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Economia e aiuti alle famiglie: Schlein riparte dalle feste del Pd

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La leader oggi nel Mantovano e a Crema, poi Genova fino alla chiusura a Reggio Emilia. Verso la proroga della sua segreteria in scadenza a marzo ‘27. Bonelli: un partigiano ai gazebo
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Un lungo tour per feste dell’Unità, da quelle più piccole (come a Crema, oggi) a quelle maggiori (vedi Genova, il 1° settembre, ma non Torino e Milano, dove comunque il partito ha un buon radicamento), per arrivare all’appuntamento finale di Reggio Emilia, la festa nazionale, il 13 settembre. Dopo un agosto di riposo, interventi pubblici centellinati e gelosa cura della privacy, Elly Schlein riparte dalla base del Pd e dai temi economici per incalzare il governo: vedi le promesse mancate di Giorgia Meloni sugli asili nido, il caro carburanti e la proposta di tassazione degli extraprofitti.

Di sfondo c’è tutto il tema più politicista forse, ma cruciale, per arrivare alle prossime Politiche con un fronte progressista unito e un programma di governo condiviso. La segretaria del Pd non intende procedere con accelerazioni o strappi, sia dentro il partito che nella coalizione. La linea non cambia: sì alle primarie, oppure diventa premier — se le elezioni andranno bene per i progressisti — i…

Un lungo tour per feste dell’Unità, da quelle più piccole (come a Crema, oggi) a quelle maggiori (vedi Genova, il 1° settembre, ma non Torino e Milano, dove comunque il partito ha un buon radicamento), per arrivare all’appuntamento finale di Reggio Emilia, la festa nazionale, il 13 settembre. Dopo un agosto di riposo, interventi pubblici centellinati e gelosa cura della privacy, Elly Schlein riparte dalla base del Pd e dai temi economici per incalzare il governo: vedi le promesse mancate di Giorgia Meloni sugli asili nido, il caro carburanti e la proposta di tassazione degli extraprofitti.

Di sfondo c’è tutto il tema più politicista forse, ma cruciale, per arrivare alle prossime Politiche con un fronte progressista unito e un programma di governo condiviso. La segretaria del Pd non intende procedere con accelerazioni o strappi, sia dentro il partito che nella coalizione. La linea non cambia: sì alle primarie, oppure diventa premier — se le elezioni andranno bene per i progressisti — il leader del partito con più voti nelle urne. In ordine di gradimento. «Fa bene Schlein in questo momento a non buttarsi nella mischia in cui la vogliono tirare e invece portare avanti delle proposte di alternativa vera», la sostiene il sindaco di Bologna, Matteo Lepore. E il responsabile organizzazione Pd, Igor Taruffi, aggiunge: «Non dobbiamo avere paura del nostro popolo», perché le primarie «sono uno strumento di partecipazione. È importante anche per lanciare la campagna vera».

Ma che nel Pd i dubbi sulle primarie siano sempre maggiori è ormai noto: la sfida eventuale tra la segretaria, il presidente del M5S Giuseppe Conte e magari la sindaca di Genova Silvia Salis sarebbe magari appassionante, ma anche dilaniante, facendo perdere di vista l’obiettivo principale, cioè battere la destra. Più che una festa di partecipazione, una resa dei conti dentro un centrosinistra senza ancora un perimetro definito e alcuni punti chiave programmatici da chiarire. Una direzione del partito per discuterne apertamente ci sarà probabilmente a settembre, quando fra le altre cose dovrebbe aprirsi il percorso congressuale (il mandato di Schlein scade dopo quattro anni, quindi a marzo 2027); in realtà si andrà verso una proroga, visto la coincidenza elettorale. Dal Nazareno fanno notare, ed è vero, che è la prima volta da quando è stato fondato il Pd che un segretario arriva al termine del mandato.

In questo confronto interno al centrosinistra si inserisce il grande punto interrogativo della legge elettorale. La proposta di riforma voluta dalla presidente del Consiglio prevederebbe l’indicazione di un candidato premier e il Pd vuole dare battaglia, facendo emergere le contraddizioni interne al centrodestra, che a luglio andò sotto alla Camera, rischiando di far cadere il governo. Una legge che «è un tranello — spiega all’Aria che tira il rossoverde Angelo Bonelli (Avs) — e racconta la volontà di trascinarci verso il presidenzialismo. Le primarie non sono il diavolo, ma devono essere precedute dall’intesa programmatica. E se si faranno, candidiamo un partigiano o il presidente di uno dei comitati dei familiari delle vittime delle stragi fasciste. Ricorderebbe che la nostra democrazia nasce dalla Resistenza». Suggestioni, per ora. «Si potrà parlare con cognizione di causa quando sarà chiaro il metodo elettorale», ripetono dai vertici dem. Incertezze che non hanno nel M5S, mobilitato da settimane per tirare la volata a Conte. È stato reso pubblico sul sito il luogo della due giorni milanese, il 19 e 20 settembre, cioè il grattacielo del World Join Center, per la definizione delle proposte della base per “costruire insieme le priorità del futuro governo progressista”.

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