«La Difesa sta elaborando un altro pacchetto e, naturalmente, prima dell’invio si passerà attraverso il Copasir com’è sempre accaduto. I tempi saranno abbastanza rapidi». Così il ministro degli esteri Antonio Tajani ha confermato che a breve arriverà il tredicesimo “decreto Aiuti” per Kiev, che, come ha rivelato ieri Repubblica, conterrà batterie contraeree Samp-T nella versione NG in grado di abbattere missili balistici, intercettori Aster e radar. Sistemi protettivi di produzione italo francese, che saranno inseriti in un decreto interministeriale per bypassare i malumori della Lega. Per gli Aster 30 NIBT di nuova generazione agli ucraini sarà fornita anche la licenza per la produzione, per renderli autonomi.
Il tema degli aiuti divide da sempre la maggioranza e l’ir…
«La Difesa sta elaborando un altro pacchetto e, naturalmente, prima dell’invio si passerà attraverso il Copasir com’è sempre accaduto. I tempi saranno abbastanza rapidi». Così il ministro degli esteri Antonio Tajani ha confermato che a breve arriverà il tredicesimo “decreto Aiuti” per Kiev, che, come ha rivelato ieri Repubblica, conterrà batterie contraeree Samp-T nella versione NG in grado di abbattere missili balistici, intercettori Aster e radar. Sistemi protettivi di produzione italo francese, che saranno inseriti in un decreto interministeriale per bypassare i malumori della Lega. Per gli Aster 30 NIBT di nuova generazione agli ucraini sarà fornita anche la licenza per la produzione, per renderli autonomi.
Armi a Kiev, Vannacci: “Le mandano senza dirlo”. Crosetto: “Straparla”. Tajani: “Presto nuovi invii”
Il tema degli aiuti divide da sempre la maggioranza e l’irruzione di Roberto Vannacci ha ulteriormente scosso gli equilibri. «Le armi le mandano. Agli italiani non lo dicono», ha subito acceso la miccia della polemica il leader di Futuro Nazionale, contrario alla prosecuzione del sostegno militare all’Ucraina. L’accusa del generale sul «decreto secretato» nasce dal fatto che ufficialmente il governo in questi mesi ha insistito — proprio per mascherare le frizioni interne sul sostegno a Zelensky — sull’invio dei generatori elettrici. Da palazzo Chigi dicono che in realtà non c’è alcun segreto, in questo caso, come in quelli passati, il contenuto verrà infatti inserito in un decreto che passerà al vaglio del Copasir, il Comitato parlamentare che controlla l’operato dell’intelligence. È così dai tempi di Draghi premier.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha quindi replicato al generale: «Questo è stato sempre il percorso definito e seguito da ogni governo fino ad oggi. In piena e assoluta trasparenza, come è giusto che sia, e solo dopo la piena e regolare autorizzazione parlamentare preventiva, ad ogni inizio anno». Il ministro ricorda che «la disponibilità offerta, con francesi ed inglesi, di fornire all’Ucraina la tecnologia per costruirsi, da soli, una difesa aerea, non è una novità ed è stata una scelta di buonsenso. Mi colpisce, però, che si parli con tanto livore. E persino nella settimana in cui Putin ha rifiutato un’offerta di pace concreta e seria di Zelensky che poteva ancora una volta porre fine al conflitto e da subito. E mi stupisce ancora di più che non si sia compresa la gravità della situazione in corso». «Il nostro è un sostegno variegato», l’ha definito Tajani.
La presa di posizione però non ha convinto le forze di opposizione. La richiesta principale che arriva da M5s, Avs e + Europa è che palazzo Chigi chiarisca pubblicamente contenuti e finalità degli aiuti a Kiev. «Il ministro Crosetto dice da mesi che l’Italia è scoperta in caso di eventuali attacchi ma a quanto pare il suo governo è intenzionato a fornire armamenti all’Ucraina», ha attaccato l’M5S Francesco Silvestri. Daniela Ruffini di Azione e e Benedetto della Vedova di Più Europa chiedono che il governo riferisca direttamente in Parlamento. Riccardo Magi, il segretario di Più Europa, parla «di una buona notizia per il Paese ma anche di una pessima figura per Giorgia Meloni, che deve farlo di nascosto per non urtare Salvini e soprattutto Vannacci. Il sostegno all’Ucraina non può essere recalcitrante ma dev’essere pieno e soprattutto deve essere rivendicato politicamente, anche alla luce del niet di Mosca al piano di pace proposto dall’Ucraina».
C’è poi il nodo dei fondi Safe. Tajani ha anche confermato che l’Italia chiederà il prestito di 8,9 miliardi — la dotazione Ue per finanziare investimenti nel settore della difesa — ma ha assicurato che saranno utilizzati pure nella sanità e nel sociale. La Lega, da sempre contraria, storce il naso. Glielo sconsiglio, ha polemizzato il senatore Claudio Borghi. Contrario il leader M5S Giuseppe Conte: «Come per incanto il coraggio al governo solo quando si parla di soldi per le armi: a chiedere quasi 9 miliardi ci hanno messo un attimo, senza farsi troppi problemi e in barba alle vere necessità di famiglie e imprese».