Un dentista alle emergenze pandemiche, Pd all’attacco: “Superato il limite di decenza istituzionale”
di Michele BocciIl Pd va all’attacco su Carlo Monti, l’odontoiatra (non più iscritto all’Ordine) fedelissimo FdI destinato a guidare la direzione generale delle emergenze del ministero alla Salute. “La tutela della salute degli italiani dovrebbe essere il terreno sul quale competenza, scienza e responsabilità vengono prima di qualsiasi appartenenza politica. Con il governo Meloni sta accadendo il contrario”, dice il presidente dei senatori dem Francesco Boccia. “Se confermata, la scelta di Carlo Monti supererebbe ogni limite di decenza istituzionale”.
“Schillaci chiarisca”
Boccia ricorda l’importanza della struttura per prevenire e affrontare i problemi legati alle malattie infettive. “Là dove servirebbero indiscutibili competenze scientifiche e sanitarie specialistiche, si sceglierebbe un odontoiatra, vicino alla destra, che si cancellò dal proprio Ordine professionale proprio nel febbraio 2022, durante la stagione dell’obbligo vaccinale per i sanitari. Non è più possibile considerare episodi come q…
Il Pd va all’attacco su Carlo Monti, l’odontoiatra (non più iscritto all’Ordine) fedelissimo FdI destinato a guidare la direzione generale delle emergenze del ministero alla Salute. “La tutela della salute degli italiani dovrebbe essere il terreno sul quale competenza, scienza e responsabilità vengono prima di qualsiasi appartenenza politica. Con il governo Meloni sta accadendo il contrario”, dice il presidente dei senatori dem Francesco Boccia. “Se confermata, la scelta di Carlo Monti supererebbe ogni limite di decenza istituzionale”.
“Schillaci chiarisca”
Boccia ricorda l’importanza della struttura per prevenire e affrontare i problemi legati alle malattie infettive. “Là dove servirebbero indiscutibili competenze scientifiche e sanitarie specialistiche, si sceglierebbe un odontoiatra, vicino alla destra, che si cancellò dal proprio Ordine professionale proprio nel febbraio 2022, durante la stagione dell’obbligo vaccinale per i sanitari. Non è più possibile considerare episodi come questo separatamente da quello che vediamo da anni”. Boccia dice che si aspetta “immediati chiarimenti dal ministro Orazio Schillaci. E, se le indiscrezioni fossero confermate, chiediamo che questa scelta venga fermata. Con la salute delle persone non si gioca e le istituzioni sanitarie non possono diventare il terreno sul quale sistemare appartenenze e fedeltà politiche”.
La storia di Monti
L’interpello al quale si è candidato Monti è chiuso, nei prossimi giorni verrà istituita la commissione che deciderà. Una storia che risale ai tempi di Colle Oppio, Monti è stato vicino a Fabio Rampelli e negli anni ha avuto svariati incarichi, tra Croce Rossa, Ipa (istituto previdenziale dei dipendenti di Roma Capitale, che non esiste più) e è arrivato al ministero guidato da Orazio Schillaci. A inizio anno era stato nominato capo dell’Hta di Aifa, ruolo super tecnico (e ben diverso dalla prevenzione), che ha subito rifiutato.
“Il metodo delle nomine di partito”
"Se le notizie di stampa fossero confermate – commenta Marina Sereni, responsabile sanità del Pd riferendosi all’articolo uscito ieri su Repubblica - starebbe per consumarsi l'ennesimo scempio al ministero della salute. Ma quando smetterà il governo meloni di preoccuparsi solo delle poltrone e si metterà a lavorare a favore della salute dei cittadini?”. Ylenia Zambito, senatrice Pd parla di “scelta incomprensibile e molto preoccupante. Stiamo parlando di una struttura strategica per la sicurezza sanitaria del Paese, che deve occuparsi di epidemie, prevenzione e preparazione alle emergenze. Un incarico di questa delicatezza richiede competenze specialistiche solide e un profilo al di sopra di ogni possibile dubbio”. Rincara la dose Ileina Malavasi, capogruppo Pd in Commissione Affari sociali alla Camera: “Altro che lotta all’amichettismo: questo esecutivo ha fatto delle nomine di partito il proprio metodo di governo, anche quando in gioco c’è la sicurezza sanitaria del Paese. Giorgia Meloni ha costruito parte della propria narrazione politica sulla promessa di combattere l’amichettismo delle nomine pubbliche. Quattro anni dopo, quella promessa si è capovolta: conta la vicinanza al partito, non il curriculum. Sarebbe importante che Schillaci chiarisse i criteri con cui si stanno assegnando ruoli decisivi per la salute degli italiani”.