolendo. Questo pacchetto arriva con grande ritardo, c’è ancora mistero e nessuna volontà di spiegare ai cittadini italiani che cosa stiamo mandando. Sarebbe invece facile farlo: ogni giorno vediamo civili ucraini morire sotto le bombe russe anche per l’assenza di missili intercettori e di un’adeguata difesa aerea».
Quanto pesa l’opposizione di destra di Vannacci, molto schierato contro l’invio di armi?
«Molto, su un terreno sul quale la leadership di Meloni era stata riconosciuta internamente e internazionalmente. Cerca di salvare capra e cavoli: teme Vannacci e contemporaneamente prova a dare una mano a una Lega chiaramente in difficoltà. Così, come non aveva mai fatto su questo tema, …
Lia Quartapelle, deputata del Pd, si fa ma non si dice: il governo autorizza un nuovo pacchetto di aiuti all’Ucraina ma si parla solo di generatori elettrici. Perché?
«Meloni in questi anni ha fatto una cosa giusta: sostenere l’Ucraina. Ma la sua capacità di leadership su questo tema si sta molto affievolendo. Questo pacchetto arriva con grande ritardo, c’è ancora mistero e nessuna volontà di spiegare ai cittadini italiani che cosa stiamo mandando. Sarebbe invece facile farlo: ogni giorno vediamo civili ucraini morire sotto le bombe russe anche per l’assenza di missili intercettori e di un’adeguata difesa aerea».
Quanto pesa l’opposizione di destra di Vannacci, molto schierato contro l’invio di armi?
«Molto, su un terreno sul quale la leadership di Meloni era stata riconosciuta internamente e internazionalmente. Cerca di salvare capra e cavoli: teme Vannacci e contemporaneamente prova a dare una mano a una Lega chiaramente in difficoltà. Così, come non aveva mai fatto su questo tema, fa prevalere le questioni di politica interna. Ma un leader non si comporta così: fa quello che ritiene giusto per il Paese e per i principi in cui crede. La diminuzione del sostegno all’Ucraina nell’opinione pubblica va di pari passo con la minore chiarezza su ciò che facciamo e sulle ragioni per cui lo facciamo».
La segretezza delle armi che inviano non è un vulnus?
«Lo penso da tempo. Stiamo parlando di questioni fondanti per la sicurezza del nostro continente: serve maggiore trasparenza. La segretezza dovrebbe essere accantonata in favore di un principio di accountability democratica. Se i cittadini sapessero che cosa mandiamo e a che cosa serve, credo che il sostegno agli aiuti militari tornerebbe a crescere: stiamo inviando equipaggiamento difensivo per proteggere un Paese aggredito e da anni sotto le bombe».
C’è poi il tema dei “volenterosi”. L’Italia sembra mantenere una posizione marginale.
«In questi mesi il governo ha evitato diverse occasioni di iniziativa comune, dal programma Purl di acquisti alle esercitazioni dei volenterosi. Abbiamo scansato occasioni per agire insieme agli altri Paesi, sia per proteggere l’Ucraina sia per approfondire la cooperazione europea sulla difesa. Il governo resta lacerato tra l’idea di una sovranità muscolare e la consapevolezza che oggi la sicurezza italiana passa dalla costruzione di una vera sicurezza europea. Meloni questo dilemma non riesce a scioglierlo».
La destra rivendica di aver sempre votato compatta. Nel centrosinistra le differenze restano. Come si risolvono?
«Il Pd non è mai venuto meno sul tema. Ma non nascondo il problema generale: il sostegno all’Ucraina dovrebbe essere la prima questione da affrontare sul programma. Partirei da una domanda molto semplice: vogliamo davvero seguire di populisti come Viktor Orbán o Robert Fico smettendo di aiutare gli ucraini?».