ROMA – Il dibattito è aperto. Primarie sì o no? L’intervento di Francesco Piccolo ieri su Repubblica («Non fatemi votare per quella sciagura delle primarie») ha colto il sentimento (e le paure) di tanti elettori del centrosinistra. Tra i primi reagire il deputato Marco Furfaro, membro della segreteria del Pd: «Le primarie non sono un contest come X Factor, ma un grande esempio di partecipazione. Se avremo necessità di farle le faremo, e saranno una grande operazione non di scontro ma di mobilitazione collettiva». Prima bisogna capire con che legge elettorale si voterà, ricorda Furfaro. «A quel punto sceglieremo se il candidato o la candidata della coalizione dovrà essere scelto con il metodo delle primarie o con un altro criterio». Lia Quartapelle, deputata di area riformista, si dice favorevole. «Le primarie non sono un fatto strumentale da usare per risolvere i problemi dei partiti e delle coalizioni: laddove non si accordano i leader allora si fa scegliere i cittadini. Non è questo…
ROMA – Il dibattito è aperto. Primarie sì o no? L’intervento di Francesco Piccolo ieri su Repubblica («Non fatemi votare per quella sciagura delle primarie») ha colto il sentimento (e le paure) di tanti elettori del centrosinistra. Tra i primi reagire il deputato Marco Furfaro, membro della segreteria del Pd: «Le primarie non sono un contest come X Factor, ma un grande esempio di partecipazione. Se avremo necessità di farle le faremo, e saranno una grande operazione non di scontro ma di mobilitazione collettiva». Prima bisogna capire con che legge elettorale si voterà, ricorda Furfaro. «A quel punto sceglieremo se il candidato o la candidata della coalizione dovrà essere scelto con il metodo delle primarie o con un altro criterio». Lia Quartapelle, deputata di area riformista, si dice favorevole. «Le primarie non sono un fatto strumentale da usare per risolvere i problemi dei partiti e delle coalizioni: laddove non si accordano i leader allora si fa scegliere i cittadini. Non è questo. Nascono da una riflessione profonda sul senso della democrazia, in un momento in cui si fa sempre più strada il concetto per cui la complessità sia da rigettare, mentre vale il principio del più forte e di chi comanda». Favorevole pure Filippo Sensi, che mette in guardia «contro l’antica vocazione della sinistra a farsi male». Poi ricorda che «la politica è uno sport di contatto. E non è arrotondando gli spigoli che se ne esce integri».
Interviene pure il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, che propone: «Si va al voto e il segretario del partito che prende più voti è di fatto il candidato premier». La discussione in corso invece «è uno dei casi più significativi di demenzialità politica. Negli Usa si svolgono all’interno dello stesso partito, mentre in Italia si ipotizzano primarie aperte a tutte le forze della coalizione, senza vincolo, senza regole. Ci aspetta un anno di psicodramma». Contraria anche la consigliere comunale del Pd a Bologna, Cristina Ceretti.
Pd e M5S ci stanno imbrogliando, ha scritto Piccolo. «Le primarie sono l’errore più grande che si possa fare. Alla fine si faranno col rischio che chi perde debba poi accettare idee contro le quali ha votato e sostenere quello che sarà diventato, paradossalmente, un avversario più vicino degli altri».